Gushing: uno splendido concorso di morte, di Sutter Cane (seconda parte)

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03/04/2015 di movimentobirra

(prima parte)

click to enlargeCapitolo 5

La Gorgoglianza

Per come davano mostra di tranquillità ed affiatamento, mentre si inoltravano a passo tranquillo nel desolato parco del locale, a chi li avesse scorti di sottecchi, sarebbero parsi, Aisidor e Andrè, come una comune coppia padre-figlio (o forse zio-nipote), magari solo un po’ più assorta e silenziosa della media.

Non avrebbero potuto però, questi ipotetici osservatori, essere più in errore, perchè i due, oltre a non essere imparentati in alcun modo, stavano in quel momento, in realtà, avendo una conversazione fitta e appassionata, anche se profondamente privata, giacchè nessuno dei due parlava, nè alcun suono si poteva udire nei giardini.

“Lo so Andrè, sarai sconvolto, ma non devi. E’ vero non è una cosa tanto comune riuscire a comunicare in questo modo, senza parole. Scommetto che fino ad oggi avrai pensato di essere l’unico a poter sentire i pensieri della gente…”

“…”

“ti succede vero? Senti i pensieri degli altri”

“… forse”

“E vedi cose strane, cose che per gli altri non ci sono?”

“… a volte”

“Beh… non devi avere paura, non sei il solo. Mi ricordo le lunghe chiacchierate col mio povero nonno nel nuraghe in Nebraska… ore ed ore senza mai aprire bocca. Lui lo chiamava il Gushing, la gorgoglianza. Tu ed io abbiamo questo dono, la gorgoglianza, non sei solo, non devi averne più paura”

“io non sono solo, ci sono papà e mamma”

“ma loro non sanno della gorgoglianza, vero?”

“…no… lo sa solo la mia amica Peppa”

“e chi sarebbe questa Peppina?”

“Peppa! Peppa Pig!” – mostrandogliela – “è la mia amica, con lei parlo”

“Oh, ma è un porceddu: non te lo dicevo che a te ti piacciono i porceddu? Hahahaha!!! Cosa ti dice adesso il porceddu? Hahahaha!!! Sta dicendo qualcosa ora?”

“…si… ma non so se posso dirtelo…”

“Ma certo che puoi, io sono tuo amico, proprio come il porceddu. Hahahaha!!! Puoi dirmi tutto, ok?”

“OK… Dice: porceddu sarai tu, coglione! Poi dice che sei una testa di c…”

“OK, HO CAPITO! LASCIA PERDERE!”

“…”

“…”

“e ti ha detto qualcosa il porc… PEPPA, INTENDO PEPPA… ti ha detto qualcosa su questo posto?”

“…dice che è un posto malvagio… è vero che questo è un posto malvagio?”

“…Be, vedi doc, quando in un posto succedono delle cose… non troppo giuste… rimangono come… delle tracce… e chi possiede la gorgoglianza è in grado di avvertirle… In questo posto, sai, negli anni, sono successe tante di queste cose non troppo giuste… ma tu non devi avere paura perchè sono cose già accadute, sono solo immagini e non possono farti alcun male”.

“ma fanno paura”

“sì, fanno paura, ma tu devi ricordarti sempre che sono cose vecchie e non possono ferirti in nessun modo.”

“…”

“Dimmi, Doc, hai già visto qualcosa di pauroso qui, vero?”

“Sì… quando siamo arrivati… dall’ascensore vicino all’ingresso ho visto uscire un sacco di sangue!”

“questo è quello che hai visto, non quello che stava realmente succedendo”

“ma io…”

“ragiona, con tutto quel sangue tutti quanti si sarebbero allarmati, sarebbe scoppiato un gran casino, invece nessuno oltre a te l’ha notato, vero?”

“…”

“Proprio in questo edificio, tanti anni fa, precisamente il 2 Novembre 1921, ci fu un episodio di follia di massa durante una festa… fu una strage. Si narra che gli investigatori accorsi sul posto trovarono morti ovunque. Restò celebre il lago di sangue che gli si presentò davanti, quando l’ascensore chiamato per salire ai piani superiori spalancò le proprie porte mostrando un mucchio di cadaveri dilaniati.”

Andrè trattenne a fatica un conato.

“Quindi: sangue dagli ascensori uguale strage della festa di ballo del 1921, e dato che il 1921 è già passato non c’è niente da aver paura, TAAAC!”

