Beer Renaissance contagiosa: dopo l‘Italia ora tocca alla Spagna

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10/05/2013 di movimentobirra

Kuaska con Andrés Masero, autore del libro “Micros”

Kuaska con Andrés Masero, autore del libro “Micros”

I paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo, di vocazione tradizionalmente vinicola e dominate, in campo birrario, dalle anonime mass-market lager delle multinazionali, non sfuggono, per fortuna, alla prorompente ed esaltante attrazione fatale verso la birra artigianale, che, partita dagli Stati Uniti, sta rapidamente contagiando mezzo mondo.

Schiavo di paesi birrari come il Belgio, il Regno Unito, l’ex Cecoslovacchia e la Germania ai quali si sono in seguito aggiunti non solo gli Stati Uniti ma anche il Canada e la Scandinavia, confesso di aver avuto poche occasioni per approfondire e studiare paesi come la Spagna che sembravano immuni a questa straordinaria ed irreversibile “malattia”.

Lo sblocco avvenne nel 2007 al fantastico festival Bruxellensis di St. Gilles dove conobbi Carlos Rodriguez che mi colpì molto come essere umano e come birraio libero e innovativo ed intuii che potesse rappresentare un leader di un nascente movimento non troppo dissimile di quello che, dieci anni prima, muoveva i primi passi nel nostro Paese.

Ne ho poi avuta puntualmente conferma ad ogni assaggio (Londra, Barcellona) delle sue originali birre con l’apice toccato nell’ottobre scorso nella sua magica birreria/casa rurale a Mediona (in piena zona vinicola del Penedès) dove andai a trovarlo, gentilmente accompagnato da Albert Sanchis, birraio del birrificio Almogàver , con alle spalle sette anni di esperienza da homebrewing.

Carlos mi stregò soprattutto con le sue ardite sperimentazioni caratterizzate da pazienti maturazioni in botte di blend della sua Pura Malta con lambic Cantillon.

Faccio un passo indietro. Nell’ottobre 2010 al Salone del Gusto di Torino ebbi l’opportunità di conoscere Pablo Vijande noto come il “Maestro Cevecero” uno dei fondatori del movimento birraio catalano e di condurre una degustazione di birre catalane da lui selezionate. Nel complesso le trovai vicine a nostre buone produzioni casalinghe ma ancora lontane dalla media qualitativa dei nostri birrai professionali.

Kuaska con Carlos Rodriguez (Els Aguillons) e Albert Sanchìs (Almogàver)

Kuaska con Carlos Rodriguez (Els Aguillons) e Albert Sanchìs (Almogàver)

Pablo mi parlò di una manifestazione basilare per conoscere quel nuovo mondo, denominata “Vin a Fer Cervesa”, cioè “vieni a fare birra” e mi invitò a partecipare e a tenere una conferenza, invito che riuscii ad onorare, con grande entusiasmo, l’anno seguente, quindi nell’ottobre 2011.

Quattro mesi prima, grazie all’iperstraordinaria crociera “Un Mare di Birra” che portò centinaia i di appassionati italiani e stranieri da Civitavecchia a Barcellona, ebbi l’opportunità di fare conoscenza con alcuni produttori in un paio di incontri informali ma molto pregnanti, in due locali storici come il 2D2spuma e la Cerveteca. Assaggiai alcune loro birre e trovai già un miglioramento generale rispetto quelle degustate a Torino.

Oramai avevo capito che in Spagna, e più specificamente in Catalogna, stava per succedere qualcosa di molto simile a quello che successe in Italia a metà anni Novanta ma fu durante il magnifico festival “Vin a Fer Cervesa” che ebbi l’occasione di poter finalmente avere un quadro più completo, esaustivo e rivelatore del panorama birrario catalano e della sua rapida crescita.

Atmosfera decontratta nonostante la folla di visitatori interessati e partecipi, con una ventina di stand gestiti dai birrai presenti con l’intera gamma dei loro prodotti, alcuni dei quali di assoluto valore, ed in più eventi collaterali di grande interesse e spessore come seguitissime dimostrazioni di homebrewing e produzione professionale condotte da relatori competenti, catalani al 100% mentre gli ospiti stranieri invitati erano, oltre al sottoscritto, i belgi della Malterie du Château.

Dimostrazione pubblica di Pablo Vijande a Vin a Fer Cervesa

Dimostrazione pubblica di Pablo Vijande a Vin a Fer Cervesa

Come tema della mia conferenza avevo scelto di parlare del panorama artigianale italiano e sulla comparazione con quello catalano. Coadiuvato alla grande dalla cara amica Chiara Bombardi, bravissima traduttrice e responsabile della locale condotta Slowfood e supportato dalla proiezione di centinaia di immagini a corredo, ho beneficiato di condizioni ideali per esprimermi al meglio e far conoscere, ad una platea numerosissima e molto attenta, i principali protagonisti della nostra esaltante realtà ed umilmente indicare una strada che ci sta dando tante soddisfazioni ed apprezzamenti e che potrebbe procurarli anche ai nostri “calienti” amici catalani.

