Gushing: uno splendido concorso di morte, di Sutter Cane (terza parte)

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23/04/2015 di movimentobirra

click to enlarge(prima parte) (seconda parte)

Capitolo 8:

La scatola nera

Trascrizione del file audio: “dyane_02112014.mp3” – reperto cod. 27/04 – Contenuto strettamente confidenziale

 

“Dyane, qui Cuper, sono appena giunto sul posto. L’allarme psichico è giunto sicuramente da qua. E’ un grande edificio vittoriano ristrutturato di recente, molto imponente, ed emana un nonsochè di… malvagio. Qualunque cosa ci stia attendendo all’interno ci darà del filo da torcere. Mi accingo comunque ad entrare. Come da procedura ad attendermi ho trovato un supporto della polizia locale, l’agente…”

“Bastianelli, piacere, ma… con chi parla?”

“Oh sto solo registrando tutto, è una procedura standard per l’FBI, non si sa mai cosa potrebbe succedere e questa RAM, nella peggiore delle ipotesi, può diventare la nostra scatola nera”.

“FBI, ha detto? Accidenti deve essere una cosa seria per far intervenire addirittura il Bureau”

“Non si tratta di quell’ FBI. Questo gruppo è parecchi livelli di segretezza oltre, il Federal Beer Investigations; interveniamo nei casi di fenomeni paranormali collegate al mondo della birra”

“Della… birra? Ma… cioè… ne capitano molti?”

“Non ci crederebbe. Forza, entriamo”

[]

“Può dirmi cosa succede agente? Non avevamo avuto nessuna segnalazione particolare eppure ho avuto ordine dai miei vertici di venire immediatamente qua e di offrirle completo supporto…”

“Mi spiace, è top secret”

“Parlava di un segnale psichico…”

“…”

“Sono a sua disposizione ma mi dica almeno in cosa ci stiamo ficcando”

“La nostra divisione ESP ha ricevuto un contatto mentale di straordinaria intensità proveniente da questo luogo, una specie di grido psichico d’aiuto che conteneva immagini e sensazioni talmente forti da mandare fuori di testa tutti i sensitivi conosciuti nell’arco di 500 km. Ed eccomi qua”

“…”

“Dyane, siamo dentro. Ho una brutta sensazione… c’è aria di morte. E’ buio, L’agente Bastianelli ha appena acceso una torcia, qua nella Hall ci sono evidenti segni di colluttazione ma nessuna presenza umana. Avanziamo verso il salone. Ecco, stiamo entrando. Bastianelli, per favore, diriga la luce della torcia verso l’interno della sala… Ecco ora si riesce a vede…”

“OH CAZZO! CAZZO!”

[rumori di conati]

“Bastianelli, prego, vomiti più in là. Dyane, qua dentro è… un mattatoio. Ci sono decine di corpi martoriati sembra che siano stati… non so, seviziati o qualcosa del genere, pochi tra i corpi visibili presentano membra ancora intatte e… mio Dio ecco, ecco, lo vedo”

“Dio, Agente Cuper, cos’è successo qua, cosa hanno usato per ridurli così?”

“Sono stati… macinati… una morte atroce”

“Cristo Santo, poveracci, ma chi farebbe una cosa del genere… è stata una cosa veloce almeno?”

“Purtroppo no… hanno usato… un Marga… eccolo lì”

“Merda!”

“Già… Dyane, qua sono tutti morti, proseguiamo verso l’interno”

“Aspetti agente, le faccio luce”

“Mi dica, dove conducono questi corridoi?”

“Un attimo che… dalla piantina sembra portino verso la sala cottura del birrificio”

“Eccola dev’essere quella, vado avanti io, mi copra”

[]

“Tutto bene Cuper? Ha trovato qualcosa? Si sente un odore strano… ma non sembra birra, non male però, mi sta venendo un certo languorino”

“Temo che le passerà subito… guardi…”

“Ma che…”

[nuovi rumori di conati]

“Si riprenda Bastianelli, non è ancora finita…”

“Ma cosa… sembrano tutti ustionati, anzi… non mi dica che… “

“Bolliti, bolliti è la parola giusta… Anzi no, aspetti!”

“Cosa?”