“sarà… ma io non…”

In quell’istante alle loro spalle comparvero due figure terrificanti, una coppia di uomini vestiti con grembiulini azzurri da bambina, orribilmente stretti e stracciati, addosso ai corpi deformi e macilenti.

I due, che si tenevano per mano, sembravano morti da tempo; la carne era grigiastra e pendeva a brandelli da braccia e gambe, vermi e insetti sbucavano ovunque e i volti spaventosi, esangui e scarnificati, fissavano intensamente il povero Andrè che con un balzo si fece scudo di Aisidor mentre gli uomini, avvicinandosi lentamente, iniziarono a parlargli con voce rauca e gorgogliante, esibendo un evidente inflessione del Massachusetts (che, come saprete, può ricordare il bergamasco): “Vieni a degustare con noi, pota? Per sempre, per sempre, per sempre, per sempre”

Aisidor reagì di scatto urlando: “Ajò, andate via, porca di quella troia!” ed immediatamente, come si erano materializzate, le due figure svanirono.

“Hai visto??? Che ti dicevo? Quei due erano i fratelli McHoney, del Massachusetts.

Erano due gemelli sommelier di birra che, all’inizio degli anni ’50, vennero internati in questo edificio, nel frattempo adibito a manicomio, perchè, giunti alla mezza età, avevano iniziato a dare segni di squilibrio e a voler presentare le serate di degustazione vestiti come bambine piccole.

Vennero rinchiusi insieme e, il 2 Novembre 1952, si massacrarono a vicenda con dei cocci di bottiglia (usarono, pare, delle bottiglia di Orval che erano riusciti ad introdurre nella clinica nascondendole all’interno dei loro stessi corpi).

Comunque anche questa è una storia vecchia. Hai visto o no come spariscono?”

Perciò ricorda: gemelli morti uguale massacro del manicomio, 1952, il 1952 è passato e quindi non c’è da aver paura, TAAAC!

Andrè, ancora scosso e non proprio convintissimo, accennò comunque un sì muovendo il capo.

“Benissimo! Più tranquillo ora?”

“Un po’…”

“Bene, ci siamo allontanati fin troppo e dovremo iniziare a tornare, spero che tu abbia capito che non c’è nessun rischio reale per te, però sento che c’è ancora qualcosa che ti preoccupa… dimmi: di cosa si tratta”

“…”

“dai, sai che sono tuo amico”

“…cosa c’è nella bottiglia 237?”

Aisidor sobbalzò e dopo un breve silenzio dovuto alla sorpresa rispose bruscamente:

“NIENTE! Non c’è niente nella bottiglia 237! Ma tu devi starne lontano, capito mi hai?!”

Voltandosi per rientrare i due si trovarono di fronte, immobile, una figura enigmatica ed inquietante: stivaloni e guanti di gomma, un lungo grembiule bianco, unto e macchiato e, sulla testa, a nasconderne i lineamenti, un grosso GrainBag.

In mano teneva un ascia.

Andrè questa volta cercò di restare calmo, lanciando però un’occhiata interrogativa verso Aisidor, il quale, con un’espressione a metà tra lo stizzito e il divertito, si rivolse subito alla strana figura dicendo:

“Ah no, ora basta! Ma quanto siete insistenti oggi… smamma pure tu che adesso è ora di farsi qualche birretta!”

L’uomo mascherato rimase immobile.

“Ajo, sordo sei… allora… …stivaloni, grembiule e maschera bucherellata… tu devi essere il killer del famoso massacro del 1934… anzi, no… forse eri il mostro della celebre mattanza del 1987… no, nemmeno… ajò sai che non mi ricordo di te…?”

“2 Novembre 2014” rispose la figura.

“Ah certo! Giusto! Killer con stivaloni, grembiule e maschera uguale strage del 2 novembre 2014… ma… ma tu non dovresti rispondermi… e poi… il 2 novembre 2014… è oggi…”

TAAC!!!

Questa volta il taac fu il suono che fece l’ascia mentre si abbatteva sulla testa del povero Aisidor, aprendogliela in due parti nette (smentendo di fatto la nota diceria secondo la quale gli abitanti del Nebraska sarebbero forniti di una calotta cranica particolarmente resistente).

Il Killer si girò poi verso Andrè e disse: “Abbi paura, abbi molta paura!” ma il bambino non potè sentirlo perchè nel frattempo era intento a polverizzare il record mondiale giovanile dei 400 ostacoli per buttarsi, tremante, tra le braccia della mamma.

