Storia della birreria Paszokowski

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27/11/2015 di movimentobirra

Locandina 1924, Mauzan, 34x24 cm.

Locandina 1924, Mauzan, 34×24 cm.

Karol Paszkowski (1872-1940), fondatore della fabbrica di birra Paszkowsky, era glio di un partecipante all’insurrezione polacca dl 1863 e arrivò in Italia agli inizi del secolo scorso, stabilendosi de nitivamente a Firenze al seguito della numerosa colonia polacca ivi residente. Karol Paszkowski intraprese l’attività di produttore di birra nel 1903 in una città dove già operavano diverse fabbriche, come la Birra Ulisse, la Birra Augusto Bomboni, la Birra Fratelli Caroti e la Birra Becheroni. Erano gli anni della massima presenza di birrerie in Italia. Lo stabilimento sorgeva oltre i viali di circonvallazione, in via Arnolfo.

La “S.A. Birra Toscana Paszkowsky” venne fondata con atto 5/19 febbraio e con atto 15 maggio 1905, rogito del notaio Bellucci, per trasformazione in Anonima dell’accomandita semplice “C.Paszkowsky e C.”, già costituita con atti il 12 febbraio e 9 marzo 1903.

Il Capitale iniziale era di 500.000 lire. Un aumento consistente di capitale ci fu nel 1920 quando passò da 3 a 5,9 milioni di lire in concomitanza con l’assorbimento della “Società Birra Roma”.

Fino al 1924 Karol Paszkowsky rimase al timone della fabbrica, e vi rimase anche dopo quando si costituì un “Sindacato di blocco” sorto per arginare un tentativo di scalata di una fabbrica concorrente che operava in centro Italia. Il Sindacato agli inizi del 1933 passò in mano ad un gruppo con a capo il sign. Alfonso Burgisser, presidente della Banca Toscana e con il gruppo del fondatore in minoranza. Karol Paszkowski rimase all’interno del consiglio no alla vendita della fabbrica alla Whurer, nel 1939.

Al gruppo Burgisser la gestione della Società si presentò subito disastrosa. La nuova direzione per far fronte ai crediti fu costretta, dopo la ricapitalizzazione del 1932, nell’ottobre 1934 a ridurre il capitale e ad emettere azioni privilegiate, sottoscritte in toto dal gruppo genovese Cervisia. L’opera di risanamento non portò però i frutti sperati tanto che si ricorse ad un “prestito bancario”, con tutte le conseguenze che ne comportò, cioè la vendita del marchio e dei due stabilimenti di Firenze e Roma che comprendevano circa 120 maestranze, alla Wuhrer di Brescia nel 1939.

Produzione

click to enlargeIl 1923 fu l’anno di massima espansione della Società con una produzione di circa 41.500 hl di birra nello stabilimento di Firenze e 31.300 hl in quello di Roma, che valevano nel complesso il 4,97% della produzione nazionale.

Negli anni trenta la produzione calò sensibilmente anche se con i suoi 18.850 hl la Società copriva ancora il 5,06 % della produzione nazionale, segno del generale stato di crisi del settore.

In quegli anni le vendite della Società si estendevano a tutta la Toscana, Lazio, Abruzzo e loro zone limitrofe, secondo i limiti di un noto esistente “patto di rispetto della clientela”.

Anche a Roma, dove le vendite erano state fortemente turbate dalla concorrenza esistente con la Società Birra Peroni, si arrivò a siglare il sopracitato “patto di rispetto della clientela”.

La vendita avveniva prevalentemente ai cosiddetti “spacciatori”. A Firenze circa un quinto veniva consegnato e smerciato in fusti e il resto in bottiglie, mentre a Roma solo un ventesimo era distribuito in fusti. A livello collezionistico le poche etichette emesse sono da considerarsi delle rarità, come pure i bicchieri flute di cui se ne conoscono tre tipi diversi, uno con la scritta Paszkowsky in bianco e due con la scritta marrone. Uno dei due riporta sul retro la sigla “ST”, Società Toscana, ed è il più ricercato perché è la sigla della Paskowsky dei primi anni. Le bottiglie punzonate sono invece più facilmente reperibili.

La birra era considerata di qualità non eccelsa e, rifacendosi ad un’analisi del 1934, si rileva un “basso consumo di luppolo (0,18 kg. per ettolitro) e di malto (14,5 kg. per ettolitro) rispetto al riso (3 kg. per ettolitro)”, quantitativi molto inferiori se confrontati con le percentuali presenti nei prodotti di altre fabbriche allora esistenti. Come tutte le fabbriche dell’epoca, anche la Società mise in produzione prodotti collaterali alla birra: ghiaccio, selz, gassosa e surrogati del caffè. Tanto per dare un esempio dell’importanza di queste produzioni si può ricordare che nel 1933 esse arrivavano a coprire il 33% delle entrate.
Particolarmente ricercato era il Mocamalto che era “…ottenuto da purissimo malto,…” e pubblicizzato come “Il miglior sostituente del caffè”. Lo si usava puro oppure mischiato con il caffè: due terzi di Mocamalto e un terzo di caffè.

E a proposito di caffè, a Firenze è ancora in piena attività il Caffè Paszkowsky in piazza della Repubblica. Il caffè era chiamato “Gambrinus Halle, Birreria e Ristorante, Caffè” e deve il suo nome attuale al fatto di aver avuto la licenza per vendere la birra della Società.

Tutta la documentazione relativa alla Società, come pure suppellettili e arredamenti originali sono andati miseramente perduti nel fango dell’alluvione del ’66.

Silvano Caneschi

pubblicazione a cura de Il Barattolo

Si ringraziano Airoldi, Conti, Palli e Pizzetti per aver contribuito all’iconografia dell’articolo

One thought on “Storia della birreria Paszokowski

  1. […] Fonte: Movimento Birra Locandina 1924, Mauzan, 34×24 cm. Karol Paszkowski (1872-1940), fondatore della fabbrica di birra Paszkowsky, era glio di un partecipante all’insurrezione polacca dl 1863 e arrivò in Italia agli inizi del secolo scorso, stabilendosi de nitivamente a Firenze al seguito della numerosa colonia polacca ivi residente. Karol Paszkowski intraprese l’attività di produttore di birra nel 1903 in una città dove già operavano diverse fabbriche, come la Birra Ulisse, la Birra Augusto Bomboni, la Birra Fratelli Caroti… Leggi: Storia della birreria Paszokowski […]

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