Opinioni a confronto: le accise sulla birra

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22/05/2015 di movimentobirra

click to enlargeL’aumento delle accise sulla birra è argomento che ha suscitato vaste discussioni e merita un approfondimento. Al di là della naturale “levata di scudi” abbiamo cercato alcune opinioni per un confronto schietto su questo tema.

 

 

click to enlargeSIMONE MONETTI

Presidente Unionbirrai

Il recente aumento di gennaio, ultimo gradino di quelli succedutisi da ottobre 2013 che ha portato l’aliquota di accisa gravante sulla birra a 3,04 Euro X ettolitro X Grado Plato, ha rinvigorito un mai sospito dibattito su quanto questa imposta pesi  sul lavoro dei produttori di birra artigianale italiana, sui loro prodotti e di conseguenza sui consumatori. Dando per ovvia e ben nota la trasversalità del problema riguardante la pressione fiscale nel nostro paese, possiamo utilizzare positivamente come base di dibattito tale situazione e allargare lo sguardo a quanto ciò sia da freno alla competitività dei nostri birrifici.

Una primissima considerazione: l’aliquota d’accisa è rimasta invariata dal 2006 al 2013, un tempo lunghissimo per gli standard italiani: ma come digerire facilmente il balzo dai 2,35 euro ai 3,04 attuali in un anno e mezzo?

Ciò detto è la richiesta di riduzione dell’accisa la battaglia delle battaglie da combattere a tutela della competitività della birra artigianale italiana?

Possiamo farci aiutare nella risposta da qualche numero: attualmente l’Italia si attesta al settimo posto come livello di accisa gravante sulla birra tra i 28 paesi membri della UE. Un “bel” risultato, che diventa eclatante se analizziamo la stessa classifica relativa ai piccoli produttori di birra nei vari paesi europei: infatti 3 stati su 4 dei 28 paesi membri prevedono aliquote scontate per le aziende che producono meno di 200 mila hl/anno, fino al 50% del valore massimo previsto. Inutile dire che tale direttiva non fu recepita a suo tempo dall’ Italia e questo contribuisce a portarci al sesto posto nella classifica dei valori di accisa gravanti sui birrifici con produzione annua sotto i 5000 hl, casistica riguardante oltre il 90% dei produttori italiani.

Quindi è più che legittima la richiesta di diminuzione generale del peso fiscale sulla birra, ma è più che mai doveroso richiedere un adeguamento verso il basso dell’aliquota gravante sulle piccole produzioni, per fornire ai microbirrifici italiani i giusti strumenti per giocare alla pari con gli altri paesi sul mercato internazionale.

A questa battaglia va affiancata quella decisiva relativa a ciò che concerne i metodi per l’accertamento dell’accisa da corrispondere, eliminando tutti quegli ostacoli burocratici assenti in tanti dei paesi partner in Europa, che impediscono la creazione di economie di scala e frenano l’arrivo delle nostre birre in tutti i mercati in cui sono richieste.

Per ottenere tali risultati noi come Unionbirrai abbiamo intrapreso un iter legislativo che ci auguriamo porti in tempi brevi a ottenere le agevolazioni e le semplificazioni burocratiche che siamo certi ci spettino.

 

click to enlargeLORENZO BOTTONI

Birraio, artigiano e appassionato

Intanto trovo che fare una battaglia per ridurre le tasse in Italia sia una cosa un poco da Don Chisciotte: lo stato in cui versano le casse dello Stato è penoso e non credo sia possibile ottenere un’effettiva attenzione al tema senza l’intervento di istanze più grandi. La riduzione di una fonte di entrate al consumatore verrebbe compensata con l’aumento di un’altra voce di tassazione rendendo nullo l’effetto del mancato aumento.

Questo perchè lo Stato si è mostrato miope: abbassare le accise vorrebbe dire rendere più facile per ogni birrificio fare fronte alle stesse, aumentare i volumi di vendita e quindi aumentare il gettito delle accise stesse.

I birrifici artigianali sono per loro natura a rischio di evasione delle accise: ho personalmente visto produzioni non dichiarate o contalitri (almeno quelli di vecchio tipo) che venivano fatti andare al contrario scaricando i valori durante i lavaggi in controcorrente. Semplificare, quindi, abbassare le accise e rendere più agevole la vita ai produttori avrebbe un effetto di disincentivare l’evasione.

In Svizzera, dove mi è capitato di lavorare, la legislazione è più semplice ed a nessuno dotato di buon senso viene in mente di evadere le accise: troppo sbattimento per un rischio comunque elevato di essere beccati.