 

Capitolo 6

Necrobirricon

L’Homebrewer era consapevole di avere finalmente a disposizione un’opportunità per sconfiggere inequivocabilmente e definitivamente, malgrado la disparità delle forze schierate, i suoi avversari: doveva vincere il più grande concorso di tutti i tempi, il concorso del 2 Novembre.

Una vittoria schiacciante in questa irripetibile occasione avrebbe finalmente chiarito davanti a tutto il mondo chi fosse il più grande homebrewer di tutti i tempi ed il grande complotto si sarebbe sciolto, ormai vanificato, come neve al sole.

Mentre sanitizzava alcuni fermentatori con candeggina e bisolfito, l’homebrewer ripeteva questo discorso per la 73esima volta al cognato Carl, l’unica persona che negli ultimi mesi fosse stata ammessa al laboratorio. Non che si fidasse del tutto di Carl, difficile pensare che potesse davvero essere, come sosteneva, del tutto ignaro del complotto, ma aveva preferito cedere con lui piuttosto che vedersi arrivare alle porte le forze dell’ordine o addirittura il TSO che gli aveva prospettato quella traditrice di sua moglie.

Doveva inoltre ammettere che un aiuto in laboratorio gli era senz’altro utile: ormai non era più un ragazzino e produrre birre a getto continuo, alla ricerca della perfezione, era un’attività piuttosto faticosa e il cognato, che senza accorgersi aveva incominciato a chiamare “Igor”, era un ottimo sostegno, soprattutto per le operazioni di bassa manovalanza.

Era sicuramente un emissario del nemico ma di questo non c’era poi molto da preoccuparsi: bastava evitare di dirgli proprio tutto, bastava nascondergli il “grande piano”.

Il “grande piano” lo stava portando avanti ormai da mesi, soprattutto durante le ore notturne, perchè da tempo non riusciva più a chiudere occhio.

Anzi, erano stati proprio gli spaventosi incubi notturni ad ispirarlo. Sogni oscuri ed ipnotici nei quali ancestrali presenze ultraterrene, indescrivibili eppure concrete e spaventose, lo invitavano a riscoprire antiche scritture dimenticate ed utilizzarle per vendicarsi e trionfare.

Aveva così iniziato ad occuparsi di occultismo applicato alla birra, la cosiddetta birromanzia, scienza antica e terribile le cui prime tracce risalivano ai popoli aztechi che si diceva avessero sviluppato macabri riti per brassare birra utilizzando il sangue e le interiora di uomini e donne sacrificate ai loro dei malvagi, birre che pareva avessero incredibili effetti psicotropi sui sacerdoti che le degustavano.

Con grandi sforzi e pazienza, tramite un minuzioso ed instancabile lavoro di ricerca, era giunto infine a procurarsi un testo rarissimo ed estremamente pericoloso: l’osceno e temuto Necrobirricon o “libro delle birre morte”, attribuito all’arabo pazzo Abdul Maxfarhag, stregone e alchimista dell’anno 1000, che per averlo scritto era stato rinchiuso e decapitato e, successivamente, lapidato.

Antichi saperi birrari dimenticati iniziarono, pagina dopo pagina, a svelarglisi: ricette proibite che celavano invocazioni sacrileghe, fermentazioni di animali da cortile, il diacetile che uccide, le aberrazioni di Maillard, i terribili Umulomini Luppulus.

Più si immergeva in queste oscure letture più la sua sanità mentale, da tempo ormai labile, lo abbandonava, e con lei la sua povera, predestinata anima.

Alla fine trovò ciò che stava cercando: la ricetta per brassare la birra finale, quella che finalmente avrebbe messo d’accordo tutti, definitivamente.

Ci lavorò per mesi stando sempre ben attento a non mostrare al cognato Igor la lista completa degli ingredienti e a non farsi udire mentre pronunziava le evocazioni necessarie alla conclusione del rituale brassicolo.

Agli inizi dell’autunno la birra era pronta e con un guizzo di inaspettato humor nero la battezzò “La Fin Absolute Du Mond”.

Perchè avesse l’effetto previsto la birra andava ancora “attivata” ma quest’ultimo passo andava fatto il giorno esatto in cui sarebbe stata stappata. Si poteva quindi procedere ad iscriverla al concorso e l’Homebrewer lo fece.

