Homebrewing ieri e oggi: intervista a due pionieri

1

19/02/2016 di movimentobirra

È da quando ho cominciato a conoscere, anni fa, i loro nomi che mi sono sempre chiesto come due pionieri dell’homebrewing italiano la pensassero riguardo al fenomeno, al suo sviluppo ed alle sue dinamiche all’interno del movimento birrario italiano.

Per dare risposte ad alcune mie domande, data la discrezione di queste due figure, ho pensato direttamente di intervistarli una volta per tutte, cercando di tirar fuori dalle loro esperienze il più possibile.

Ciao Davide e Max, cominciamo dalle origini: descriveteci il momento del vostro primo audace e pionieristico tentativo di produrre birra in casa.

IMG_0912DB: Vidi i primi kit in un supermercato inglese (o forse scozzese?) a fine anni ’80 ma non potendomi portare a casa l’acquisto lasciai perdere. Nell’agosto 1998 scoprii su internet un gruppo “usenet” appena creato dal nome molto promettente: it.hobby.birra. Raccogliendo informazioni, venni a conoscenza di diversi appassionati, di Mr Malt e dei loro prodotti. Chiesi allora a un amico come regalo di matrimonio l’attrezzatura base e tornati dal viaggio di nozze, ci mettemmo all’opera: era il novembre 1998. Realizzai un kit da estratto luppolato a cui sostituii lo zucchero necessario con estratto di malto. Riuscì bene e passai subito all’E+G, grazie anche alla scoperta di un produttore di estratto di malto nella mia città.

MF: Correva l’anno 1984… da studente universitario ero già un piccolo “beer hunter” e quando mio nonno mi portò da Londra alcuni “Kit” (malti preparati) direi che ebbe un’ottima idea 😉
Finiti i Kit non finì la mia passione… e cominciai a cercare di arrangiarmi con estratto da panettiere e simili.

Da cosa è costituito il vostro impianto e come la pensate a riguardo della tendenza ad automatizzare i componenti e le relative fasi di produzione?

DB: Il mio impianto è ancora quello del 2000, anno in cui iniziai a produrre all grain: due pentole in alluminio, serpentina in rame piegata a mano alla meglio, tino di filtrazione derivato da un frigo da campeggio e fermentatori in plastica. Da allora ho cambiato solo un paio di fermentatori. Il bello di quest’hobby è che ciascuno lo può affrontare secondo le proprie aspirazioni e se uno è appassionato di bricolage, è ovvio che prima o poi arrivi ad automatizzare alcuni processi. Scherzosamente, ho suddiviso gli homebrewers in
– i “consumatori puri”, che mirano solo al liquido non preoccupandosi troppo della qualità del risultato,
– gli “ingegneri” che mirano alla massima conoscenza del processo birrario e ripetibilità del risultato,
– i “bricoleurs” che godono nell’implementare ogni possibile gadget tecnologico.
Io mi reputo un seguace del detto “non importa il colore del gatto, basta che acchiappi i topi”, ossia l’importante è la qualità di quanto viene versato nel bicchiere. Se realizzato con estratto, con pentole da due soldi o con scorciatoie meno ortodosse, poco mi importa! L’attrezzatura estremamente spartana che mantengo è in fondo coerente con questa filosofia.

MF: Dopo tanti anni ho ancora un impianto manuale ed estremamente semplice ed economico: mulino a dischi, pentola con bazooka (e rimescolamento “manuale”), spirale di rame per raffreddare, e per gli step di temperatura e la bollitura uso il fornello della cucina.
Ai corsi invece utilizzo un ancor più spartano zapap – che trovo molto “didattico” perchè chi inizia a birrificare capisca che è possibile farlo con attrezzatura molto semplice ed economica; come fermentatori, il piu’ “lussuoso” è un contenitore da olio in inox, accanto a diversi altri tini di plastica di varia provenienza. Parte dell’attrezzatura è ancora quella iniziale di quando cominciai l’AG (All Grain, ndr) nel 2000…

Non critico certo chi si rivolge a impianti sempre più automatizzati e sofisticati – autocostruiti o meno. Il bello di questo hobby è che ognuno trova la propria dimensione: c’è chi è piu’ attratto dall’aspetto tecnologico, chi da quello culturale, degustativo o scientifico… A mio parere comunque un impianto semplice come il mio, con un po’ di attenzione garantisce lo stesso risultato qualitativo di uno più “tecnologico”

Cosa vi affascinava dell’homebrewing allora e cosa vi affascina ancora oggi?