“Ma certo… Non bolliti…. Dyane qua ci sono decine di corpi umani che sembrano aver subito un processo di… ammostamento… Comincio a vederci uno schema…”

“Mi spieghi…”

“E’ ancora presto, comunque sì, sono stati ammostati a morte”

“Cristo”

“E a quanto vedo il nostro amico ha fatto le cose un po’ di corsa, si vede che ha capito che prima o poi avrebbero mandato qualcuno…”

“Da cosa lo deduce?”

“Ha saltato il protein rest, non nota gli occhi torbidi dei cadaveri?”

“…”

[silenzio… poi suoni di grida soffuse]

“Ha sentito? Provenivano dal piano superiore, presto, le scale!”

[]

“Mi sembra venisse da questa sala… è chiusa a chiave, mi dica Bastianelli, riesce a leggere cosa c’è scritto sulla targa?”

“Aspetti che illumino… c’è scritto… riservato Gruppo Roma…”

“Roma… oh no! Presto faccia saltare la serratura!”

[rumore di spari]

“Stia indietro credo di sapere cosa ci aspetta”

“Cuper… Non corra rischi inutili… Cuper!”

[colpi di tosse]

“Si tappi il naso Bastianelli! L’odore, mio Dio è insopportabile”

“Ma cos’è??? Sangue?! Viscere!?”

“No… Luppolo… Quel bastardo li ha luppolati a morte, tutti quanti: guardi qua… saranno almeno 10000 IBU”

“Merda…. è pazzesco! Aspetti! Quello si è mosso… è ancora vivo!”

“Stia indietro, vado io… “

[]

“Figliolo, figliolo, mi senti…”

[gemiti sommessi]

“Sta calmo, ragazzo, ti tireremo fuori di qua… devi stare sveglio e mantenere la calma… dimmi il tuo nome”

[sussurro non udibile]

“Alex? Ok, Alex , resta con me Alex! Sì, ti ascolto”

[sussurri ancora più flebili]

“Alex! Alex!… merda…”

[]

“Cuper… è…”

“Sì…”

“Cosa le ha detto prima di….”

“Ha detto…. daje co’ sto’ luppolo!”

“…”

“…”

“Va be… comunque credo di aver capito cosa sta succedendo”

“Anch’io… qua è stata fatta la strage del secolo”

“Forse ma… non vede il filo conduttore?”

“…”

“Non capisce? C’è uno schema, ormai è chiaro… Dyane, questi omicidi non sono casuali…”

“E dai con ‘sta Dyane…”

“… non sono delitti comuni, seguono un rituale ben preciso… ma certo… il Necrobirricon… ma l’ultima copia era stata bruciata… eppure dev’essere così! Ma allora… è ancora peggio di quanto sembra!”

“Cuper mi spiega cosa cazzo sta succedendo?”

“Dopo! Se ho ragione non c’è tempo da perdere! Dobbiamo trovarlo, potrebbe essere già troppo tardi”

“Trovarlo? Intende dire che dietro tutto questo c’è un solo uomo?”

“Sarei pronto a scommetterci”

“Ma… come può un solo uomo aver fatto tutto questo? E poi come lo troviamo? Questo posto è enorme!”

“Forse… Ma certo! Bastianelli, dobbiamo trovare dove tengono i fermentatori del birrificio, la mappa, presto!”

“Sì… ecco… dovrebbero essere qua, da questa parte”

[]

“Cuper, mi dica, cosa sta succedendo, cosa dobbiamo aspettarci di trovare?”

“Per ora è solo un ipotesi, ma questa catena di omicidi mi ha fatto venire in mente un antico rituale di cui ho sentito parlare tanti anni fa, in India, da un vecchio fachiro, durante una delle mie prime missioni per l’FBI. Si trattava di un rito sanguinario descritto in un antico libro maledetto, il Necrobirricon, pensavamo che l’ultima copia fosse andata distrutta da anni ma evidentemente non era così…”

“Da questa parte… In cosa consisteva questo rituale?”

“Mi pare di ricordare che si facesse riferimento ad una antica ricetta che avrebbe condotto a brassare la birra definitiva. Questa birra sarebbe stata in grado, se attivata adeguatamente, di soggiogare gli uomini e di renderli inermi come zombi alla mercè dello stregone birraio. C’è chi dice che una bevanda di questo tipo fosse alla base per esempio dei celebri riti Voodoo caraibici”.

“Cosa sarebbe servito per attivare la ricetta?”