Le venne assegnato il numero 237

 

Capitolo 7

L’interrogatorio

Il commissario Acerboni sapeva che avrebbe dovuto andarci piano; quei due, sprofondati fianco a fianco sulle scomode seggiole dello stanzino per gli interrogatori del commissariato, ne avevano già passate di tutti i colori e sembravano davvero stremati; m a la sua precedente, dignitosa carriera di tutore della legge, che non lo aveva mai costretto a confrontarsi con eventi più eclatanti di qualche incidente sugli sci o di qualche rissa tra montanari ubriachi di grappa, non aveva potuto certo prepararlo adeguatamente a gestire il carico di responsabilità e di stress al quale quell’incredibile casino, piovutogli addosso senza il minimo preavviso, a soli 19 anni circa dalla sospirata pensione, lo stava sottoponendo, e il suo tono e i suoi modi, solitamente garbati e concilianti, svelavano tutto il suo sgomento e la sua frustrazione davanti ad una situazione che, lo sapeva in partenza, non sarebbe riuscito a sbrogliare prima che la stampa, l’opinione pubblica e, infine, i suoi fottuti superiori, lo avessero fatto a pezzettini minuscoli, come d’altra parte era successo a parecchi di quei poveracci sulla cui sorte stava provando ad indagare.

Esalò quindi l’ennesimo sospiro demoralizzato, e dopo un sorso del 6° orrido caffè della serata si fece forza per proseguire con l’interrogatorio.

“Quindi, signor Bertinuat, mi stava dicendo che tutto è iniziato durante la premiazione”

“Esatto”

“Mi racconti di nuovo, la prego”

“Le ho già detto tutto più volte… davvero non ho modo di chiarire ulteriormente”

“Proviamoci lo stesso, per favore, so che è stanco, siamo tutti stanchi, ma facciamo ancora un piccolo sforzo”

“…”

“Bertinuat, lei si rende conto, vero, che siete i soli superstiti tra più di 300 persone!?”

“Intende forse dire che siamo stati noi ad ucciderli!?”

“No, certo che no, sappiamo chi è stato, abbiamo ascoltato il nastro dei nostri colleghi accorsi sul posto e abbiamo ricostruito gran parte dell’accaduto, ma abbiamo ancora molti buchi da riempire e voi, volenti o nolenti siete gli unici che possono aiutarci a farlo”

“Va bene, certo, lo capisco”

“La ringrazio… allora mi dica… lei si trovava proprio sul palco, giusto?”

“Sì, come le dicevo, frequento da anni questo ambiente ed ero stato chiamato dagli organizzatori dell’evento per gestire il concorso. Presenziare alla premiazione era tra i miei compiti”

“Anche sua moglie era sul palco?”

“No io…” interviene Monique, per poi abbandonare la frase a metà, come svuotata

“No, era appena sotto, con mio figlio, che già da qualche ora stava mostrando i segni di una strana inquietudine”

“Va bene, mi ripeta com’è andata”

“In queste occasioni, durante la premiazione, vengono chiamati i concorrenti e si interagisce brevemente con loro, rivelandogli il punteggio ottenuto e dando insieme una scorsa alla scheda compilata dai giudici. Tutto è iniziato quando è stato chiamato l’homebrewer Mauro Queirolo…. evidentemente era molto sicuro della qualità della sua birra e il giudizio, piuttosto basso, lo ha fatto andare su tutte le furie…”

“Conosceva già questo soggetto?”

“Sì, è… era un habituè, in giornate di questo genere. E’ sempre stato un tipo un po’… competitivo ma quel giorno… aveva qualcosa di diverso… Già l’abbigliamento avrebbe dovuto farci sospettare che ci fosse qualcosa che non andava, indossava i classici indumenti da birraio al lavoro, stivali e guanti di plastica e grembiulone usato e pieno di macchie. Si guardava intorno guardingo, con una strana luce negli occhi… Quando l’abbiamo chiamato sul palco e gli abbiamo letto la posizione ottenuta e le note dei giudici, come dicevo, ha cominciato ad urlare ed inveire contro tutti”

“cosa diceva la scheda?”

“Mah… non ricordo bene… mi pare che avessero riscontrato sentori di vernice ed avessero suggerito “rifare senza drammi””

“Continui, continui”

“Si è davvero alterato… urlava frasi senza senso parlando di complotti e via dicendo, che l’avevamo costretto noi a farlo, che l’avremmo pagata, roba così”

“E poi?”