DB: Penso sia fantastico sapere che da una tavolozza di soli quattro ingredienti si riesca a creare una infinità di prodotti dalle mille sfumature di gusto e aroma e soprattutto che da una attrezzatura minimale si possano produrre birre che magari vincono il confronto con impianti, anche commerciali, dal valore di decine di migliaia di euro. E poi la passione per questo hobby mi ha permesso di incontrare innumerevoli persone e molti amici: la socialità della birra è reale, non è un mito.

MF: Tutto sommato le stesse cose: ad esempio, il momento fatidico in cui dopo un mese, mese e mezzo si stappa la prima bottiglia di una nuova produzione… “non ha prezzo”!

Siete soddisfatti del percorso che avete fatto compiere al movimento dell’homebrewing in Italia in tutto questo tempo o avresti preferito che avesse preso altre direzioni?

DB: Beh, non è che io e Max siamo i burattinai esclusivi di tutto il movimento….! Mi fa piacere di avere dato un contributo, come hanno fatto in tanti, e in questi anni comunque c’è stato un grande progresso in numeri e qualità. Se la strada tracciata è giusta oppure no, onestamente non saprei dirlo. Non dobbiamo però necessariamente prendere come riferimento assoluto altre realtà: non è detto che queste si calino sul nostro paese al meglio.

MF: Vedendo tutto quello che è nato a partire dalla nascita di it.hobby.birra e i primi raduni “carbonari” direi proprio di si!
Rimpiango solo un po’ la scomparsa di it.hobby.birra, un riferimento “unico” in cui tutti si potevano ritrovare. Ora gli spazi di discussione sono piu’ frammentati – anche se non è una evoluzione specifica del movimento HB, ma della rete stessa….

In tutta sincerità, reputate che fare birra in casa sia fondamentale e propedeutico alla produzione di birra a livello professionale, oppure che sia un background accessorio?

DB: L’homebrewing è sicuramente propedeutico e importante alla professione di birraio, ma non fondamentale: ci sono molti validi birrai che non sono passati da quest’hobby. Aiuta in una migliore conoscenza delle materie prime, questo certamente.

max10MF: Penso di si, almeno nella maggior dei casi, per due ragioni.. Per intraprendere seriamente la strada professionale occorrono anzitutto passione e poi un minimo di competenza di base. Mi sembra inusuale che chi abbia entrambe non abbia mai pensato di fare qualche piccolo esperimento casalingo… poi naturalmente possono esserci diverse altre strade per arrivare ad essere un birraio

Sono numerosi gli homebrewer che si lanciano nel mondo “pro” partendo con una beer firm. Come vedete questo fenomeno?

DB: Non lo vedo come un fenomeno negativo: da un lato abbiamo qualcuno che magari non ha ancora risorse per crearsi un proprio impianto, dall’altro birrifici che attraverso il servizio conto terzi riescono ad ammortizzarsi gli investimenti in modo più efficace. Il punto focale sta nell’informazione in etichetta: il consumatore ha diritto di sapere dove una birra è prodotta, e qui la normativa non aiuta; anzi, ha fatto recenti passi all’indietro.

MF: Non ci vedo nulla di male, soprattutto se è un primo passo per un eventuale successivo acquisto di un impianto proprio, ma anche se la beer firm rimanesse tale non sarebbe un problema. Dal mio punto di vista di consumatore, mi interessa principalmente la qualità di quello che ho nel bicchiere, non stabilire se sia piu’ merito del titolare della beerfirm e o di chi ha fornito l’impianto… l’unica richiesta è quella della trasparenza, ovvero trovar scritto da qualche parte sull’etichetta dove e da chi sia stata effettivamente prodotta la birra

Immagino avrete avuto occasioni per produrre birra in maniera professionale, dal pallino della beer firm a proposte di lavorare per birrifici: il mondo della birra si chiede cosa vi ha frenato dalla tentazione di buttarvici.

DB: Non è al momento una cosa che sta in cima ai miei pensieri: ho ancora diversi altri progetti birrari per la testa prima di pensare alla produzione commerciale! 🙂 Non credo che ci arriverò, ma – come si dice – mai dire mai.