“Le solite cose, dei particolari mantra di evocazione e, ovviamente un sacrificio umano”

“Beh, qua hanno abbondato”

“Già… il fatto è che, da quanto avevo saputo, questa stessa birra avrebbe avuto poteri ancora più ampi e devastanti. Ma per ottenerli si sarebbero dovuti compiere degli assassinii rituali ispirati alle 5 fasi di produzione della birra, 5 come le punte del pentacolo…”

“Cioè? Quali fasi?”

“Macinazione, ammostamento, luppolatura…”

“Oh cazzo!”

“La prossima fase dovrebbe essere la fermentazione…”

“Merda… la sala dei fermentatori è questa… il nostro uomo potrebbe essere qua”

“Speriamo… abbassi la voce… entriamo”

“Aspetti un secondo Cuper! Cosa sarebbe successo se lo stregone avesse completato la catena di omicidi?”

“Si sarebbe aperto un… cancello… un portale verso un universo malvagio, popolato da Antichi terribili Dei del male… in poche parole… la fine del mondo…”

“Ma… sono solo leggende senza fondamento, vero? Abbiamo a che fare solo con un pazzo che ha letto troppi libri antichi… vero Cuper”

“…”

“Cuper?”

“Entriamo”

[]

“Sono quelli i fermentatori? Sono davvero enormi”

“Già, non si vede molto ma pare tutto tranquillo… eppure… proviamo a salire… Illumini per favore, Bastianelli. Dyane stiamo salendo su una scaletta che porta ad una passatoia che si affaccia sui silos, vediamo se dall’alto si nota qualcosa di strano. Eccoci, da qua pare non ci sia niente di … Bastianelli laggiù!”

“Gesù!!! Cos’è quell’essere??? Non può essere umano!!! Oh Dio aiutaci cos’è, cos’è???”

“Sembra un Nosferatu, un non morto, una creatura del buio!”

“Dio, Dio mio!!! Non può esistere un orrore simile! Muori bastardo, muori, muori!!!”

[boati di spari ripetuti, poi un uomo che ansima e piange]

“Bastianelli! Si calmi, ora”

“L’ho colpito, vero??? MI dica l’ho colpito???”

“Sì, l’ha colpito, riprenda la calma ora, avviciniamoci”

“Dio Santo… cos’era quell’oscenità??? E’ morto, vero?”

“Sì, sembra… aspetti, ha qualcosa al collo… sembra… un badge… c’è scritto…”

“…”

“…”

“Paul Chicken…?”

“…”

“…”

“Va be, anche lui, con sta faccia, vestirsi pure di nero… e che cazzo!”

“…”

“…”

“Comunque qualcuno l’aveva legato qua, non capisco… a meno che… Ma certo… una trappola! Dietro di noi Bastian…”

[uno sparo e poi un tonfo come di qualcosa che cade in acqua]

“Ahhh… Cazzo… Cuper, Cuper!!!”

“Ahh… Dio! No! Ci ha fregati!

“Ma l’ho beccato, l’ho colpito!”

“Forse… ma se è vivo… Dyane, siamo stati spinti dentro al fermentatore! Quel bastardo voleva buttarci dentro al fermentatore fin dall’inizio! Presto dobbiamo uscire prima che…”

[una terza voce da lontano]

“Esatto siete esattamente dove vi volevo… complimenti agente, ha capito tutto. La macinazione, l’ammostamento, la luppolatura e… la fermentazione… e indovinate chi sarà il lievito?”

“No! Aspetti! Non lo faccia! Nooooo!!!!”

[rumore di un recipiente di metallo che si chiude, poi silenzio]

 

Capitolo 9:

Un piccolo sacrificio

L’Homebrewer si guarda incredulo la mano destra, premuta sull’addome, colorarsi di rosso troppo in fretta perchè possa anche soltanto fingere che la ferita non sia particolarmente grave.

Non sente dolore, in effetti non sente niente, nient’altro che le voci, ormai da ore, anzi da settimane a pensarci bene, ma mai così intense e vicine, le voci che gli dicono che è stato bravo, che ormai manca poco.

Lo shock per la vista del sangue lo scuote e gli permette, per la prima volta da tempo, di ignorarle per qualche secondo. Si chiede come ha potuto essere così idiota da affrontare da solo due agenti armati, lui che non è mai stato un uomo d’azione, cosa cazzo pensava di fare? Eppure in qualche modo ce l’ha fatta, è riuscito a fregarli e a spingerli nel fermentatore come aveva pianificato.

Per un attimo però l’euforia e la soddisfazione per il colpaccio lo abbandonano e una parte remota del suo cervello si domanda come abbia fatto ad arrivare a quel punto, ad uccidere tutte quelle persone; tutti quei morti, senza un vero motivo, proprio lui che amava la compagnia della gente e che niente rendeva più felice di una giornata di festa con gli amici.

Ma le voci gli dicono di non preoccuparsi, che è un eroe, che la sua azione coraggiosa contro i malvagi complottatori è quasi conclusa e che poi sarà riabilitato e tutti gli chiederanno scusa, lo porteranno in trionfo e lo ameranno.

Manca poco. Deve solo occuparsi di un ultima cosa.

Deve occuparsi del bambino.

———————————————————————————————————————

Andrè era di nuovo in preda al panico.

Dopo aver condotto i suoi genitori in un nascondiglio che gli era sembrato abbastanza sicuro, un piccolo stanzino adibito a deposito per prodotti detergenti in uno dei corridoi del locale, aveva seguito mentalmente tutto ciò che era successo nelle ore successive, distogliendo spesso lo sguardo e stringendo al petto l’amica Peppa durante i momenti più spaventosi.

Poi aveva realizzato che non potevano restare nascosti per sempre e che l’unica cosa che poteva fare era provare a chiedere l’aiuto di qualcuno, ma di chi? Tutte le persone all’interno della struttura erano in balia di quello strano maleficio e nessuno di loro era in grado di reagire e fare qualcosa per salvarsi o scappare.

Doveva provare a chiamare soccorsi dall’esterno, ma come? Allora gli era venuto in mente di provare ad usare la gorgoglianza, il suo strano potere mentale, per inviare una richiesta d’aiuto, sperando che qualcuno lo potesse sentire e venisse a salvarli.

Sì era concentrato tantissimo, come mai prima, fino a raggiungere uno stato di trance, durante il quale si era elevato spiritualmente al di sopra delle mura e per qualche istante aveva potuto osservare tutto e tutti dall’alto. Dopodichè aveva trattenuto il respiro… e aveva gridato.

Un grido silenzioso ma devastante che aveva disintegrato le vetrate del locale e di tutte le automobili nel parcheggio e fatto istantaneamente svenire i suoi genitori ma non l’assassino che, sempre dall’alto, aveva osservato agitarsi rintronato e dolorante e vagare disorientato, come un sonnambulo, per qualche minuto.

Quando si era ripreso lo aveva spiato guardarsi intorno come alla ricerca di un indizio o di una traccia ed era rabbrividito intuendo di chi fosse a caccia, finchè, ad un tratto, l’aveva visto bloccarsi e guardare proprio verso di lui, come se in qualche modo fosse riuscito a captarlo.

A quel punto era rientrato nel suo corpo e, spaventatissimo, aveva provato a rianimare i suoi: dovevano andarsene subito, l’uomo cattivo sapeva che erano lì, nascosti da qualche parte.

Ma svegliarli era stato impossibile e lui stesso, stremato dallo sforzo mentale, non ce l’avrebbe mai fatta a guidarli nella fuga; si era quindi appostato vicino alla porta in attesa di recuperare le forze e fare un altro tentativo, nel frattempo, si era ripromesso, avrebbe fatto la guardia e, in caso di bisogno, avrebbe combattuto per proteggere i genitori: “mamma, papà, oggi ci penso io a voi!”

Due minuti dopo si era addormentato.

Al risveglio – ma quanto aveva dormito? – prima che riuscisse a fare o anche solo a pensare a qualcosa di sensato si era accorto con un misto di solievo e disincanto, che erano giunti i rinforzi: qualcuno era davvero riuscito a sentire le sue invocazioni. Per un po’ aveva sperato che fosse tutto finito, ma una voce dentro gli continuava a ripetere che nessun altro avrebbe potuto farcela, che avrebbe dovuto sbrigarsela per conto suo.

E così era stato.

Ma come poteva riuscirci da solo? Dopotutto era solo un bambino… e di fronte aveva un mostro, anzi forse qualcosa di peggio.