A mio parere però il problema è un altro: stiamo assistendo ad una crescita esponenziale dei birrifici artigianali; tuttavia la maggior parte di questi non è dimensionata per sviluppare volumi importanti.

Molti di questi fanno acquisto di materie prime solo quando devono produrre con conseguente aggravio dei costi di trasporto e delle materie prime stesse a causa del minor potere contrattuale derivante dai bassi volumi in gioco, in tal modo il costo delle materie prime incide maggiormente sui loro business plan di quanto sarebbe opportuno.

Ho potuto osservare fino a 0,30€/kg di malto di differenza prezzo in acquisto (oltre alla maggior incidenza di trasporti) tra acquisti spot di 200 Kg e acquisti in bulk di diverse palette di malto.

Se un birrificio ha una produzione media di 410 Hl (dati Assobirra 2011), ipotizzando un impianto da 1000 l, la perdita derivante dal maggior costo si aggira intorno a:

41 cotte X 200 Kg malto/cotta X 0,30€ = 2460 €/anno.

Pochissimi birrifici sono dotati di un laboratorio di analisi ed ancor meno delle competenze necessarie per attuare una corretta gestione dei lieviti: questi pertanto non recuperano lievito ma usano ogni volta lievito nuovo (quando non infettano le cotte…ma questa è una altra storia).

L’incidenza di questa pratica determina altre diseconomie per circa 45€/cotta (se usano lievito secco in ragione di 500g/1000 litri) e quindi per una incidenza di circa 1350€/anno se consideriamo che potrebbe essere riutilizzato almeno 4 volte.

Il totale delle diseconomie che pagano i consumatori, è quindi di oltre 3800€/anno.

Queste diseconomie, affiancate a quelle derivanti dalla scarsa o nulla professionalità dei birrai, determinano inefficienze che si riflettono sui costi del prodotto: il consumatore in pratica si trova a pagare gli errori di impostazione del birraio.

Questi errori incidono maggiormente sul costo della birra finita di quanto non incidano le accise, considerando anche che la catena di distribuzione amplifica l’effetto tali diseconomie sul prodotto finito.

Rimanendo però alle accise trovo che fare la battaglia insieme ad Assobirra (tralascio di commentare la scarsa lungimiranza dei birrifici artigianali che si sono associati all’industria) sia un errore. Essere artigiano oggi comporta fare delle scelte impegnative in termini di modalità operative e quindi di tempo dedicato al lavoro.

“E’ la stessa identica bevanda” è stata l’affermazione più insensata che sia mai stata pronunciata: l’industria gioca una partita diversa, e la gioca con delle forze che noi non abbiamo. Confonderci con loro è l’errore mortale che dobbiamo evitare.

La perdita di quote di vendita da parte del settore va ascritta pressoché unicamente al comparto industriale.

La gente, il consumatore, ormai vuole prodotti dalle caratteristiche diverse ed il progetto “craft” sta avendo successo in quasi tutti i paesi nei quali è presente.

L’imprenditoria italiana in questo è una eccezione.

Da noi non si riescono a fare battaglie comuni perchè l’italiano medio – e l’imprenditore non è diverso – preferisce rinunciare ad un’opportunità se questa va a vantaggio del suo competitor.

Il fenomeno birra artigianale in Italia è un fenomeno ridicolo come numeri… anche i più grandi sono dei microbi in confronto ad altri player affacciatisi negli ultimi dieci anni.

Cito sempre Brew Dog perchè loro sono imprenditori intelligenti che hanno saputo dare vita ad un progetto di impresa degno di tale nome.

Al loro cospetto i nostri birrai sono dei dilettanti, e dilettanti imbecilli perché anziché studiarli li hanno derisi (ed invidiati).

Tornando alle accise: fare una battaglia con Assobirra non è di alcuna utilità. Bisogna lasciare a loro l’onere di farla senza parteciparvi, o meglio facendo pressione su altri tavoli senza ingenerare confusione.

L’aumentato gettito richiesto danneggia più i prodotti industriali che non quelli artigianali.

L’incidenza delle accise sul costo delle birre industriali è molto maggiore e pernicioso di quanto non accada alle birre artigianali.

Inoltre anche in valore assoluto il risparmio di accise che verrebbero a fare le industrie sarebbe da queste utilizzato per aumentare la pressione sul mercato cercando di recuperare quote attraverso sconti e/o promozioni.