MF: Questa è una domandona, che mi son fatto e mi hanno fatto svariate volte (“come mai, *proprio tu* non hai mai pensato di…”) ed è in un certo senso una domanda anche molto personale. Provo a sintetizzare cosa NON mi ha spinto a fare il “grande passo”:
– la consapevolezza che aprire un birrificio preveda anche altri aspetti oltre a quello creativo: si tratta di un’attività imprenditoriale e commerciale con tutti i suoi risvolti che spesso esulano dall’aspetto esclusivamente creativo e produttivo…. è anche una questione di attitudine a questo genere di attività
– il fatto di aver avuto e di continuare ad avere delle belle soddifazioni su diversi aspetti delle mie attività “amatoriali” birrarie, anche senza essere un professionista
– ho comunque un lavoro che mi da soddisfazioni – non tanto dal punto di vista economico ma da quello creativo e intellettuale – che non abbandonerei a cuor leggero.
Inoltre, a differenza di 15 anni fa, quando passare da pionieri dell’HB a quasi-pioniere del movimento microbirrifici poteva essere di per se stimolante, ora dovrei avere un progetto particolarmente “forte” per esserne attratto.

Che si tratti di esperimenti o di cotte di birre del cuore, quanto è complicato trovare ancora stimoli e tempo per produrre tra le mura di casa?

DB: Il tempo si riduce, è vero, ma al momento la voglia di mettere mano ai fornelli c’è ancora, fortunatamente. Per quanto mi riguarda lo stimolo è ancora quello di riuscire a gustare un prodotto di qualità il più vicino possibile ai miei gusti.

MF: Certo dopo 30 anni di homebrewing, di cui gli ultimi 15 di AG e continuativi, è un po’ diminuita la magia dell’aspetto produttivo, dall’ammostamento alla fermentazione, che affascina chi comincia a far birra in casa. Ma non mancano comunque stimoli e idee nel volere provare nuove birre, ricette, esperimenti… per questi manca soprattutto il tempo! La mia attività “birraria” ha ora diverse forme, dalle docenze, ai libri e agli aspetti associazionisti ecc, e tutto questo sempre nel cosiddetto “tempo libero” 😉 . Per questi motivi faccio la birra soprattutto durante i corsi, approfittandone per fare diverse ricette e naturalmente curando poi la fermentazione e tutto il resto.
Ma qualche birra in casa riesco ancora a farla…

Il livello di bravura degli homebrewer e la bontà delle birre probabilmente si sono alzati negli anni: merito della reperibilità di sempre più assortite materie prime o dell’avanzamento delle conoscenze tecniche di chi produce in casa?

DB: Merito sicuramente di un maggiore scambio di informazioni e di incontri con altri appassionati, ma anche e soprattutto una aumentata consapevolezza dal punto di vista della degustazione. Senza punti di riferimento e mezzi per valutare la propria birra, l’homebrewer di qualche anno fa aveva minori possibilità di progredire perchè, nei fatti, non si rendeva conto che le proprie produzioni presentassero difetti.

MF: Penso più alla seconda: rispetto a 10 anni fa ora abbiamo corsi di HB e di degustazione, una buona letteratura anche in italiano, nonché svariate occasioni di incontro per scambiarsi esperienze…

Cosa manca oggi al movimento casalingo, per esempio rispetto a modelli più evoluti come quello americano, per potersi esprimere al meglio delle sue potenzialità?

DB: Ci manca solo il tempo: siamo partiti 20 anni dopo gli USA, arriveremo presto al loro livello!

MF: Rifacendomi appunto al modello USA, mi aspetterei una attività ancora più intensa, continua e capillare delle associazioni locali: in USA esiste in ogni città almeno un HB Club che si riunisce frequentemente scambiandosi opinioni, conoscenze e… birre.
Manca anche una struttura piu’ articolata e definita a livello di formazione dei giudici, come il BJCP.
Ma ci stiamo lavorando 😉

Angelo Ruggiero

One thought on “Homebrewing ieri e oggi: intervista a due pionieri

  1. […] Fonte: Movimento Birra È da quando ho cominciato a conoscere, anni fa, i loro nomi che mi sono sempre chiesto come due pionieri dell’homebrewing italiano la pensassero riguardo al fenomeno, al suo sviluppo ed alle sue dinamiche all’interno del movimento birrario italiano. Per dare risposte ad alcune mie domande, data la discrezione di queste due figure, ho pensato direttamente di intervistarli una volta per tutte, cercando di tirar fuori dalle loro esperienze il più possibile. Ciao Davide e… Leggi: Homebrewing ieri e oggi: intervista a due pionieri […]

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Collabora con noi!

Vuoi collaborare con la rivista o il blog di MoBI? Scrivici a movimentobirrarioitaliano@gmail.com!

  • 158,879 visitatori
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: