Come si giudica la birra in un concorso

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25/11/2016 di movimentobirra

 

giudicare1Da qualche anno i concorsi birrari – intendo quelli per birre “commerciali” – si sono moltiplicati, in Italia e all’estero: alcune birrerie li snobbano sdegnosamente, altre non perdono alcuna occasione per rinfoltire il carniere di premi: in ogni caso i concori suscitano sempre interesse –  e anche, talvolta, qualche polemica…

Nell’ambito di Beer Attraction, e proprio in concomitanza col piu’ significativo concorso italiano (Birra dell’Anno), MoBI ha organizzato una conferenza sul tema “Giudicare le birre ai concorsi”. Sul palco alcuni giudici di competizioni italiane ed estere: Gianriccardo Corbo – che è anche l’unico giudice certificato BJCP in Italia – Manila Benedetto, Norberto Capriata, Simonmattia Riva (Campione Biersommellier 2015) e il sottoscritto.

Il dibatitto è stato interessante e istruttivo – non solo per il pubblico, ma anche per i conferienzeri stessi – e ne sono scaturite interessanti riflessioni sulle modalità dei “tasting” ai concorsi, le specificità di concorsi pro e HB e le differenze di approccio fra i diversi concorsi all’estero e in Italia, dove ad esempio si tende a lasciare piu’ elasticità riguardo al rispetto degli stili. Senza ripercorrere lo svolgimento del dibattito, ma cogliendone alcuni spunti approfitto per alcune riflessioni personali.

La prima osservazione, di carattere personale, è che giudicando una birra ad un concorso, vista la responsabilità affidataci si cerca di applicare la massima concentrazione e “professionalità” lasciando da parte l’aspetto edonistico e soggettivo: è giusto, ma così facendo si rischia di concentrarsi quasi esclusivamente sui difetti e sulle rispondenze stilistiche rischiando di perdere di vista la visione d’insieme, il valore complessivo di una birra e finendo per premiare una prodotto che noi stessi non sceglieremmo per nostro piacere (questo tra l’altro spiega in parte il premio assegnato ad alcune birre “industriali” in recenti concorsi europei, anche se a riguardo ci sarebbe diverse considerazioni da fare).

Non dobbiamo dimenticare che a differenza di un concorso di homebrewing, quello che vorremmo premiare è una birra, non un birraio! Paradossalmente, è nei concorsi di homebrewing che il giudizio deve essere piu’ tecnico, perche’ si premia un homebrewer e quindi si valutano le sue capacità tecniche. In quel caso non si tratta di valutare un prodotto che verrà offerto al consumatore, ma di sottoporre l’homebrewer ad un test, un esame, o un gioco se vogliamo metterla in termini piu’ leggeri, con le sue regole precise da rispettare. In un concorso di birre commmerciali si tratta invece di individuare i prodotti migliori, e al consumatore poco importerà sapere che la birra è ottima perchè il birraio è tecnicamente ineccepibile, o semplicemente (ad esempio) perchè ha avuto accesso a ingredienti di qualità e freschezza usati senza risparmio e usato ricette ben collaudate.

giudicare2Inoltre, soprattutto, lo stile conta relativamente – fatta salva la necessità di chiarezza nell’etichetta e nell’offerta al consumatore. I birrai producono una birra (giustamente) perchè piaccia al pubblico, e gli stili sono sempre evoluti come conseguenza delle scelte delle birrerie, e non viceversa! Non dobbiamo dimenticare che il BJCP, con la sua codifica minuziosa degli stili, è nato e serve tuttora a regolamentare i concorsi di homebrewing, anche se è a volte utilizzato – per certi versi, impropriamente – anche per concorsi PRO.

Per questo motivo reputo che la divisione in categorie serva principalmente a evitare che birre troppo diverse competano fra di loro – diverse soprattuto per funzione, ad esempio session beer separate da birre “da meditazione” – ma che le categorie stesse possano essere anche abbastanza ampie e comprendere stili diversi. Maliziosamente potrei dire che il proliferare di categorie serva soprattutto ad aumentare il numero di medaglie 😉 In realta’ è comprensibile aumentarne il numero in funzione di una quantità comunque crescente di birre iscritte spesso molto diverse fra loro, ma quello che intendo dire e’ che non ci dovremmo turbare se in una categoria troviamo anche due stili ben distinti, purché non “opposti”; e non si dovrebbe penalizzare (troppo) una birra meno aderente allo stile o insieme di stili. Il mio approccio nelle competizioni e’ questo: se la birra che assaggio è fuori stile e poteva essere iscritta in una categoria più opportuna, è giusto penalizzarla “punendo” la disattenzione del birrificio che l’ha iscritta in una sezione sbagliata. Ma se tutto sommato la categoria scelta è la migliore fra quelle disonibili, non tengo conto dell’aderenza allo stile, proprio perche il birraio non è tenuto a produrre “secondo uno stile”: in tal caso semplicemente valuto le birre che reputo migliori.

Migliori… secondo quale criterio oggettivo? Secondo me fatta salva l’oggettività di eventuali difetti (che, se lievi, sono da inquadrare in una valutazione complessiva) non dobbiamo avere timore di dare un guidizio soggettivo: in parole povere quanto la birra assaggiata “ci piace” di più o di meno rispetto alle altre. La soggettività di un giudice cosidetto “esperto” deriva  da anni di assaggi, di confronti, di approfondimenti sui vari tipi di birra, fattori che emergono in modo più o meno consapevole quando pensiamo “ca…spita, questa birra è davvero notevole!” Chi ci ha selezionato ha dato fiducia alla nostra competenza e – sempre con la giusta dose di umiltà – dobbiamo assumerci la responsabilità di un giudizio personale e non sottrarci alla domanda schietta che ci viene posta. La quale, in un concorso birrario professionale, è semplicemente: quale birra consiglieresti a un consumatore appassionato? Ecco, il paragone che mi viene in mente è questo: è come se le oltre 1000 birre iscritte fossero servite in un unico mega-pub, e un appassionato di birra proveniente da un altro paese/continente/pianeta chiedesse un gruppo di amici “esperti” (nel senso che hanno esperienza e conoscono le birre di quel mega-pub) “ehi, stasera ho voglia di bere bene, un po’ di tutto, cosa c’e’ da non perdere?” E se il gruppo di “amici esperti” è composto da 60 persone – come i giudici di un concorso – piu’ o meno brave, piu’ o meno dotate di buon naso e palato ma comunque con anni di esperienza nell’assaggiare birre… beh, i consigli che riceverebbe sarebbero sicuramente benvenuti. Non abbiamo timore di darli!

Massimo Faraggi

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