Quindi la battaglia va lasciata a loro perchè il prezzo di vedersi confusi con l’immagine industriale è troppo alto da pagare e tale da mettere a rischio l’esistenza stessa del fenomeno.

L’aumento complessivo delle accise è stato di 0,69€/Hl/°Pl (da 2,35€/Hl/°Pl a 3,04€/Hl/°Pl)

Il totale di birra prodotta in Italia nel 2011 è di circa 13,2 mio di Hl di cui circa 140000 Hl da parte dei birrifici artigianali.

Pertanto l’incidenza dell’aumento delle accise, ipotizzando una media di 13°Pl, è la seguente:

– Comparto Industriale 13mioHl X 13°Pl X 0,69€/Hl/°Pl = 116.610.000€

– Comparto artigianale 140000HL X 13°Pl X0,69€/Hl/°Pl = 1.255.800€

Essendo i birrifici artigianali alla data del 2011 circa 450, il risparmio sarebbe mediamente dell’ordine di 2790€ a birrificio (411 Hl la media produttiva), ben inferiore alle diseconomie imputabili alla inefficienza ed alla incapacità degli imprenditori del comparto artigianale (3810€/anno).

La cosa che non si può sopportare è pero vedere i publican che in nome della aumentata pressione fiscale hanno deciso di aumentare il prezzo della birra in vendita, in alcuni casi oltre 1€ al litro.

Quando i birrai italiani da appassionati di birra (e.g. alcolizzati) diverranno imprenditori competenti probabilmente il costo della birra scenderà e con esso, finalmente, il numero di birrifici artigianali.

Invece di fare battaglie idiote e dannose, o perlomeno quasi inutili, dovrebbero investire un poco di tempo nell’analizzare la loro struttura costi e a studiare.

Ed allora vedremo se sarà la stessa identica bevanda…

 

click to enlargePAOLO ERNE

Homebrewer, appassionato e fondatore del gruppo Accademia delle Birre

L’Accisa in scienza delle finanze è una imposta sulla vendita di prodotti di consumo; deriva dal latino accidere, che significa “ cadere sopra”. Già da questo si capisce che è qualcosa di imposto dall’alto per racimolare liquidità: ma sarà poi davvero così, o al contrario andare a toccare un settore in calo di vendite totali genererà esattamente l’opposto? Altra cosa da tener conto è che colpisce in modo paritetico ma indiscriminato tutti, ovvero il mega birrificio industriale ed il microbirrificio artigianale come fossero strutture produttive omogenee. Da questo si evince che la prima cosa da fare sarebbe quella di creare a livello normativo una differenziazione tra i vari tipi di birrifici, cosa di fatto improcrastinabile per diversi motivi ben evidenti a chi frequenta il nostro mondo. Da una parte l’industria dall’altra il mondo Craft.

Vista la situazione di fatto, ecco cosa si è pensato di fare in Accademia delle Birre : creare una forma di protesta costruttiva che cercasse di mettere assieme i microbirrifici, gli homebrewer, gli appassionati, i pub ed i media del settore con un’idea che rappresentasse qualcosa di nuovo. Così è nata la cotta di #Accisa Nera, una birra unica su tutto il territorio nazionale, possibilmente uguale ad una ricetta di base o molto simile (le imposizioni non piacciono) da preparare e confezionare anche con la stessa etichetta – disegnata da una giovanissima grafica di Accademia, Giovanna Albano, risultata la migliore dopo una votazione via internet. Le birre realizzate dai birrifici verranno poste in vendita spiegando ai consumatori le ragioni di questa protesta ; quelle degli Homebrewer verranno usate su due livelli: oltre a berle in manifestazioni di settore verranno portate a politici “raggiungibili” con annesse spiegazioni e motivazioni. La filosofia seguita è stata quella per cui davanti ad un problema le persone singole non contano, ma conta quello che ognuno può dare nel proprio settore (ricetta, packaging, promozione,media, azione politica). Forse si tratta di un sogno utopico , ma almeno ci abbiamo provato in un modo nuovo.