“Solo? Quando mai ti ho lasciato solo? Forza andiamo a fare il culo a quella testa di cazzo e torniamocene a casa che c’è la Susy che mi aspetta a zampe aperte”

Sul muso maialesco di Peppa c’erano una determinazione e una grinta che Andrè non aveva mai visto, la paura lo abbandonò immediatamente, aprì la porta dello stanzino, la richiuse dal’esterno e si incamminò nel corridoio buio.

———————————————————————————————————————

L’Homebrewer trascina faticosamente i piedi sul pavimento in marmo del ampio salone da ballo, appoggiandosi alle pareti per mantenere in qualche modo l’equilibrio, dietro di lui una lunga scia di goccioline rosse ne tradiscono il percorso sbilenco, come briciole di pane. E’ stanco, tanto stanco e desidera solo concludere il suo compito e riposare.

Manca poco, solo un ultimo sacrificio rituale e l’evocazione sarà conclusa. Sa già bene cosa fare e come, deve solo prendere il bambino, non dovrebbe essere un problema, le voci gli hanno indicato dove si nasconde, lo sgabuzzino a metà del lungo corridoio che porta alle cucine. E alla cella frigorifera.

Grazie a Dio (ma per un breve attimo lo coglie il dubbio che non sia esattamente Dio l’entità che lo guida) è esattamente quello che gli serve per concludere la sua odissea, l’ultimo omicidio rituale deve essere ispirato proprio alla “conservazione” della birra e quale migliore scenario di una cella frigorifera per compierlo?

E’ quasi giunto alla porticina del nascondiglio e sta frugandosi nelle tasche del grembiule alla ricerca del passepartout per aprirla, quando un lieve scalpiccio lo distrae e lo induce a guardare verso la fine del corridoio.

In piedi, nella penombra, il bambino lo sta osservando, è immobile e lo fissa tranquillo e spavaldo, come per sfidarlo a provare a prenderlo, poi improvvisamente si gira e rapidamente gira l’angolo scomparendo dalla sua vista.

L’homebrewer, dimentica la stanchezza e la ferita aperta e pervaso da una rabbia non sua comincia a correre.

———————————————————————————————————————Nei brevi minuti a disposizione prima dell’arrivo dell’Homebrewer Andrè aveva discusso animatamente con Peppa per mettere in atto un piano con una minima possibilità di riuscita.

La posta in gioco era enorme, il bambino non capiva bene cosa stesse accadendo ma in qualche modo sapeva che quello che stava avvenendo andava ben al di là della sopravvivenza sua e dei suoi genitori e che, se non trovava un modo per fermare l’uomo, qualcosa di ben più terribile si sarebbe scatenato sul mondo.

Eppure c’era un solo modo per evitarlo… doveva essere pronto a un sacrificio e di questo non riusciva a farsene una ragione.

Per qualche minuto era rimasto abbracciato al suo pupazzo e aveva pianto, aveva pianto come un bambino.

Alla fine era stata proprio la voce di Peppa a scuoterlo, parlandogli sottovoce con una dolcezza che non le aveva mai attribuito: “coraggio Andrè, è l’unico modo, e siamo gli unici che possono farlo. Andiamo a salvare il mondo”

Andrè aveva annuito, si era asciugato gli occhi e, di buona lena, aveva iniziato a svitare le lampadine che illuminavano il corridoio di fronte alle cucine.

———————————————————————————————————————Appena girato l’angolo e aver rischiato dalla foga una caduta dalla quale ben difficilmente avrebbe potuto rialzarsi l’homebrewer si trova nella più completa oscurità.

Si maledice per non avere portato con se una torcia o almeno un accendino. Per un attimo prova un brivido di paura, e ne sorride tra sè. Non è lui a dover temere, ma quel maledetto bambino.

Dev’essere lì, nascosto da qualche parte, ma il marmocchio non immagina certo che lui conosce alla perfezione la mappa dell’edificio, l’ha studiata meticolosamente nei mesi precedenti, e sa che non c’è un’altra via d’uscita. Dev’essere lì, deve solo ascoltare attentamente e al primo rumore l’abbrancherà e la farà finita.

Eccolo, lo sente! Sta piangendo, chiama la mamma!

La voce, che rimbomba fioca, proviene da uno stanzone ubicato sulla sua sinistra, più o meno a 25 metri di distanza, che dovrebbe essere… La cella frigorifera!