Per approfondire l’argomento, vi segnalo l’indispensabile libro “Micros” scritto da Andrés Masero, edito da “Culturilla Cervecera” che ci racconta la storia del movimento dagli albori ai giorni nostri. Scoprirete il loro ispiratore e nume tutelare Steve Huxley, birraio di Liverpool trasferitosi a Barcellona e soprattutto scoprirete che anche qui, come in America e in Italia, l’impulso decisivo nacque dai primi homebrewers, autentici pionieri, attualmente rappresentati da ben tre associazioni.

Sono sicuro che, l’entusiasmo, la vivacità e il livello qualitativo raggiunto dal movimento catalano serviranno da traino ed ispireranno birrai, homebrewers e appassionati di tutta la penisola iberica.

click to enlargeINTERVISTA A CHIARA BOMBARDI, Slowfood Barcellona 

Kuaska: Ciao Chiarina, presentati, per favore, ai nostri lettori:

Chiara Bombardi: CHIARA BOMBARDI, forlivese di nascita e barcellonese di adozione, sono traduttrice e interprete di formazione e ristoratrice per passione. Coordino la condotta di Slow Food a Barcellona e l’associazione culturale del mio bar, il Seco, e tra una birra e l’altra, ogni tanto mi ricordo anche di fare la mamma.

K: in che modo ti sei avvicinata all’emergente mondo della birra artigianale catalana ?

CB: Nei miei locali abbiamo sempre servito birre artigianali, sono più in linea con la nostra filosofia di prodotto. Quando aprimmo il ristorante, di birra artigianale ce n’era solo una e veniva prodotta in Catalogna Nord, ovvero nel Roussillon, quindi in Francia! Gli attuali birrai erano ancora ragazzini che facevano la birra per diletto, principalmente in seno alle associazioni Humulus Lupulus e Catalunya Home Brewers. Poi uno di loro, Alex Padrò, aprì il primo stabilimento (Glops) e gli altri arrivarono poco a poco, molti di fatto sono ancora homebrewers. L’investimento necessario alla creazione di un birrificio anche micro non ha ancora permesso ad alcuni bravissimi birrai di mettersi in proprio.

K: chi sono, a tuo avviso, i protagonisti dell’attuale panorama catalano ?

CB: Non vorrei fare un torto a nessuno, sono tutti miei amici! Se parliamo di marche, per produzione la Companyia Cervecera del Montseny domina il settore con ottimi prodotti, e per qualità mi sembra che spicchino le birre di Carlos Rodriguez (Ales Agullons), quelle di Salvador Fortea (Bleder), le Guineu di Ca L’Arenys e l’Almogaver di Albert Sanchís. Ma ci sono dei progetti nuovi estremamente interessanti… Se parliamo di persone, bisogna citare due grandi maestri birrai, Pablo Vijande e Guillermo Laporta, i ragazzi delle Clandestines e Josep Borrell delle Moska, da sempre attivissimi… Ma tutti i birrai meriterebbero una menzione perché ognuno di loro si dedica con un’incredibile passione alla produzione e alla diffusione della birra naturale.

Carlos Rodriguez tra le sue botti

Carlos Rodriguez tra le sue botti

K: come vedi l’immediato futuro di questo movimento ?

CB: Il panorama cambia di continuo, probabilmente mentre parlo sta nascendo un nuovo progetto… Di fatto ci sono un sacco di birre che non ho ancora assaggiato! Siamo in una fase di boom alla quale seguirà un inevitabile assestamento. C’è già qualche segnale in questo senso, i birrifici hanno creato un’associazione di settore, le fiere gastronomiche dedicano spazio a questo prodotto, c’è un blog molto completo (http://cerveza-artesanal-catalunya.blogspot.com/), esiste una pubblicazione gratuita e indipendente (http://pi3.es/GacetillaCervecera/)… Considerato che sono passati solo una manciata di anni dalle prime cotte, penso che in Catalogna tra pochi anni il livello sarà altissimo.

K: quali sono i locali imperdibili di Barcellona per i beer lovers più esigenti?

CB: Ne aprono di nuovi continuamente. Quelli storici sono La Cerveteca, 2de2 de espuma e La Cervecita, i più recenti sono Rosses i torrades, Ale-Hop e Homo Sibaris. E finalmente troviamo un po’ di birre artigianali anche nei bar e ristoranti e sempre più attenzione a questo settore è rivolta dai sommelier dei ristoranti importanti, che in una capitale della gastronomia com’è Barcellona è fondamentale.

links:

http://vineafer.cervezas.info/vfc11.htm

http://www.maestrocervecero.es

http://www.masmalta.com

http://www.cervezas.info

http://usuarios.multimania.es/cervezas/web

http://cerveceros-caseros.org/151

http://cerveza-artesanal-catalunya.blogspot.com

http://culturillacervecera.blogspot.com/2010/06/micros-una-ojeada-al-panorama-cervecero.html

Lorenzo Dabove in arte Kuaska

One thought on “Beer Renaissance contagiosa: dopo l‘Italia ora tocca alla Spagna

  1. Francesco ha detto:

    ammazza che zozzeria quel laboratorio a Salone! 😉

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