 

A cura di Enrico Costa

 

Ricetta ufficiale ‪#‎AccisaNera

Emanuele Grana Quaranta Beltramini

Prima di darvi la ricetta ufficiale, vorrei spendere due parole per introdurvela e spiegarvela. La scelta del grist, pochi malti e single hop, é volutamente semplificata per permettere a tutti un’agevole produzione anche con impianto casalingo. Lo stile – anzi il fuori stile – che ho pensato risulta essere una Hoppy American Porter, 4 gradi ABV, piuttosto profumata e intrigante. Nei malti ho inserito lo Special B perché, restando a temperature di ammostamento in zona beta amilasi, non risulti troppo secca e pungente; come luppolo ho scelto il Mosaic perché l’ho trovato opportuno e versatile, un misto tra resine e frutta a pasta gialla, con un tocco di floreale veramente esplosivo

 

OG prevista 1039 IBU 34

Malti:

82% Maris Otter o Pale

8% Chocolate

5% Special B

5% Fiocchi d’orzo

Luppoli:

Mosaic 0,8 gr/lt per 60′

Mosaic 1,2 gr/lt per 5′

Mosaic dry hopping 2 gr/lt (consiglio). (In alternativa si può usarlo a 0’)

Lievito Safale US-05 (O comunque uno dal profilo neutro e pulito)

 

VERSIONI ELABORATE DA BREWPLUS

(adattate da Antonio de Feo)

 

ALL GRAIN

Ricetta per Accisa Nera, litri finali 25,0 (in bollitura 28,0)

efficienza 70%, bollitura 60 min.

OG 1,039; IBU: 34,8; EBC: 57;

Malti:

400 gr Chocolate, 1,015;

250 gr Special B, 1,015;

250 gr Fiocchi di Orzo, 1,020;

4200 gr Maris Otter, 1,030;

Luppoli e altro:

20 gr Mosaic, 12,0 %a.a., 60 min, Kettle;

30 gr Mosaic, 12,0 %a.a., 5 min, Kettle;

50 gr Mosaic, 12,0 %a.a., 0 min, Dry;Lievito : US05

Lievito:

US 05 a 18°C

 

Si richiede un rapporto acqua/grani di 2,5 lt/kg e un’infusione single step a 65 gradi; a conversione avvenuta il canonico mash out a 76 gradi.

Aggiungere circa 0,5 gr/lt di gypsum se necessario. (facoltativo)

 

ESTRATTO + GRANI

Ricetta per Accisa Nera, litri finali 20,0 (in bollitura 15,0)

efficienza 100%, bollitura 60 min.

OG 1,042; IBU: 34,4; EBC: 42;

Malti:

2000 gr Light, 1,040;

200 gr Chocolate, 1,010;

150 gr Special B, 1,010;

150 gr Fiocchi di Orzo, 1,010;

Luppoli e altro:

15 gr Mosaic, 12,0 %a.a., 60 min, Kettle;

30 gr Mosaic, 12,0 %a.a., 5 min, Kettle;

40 gr Mosaic, 12,0 %a.a., 0 min, Dry;

Lievito:

US 05 a 18°C

 

Istruzioni per la E+G:

Utilizzare una pentola di almeno 15 litri dove inserire 8 litri di acqua.

Arrivati a 68°C inserire i grani in una grain bag o sacca per i grani e lasciare in infusione per 30 minuti. Trascorsi i 30 minuti alzare e strizzare la sacca ed aggiungere gradualmente i 2Kg di estratto mescolando con una frusta o una paletta.

Arrivato a bollitura aggiungere la quantità di luppolo rispettando le quantità e le tempistiche.

Trascorso tale periodo spegnere la fiamma e far raffreddare il mosto fino ad una temperatura inferiore ai 30°C.

Nel frattempo che il mosto si raffreddi inserire nel fermentatore sanificato 5 litri di acqua fredda. Una volta che il mosto è sotto i 30°C versarlo nel fermentatore e rabboccare con acqua fino ad un volume finale di 20 litri.

Mescolare ed ossigenare con una paletta sanificata e misurare la densità che dovrebbe essere circa 1.040 e successivamente aggiungere il lievito e rimescolare.

Riporre il fermentatore in un luogo a temperatura controllata e far fermentare a 18°C per 7 giorni dopo di che procedere con il travaso ed aggiungere il luppolo in dryhop.

Attendere altri 7 giorni. Se la FG è stabile imbottigliare utilizzando 3 grammi per litro di zucchero bianco da cucina.

Riporre le bottiglie per 15 giorni a 18°C e successivamente far maturare la birra per almeno un mese. Il top di questa birra è con 3 mesi di maturazione.

P.S. La ricetta può essere personalizzata con gli ingredienti che si hanno a disposizione; la cosa importante è seguire le indicazioni di AVB e di IBU.

One thought on “Opinioni a confronto: le accise sulla birra

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