L’homebrewer inizia a ridere sguaiatamente, isterico, e intanto piange, felice e disperato al tempo stesso.

Il piccolo si è messo in trappola con le sue mani…

“Arrivo! Non aver paura! Ti porto dalla mamma!”

“Mamma, mamma!”

“Tranquillo, ci penso io a te!”

Intanto avanza e supera la porta di metallo, spalancata. E’ dentro.

“Mamma, mamma!”

“Ci sono, eccomi”

Fa ancora qualche passo e poi compie un goffo salto in direzione della voce, pronto ad immobilizzare il bambino, ma riesce solo a cadere rovinosamente sul pavimento di linoleum. Eppure dev’essere lì, l’ha sentito a pochi passi…

Faticosamente si rialza, se ricorda bene su quella parete ci deve essere il quadro elettrico, potrà finalmente vedere dove cazzo si è nascosto quel piccolo bastardo, deve solo avanzare ancora di qualche passo dentro la cella.

“Dove sei ragazzino, adesso ci penso io a te!”

“Mamma!”

“Eccomi!”

Trova gli interruttori, li pigia e una luce abbagliante finalmente illumina la cella.

L’homebrewer si guarda intorno febbrile alla ricerca del bimbo, preparandosi a saltargli al collo.

Ma non c’è nessun bimbo.

La cella è vuota, davanti a lui, appoggiato per terra c’è solo un vecchio pupazzo di stoffa, con vaghe fattezze da maialin,o che sembra quasi lo stia aspettando.

Adesso il maialino ruota la testa, e guardandolo con rabbia, con una voce a metà strada tra il ridicolo e il terrificante gli dice:” Mamma, mamma! Tua mamma! Tua mamma E’UNA GRAN TROIA!”

Andrè, che è rimasto nascosto in silenzio per tutto il tempo, appena dietro la porta blindata, sussurra:

“Addio Peppa” e con un gran spintone chiude la cella frigorifera.

 

Epilogo:

Il Guardiano del Cancello

Alla fine il Commissario Acerboni ha dovuto cedere alle enormi pressioni giunte dall’alto e ha acconsentito a dare il suo contributo per mettere tutto a tacere.

Oddio tutto tutto no, nemmeno dei mostri dell’insabbiamento come i vertici della Polizia sarebbero in grado di far finta di nulla davanti ad un simile massacro.

Ma minimizzeranno il numero delle vittime foraggiando adeguatamente i famigliari e troveranno un modo per distogliere l’opinione pubblica dalla vicenda il prima possibile, dandogli in pasto qualche altra notizia gustosa. Qualcosa su Balotelli probabilmente.

Soprattutto sacrificheranno un capro espiatorio adeguato evitando di infastidire i poteri economici.

Anzi alla fine qualcuno avrà pure da guadagnarci.

La versione ufficiale dei fatti, gli hanno anticipato, farà riferimento soltanto al maniaco omicida che hanno trovato morto per assideramento – una persona disturbata già nota agli inquirenti ma prima d’ora sempre pacifica – e a probabili, sebbene fino al momento mai segnalati, effetti tossici/psicotropi delle birre autoprodotte.

Il risultato non sarà forse la fine assoluta del mondo, ma quella dell’homebrewing e, molto probabilmente delle birre artigianali stesse a favore dell’industria, probabilmente sì… chissà se quel pazzo sarebbe stato contento del risultato…

Una versione dei fatti certo incompleta e pilotata, ma probabilmente non molto distante dalla realtà – pensa il commissario mentre lentamente indossa il giaccone di ordinanza e si prepara a lasciare la stazione di Polizia – di sicuro nessuno sarebbe stato disposto a credere anche solo per un istante a quelle balle su riti esoterici, evocazioni e allarmi mentali… nemmeno lui. Molto più prosaicamente si deve essere davvero trattato di una sfortunata e tragica combinazione tra l’opera di un pazzo furioso e un’intossicazione di massa.

Quello che proprio non riesce a spiegarsi sono tutte quelle pressioni affinchè trattenesse il bambino e lo consegnasse agli esperti dell’ FBI… Non avevano voluto dargli nessuna spiegazione a riguardo e lui non si era fatto nessun problema nel mandarli a fare in culo.

Volete che collabori all’insabbiamento? Lasciate stare quei poveri Cristi.