“Abbiamo provato a calmarlo, io, in particolare ho provato a dargli un premio di consolazione, per l’impegno, una maglietta di Camaschella”

“Chi?”

“Massì, uno del giro”

“Cazzo David” interviene la moglie “ma anche tu… la maglietta di Camaschella???”

“Ma… quella di Kuaska era finita…”

“Va bene, va bene, andate avanti, mi pare di capire che il premio di consolazione non ha funzionato”

“Direi proprio di no… ha continuato ad urlare per un po’, poi tutto ad un tratto di è calmato di colpo, si è girato verso il pubblico e, come in trance, si è messo a salmodiare qualcosa in uno strano linguaggio incomprensibile e…”

“E qua comincia la parte coi mostri e i fantasmi…”

“Commissario… gliel’ho già detto… sono anch’io un individuo estremamente razionale e sono il primo che non crederebbe…”

“Va bene, va bene, mi scusi… prosegua… anzi, signora prosegua lei, per favore”

“E’ come le ha già detto mio marito, l’ultima immagine nitida che ricordo è quella dell’homebrewer che, sempre continuando a delirare, si infilava un GrainBag sulla testa ed estraeva un’accetta dalla tasca dal grembiule”

“Un Grain cosa?”

“E’una specie di sacchetto bucherellato che serve per mettere il malto in infusione durante…”

“Ok, ok, vada avanti”

“Alla vista dell’arma ci siamo spaventati e abbiamo provato a scappare… ma a quel punto le cose hanno iniziato a diventare davvero strane… man mano che quella specie di filastrocca proseguiva tutto diventava confuso e… spaventoso… abbiamo iniziato ad avere delle strane allucinazioni, immagini di persone massacrate, omicidi brutali, entità mostruose… La gente ha iniziato ad andare fuori di testa, cercavano di scappare ma erano…. eravamo tutti stravolti dal terrore e le porte erano chiuse… o almeno credo… non so come spiegare… non eravamo in grado di ragionare razionalmente, nessuno sembrava capire cosa stesse succedendo, avevamo tutti perso il contatto con la realtà, c’erano solo lo smarrimento… e la paura…”

“Cos’è successo dopo”

“Non lo so, non ricordo, nessuno dei due ricorda niente tranne… Andrè…”

“Andrè”

“Già… anche noi, come tutti gli altri, eravamo completamente in preda al panico ma Andrè… ci ha preso per mano e… il solo contatto è riuscito a calmarci… in mezzo a quel marasma assoluto era lì, calmo e concentrato e… era come se sapesse esattamente cosa fare… ricordo che ci ha detto di non aver paura e di andare con lui e noi… l’abbiamo seguito, come in trance”

“La cosa più strana è che non aveva bisogno di parlare, tra l’altro con le urla e tutto il rumore che c’era non avremmo potuto sentirlo… era come se… non so, se lo potessimo ascoltare nelle nostre teste… non saprei come altro spiegarlo”

“E’ proprio così commissario confermo tutto, parola per parola”

Il commissario sospirò per l’ennesima volta e tacque per una decina di secondi.

“Dopodichè non ricordate più niente, giusto?”

“Già…”

“Sì. Ci siamo riavuti solo quando sono arrivati i vostri uomini…”

“Quando ormai era tutto finito, lo so, lo so… eravate chiusi in un ripostiglio, chiuso dall’esterno, per essere precisi…”

“E Andrè non c’era”, sussurrò, trattenendo a fatica le lacrime, Monique Bertinuat.

(continua…)

2 thoughts on “Gushing: uno splendido concorso di morte, di Sutter Cane (seconda parte)

  1. […] Fonte: Movimento Birra (prima parte) Capitolo 5 La Gorgoglianza Per come davano mostra di tranquillità ed affiatamento, mentre si inoltravano a passo tranquillo nel desolato parco del locale, a chi li avesse scorti di sottecchi, sarebbero parsi, Aisidor e Andrè, come una comune coppia padre-figlio (o forse zio-nipote), magari solo un po’ più assorta e silenziosa della media. Non avrebbero potuto però, questi ipotetici osservatori, essere più in errore, perchè i due, oltre a non essere imparentati in alcun modo, stavano in quel momento, in realtà, avendo una conversazione fitta e appassionata, anche se profondamente privata, giacchè nessuno dei due parlava, nè alcun… Leggi: Gushing: uno splendido concorso di morte, di Sutter Cane (seconda parte) […]

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