E allora li aveva accompagnati gentilmente alla porta e dopo essersi assicurato che se la sentissero di guidare fino a casa li aveva salutati con affetto dando loro la sua parola che nessuno li avrebbe più infastiditi.

Mentre li guardava allontanarsi il bimbo aveva girato per un attimo la testa a guardarlo e, strano a dirsi, al commissario era quasi sembrato di sentirgli dire qualcosa, ma era sicuro che non avesse nemmeno aperto la bocca, come se parlasse direttamente nella sua testa.

Una sola parola: “grazie”.

Bah, troppi caffè probabilmente.

———————————————————————————————————————Andrè sogna.

Appena salito in macchina ha ceduto alla stanchezza e alla tensione accumulate in questa lunghissima, incredibile giornata, ed è subito sprofondato in un sonno profondo.

Nel sogno sa di essere nel futuro, forse solo qualche giorno, forse anni.

C’è un bambino. Un bambino più o meno della sua età, sporco e malandato, che se ne sta in punta di piedi affacciato su un cassonetto per la raccolta differenziata, un braccio allungato allo stremo verso l’interno, sta frugando nell’immondizia.

Ecco, ha trovato qualcosa, si capisce dal sorriso gioioso che gli illumina il viso mentre estrae l’avambraccio dal cassone.

Ha qualcosa nella mano.

Andrè si avvicina per vedere.

Ma sì! E’ la Peppa!

“Peppa!” grida Andrè, ma nessuno lo sente, è uno di quei sogni dove si può solo osservare quello che succede senza potere intervenire.

Non importa, Andrè è felice che la sua vecchia, coraggiosa compagna ci sia ancora, che abbia trovato un nuovo amico.

Il bambino, stringe radioso la sua maialina e le sussurra qualcosa, ha già iniziato a giocarci,

Andrè si avvicina ancora, vuole sentire cosa si dicono, chissà se la Peppa parla anche col nuovo padroncino, magari gli starà raccontando del suo vecchio amico Andrè.

Sì, gli sta dicendo qualcosa, ecco, sentiamo, ancora più vicino.

Ma c’è qualcosa che non va, c’è qualcosa di sbagliato, il bambino non sta più sorridendo, sembra assorto e un po’ spaventato e la voce…

Questa non è la voce della Peppa… è una voce cupa, gracchiante, gorgogliante.

Sta mormorando una lugubre litania incomprensibile e man mano che la recita il cielo diventa sempre più scuro, si alza un vento gelido e comincia a tuonare.

“Nella Sua Dimora a R’lyeh il Morto Cthulhu attende sognando,
Ma Egli risorgerà ed il Suo regno ricoprirà la Terra

Vieni AZATHOTH!

Vieni SCHIGIH!

Vieni CTHULHU!”

Adesso la Peppa sta guardando proprio lui, ma non è più la Peppa, è qualcosa di sbagliato, qualcosa di malvagio, Andrè vorrebbe scappare ma non può distogliere lo sguardo e non può fare a meno di ascoltare.

“Yog-Sothoth conosce il Cancello.
Yog-Sothoth è il Cancello.
Yog-Sothoth è la chiave e il guardiano del Cancello.

Vieni NYARLTHOTEP!

Vieni KUASKA!

Vieni SHUB-NIGGURATH!

Vieni SRICCI!

 

Andrè si sveglia e urla: “TEKU-LI-LI! TEKU-LI-LI! TEKU-LI-LI!”

 

LA FIN

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  1. […] Fonte: Movimento Birra (prima parte) (seconda parte) Capitolo 8: La scatola nera Trascrizione del file audio: “dyane_02112014.mp3” – reperto cod. 27/04 – Contenuto strettamente confidenziale   “Dyane, qui Cuper, sono appena giunto sul posto. L’allarme psichico è giunto sicuramente da qua. E’ un grande edificio vittoriano ristrutturato di recente, molto imponente, ed emana un nonsochè di… malvagio. Qualunque cosa ci stia attendendo all’interno ci darà del filo da torcere. Mi accingo comunque ad entrare. Come da procedura ad attendermi ho trovato un supporto della polizia locale, l’agente…” “Bastianelli, piacere, ma… con chi parla?” “Oh sto solo registrando tutto, è una procedura standard per… Leggi: Gushing: uno splendido concorso di morte, di Sutter Cane (terza parte) […]

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