Gushing: uno splendido concorso di morte, di Sutter Cane (prima parte)

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06/03/2015 di movimentobirra

 

Gushing:

uno splendido concorso di morte

di

Sutter Cane

click to enlargeQuello che state per leggere accadrà e non c’è niente che possiate fare per impedirlo.

Prologo

Il Diavolo, probabilmente

Era, l’HomeBrewer, nella vita di ogni giorno, un uomo buono.

Amava la famiglia ed il prossimo suo, non saltava una Messa, accudiva gli animali randagi, comprava le rose dai cingalesi e si commuoveva davanti ai tramonti, al pianto di un infante, ad ogni puntata di “c’è posta per te”.

L’hobby stesso dell’Homebrewing egli lo viveva in maniera serena e positiva, una sana valvola di sfogo a fronte dei piccoli dispiaceri e della quotidiana fatica dell’esistenza.

I suoi cari lo assecondano e lui, riconoscente, faceva del suo meglio per incastrare i giorni dedicati a questa sua passione nei momenti liberi da impegni famigliari, impegnandosi allo spasimo per arrecare il minor disturbo possibile e dedicando, a fine giornata, grande attenzione ed impegno al ripristino dell’ambiente casalingo, riassettando con gran cura senza mai lasciare ingrati compiti alla compagna, che amava e rispettava – ricambiato – infinitamente.

La birra la sapeva fare, eccome, e gli amici apprezzavano assai questa sua strana, peculiare passione; lui, dal canto suo, minimizzava, sempre ben attento a non annoiarli con dettagli tecnici o noiose disquisizioni teoriche, come pure ad evitare vanterie e smargiassate: molto meglio, invece, stappare un altro paio di bottiglie per accompagnare al meglio l’impagabile piacere di una serata in compagnia.

Era, la sua, un’esistenza sana e serena, senza gravi turbamenti o malinconie e costellata di piccole soddisfazioni e misurate gioie.

Finchè, all’improvviso, tutto cambiò.

Fu in una notte di tempesta, o almeno così si racconta, che il brav’uomo, trovandosi in una taverna del suo villaggio intento a far assaggiare le sue birre ad amici ed astanti, fece uno strano, inquietante incontro, un incontro destinato a mutare per sempre la sua sorte.

Un viandante, alto, magro e silenzioso, comparve d’incanto alle sue spalle e con tono mellifluo ed ipnotico e un netto accento dell’Ohio (che può ricordare un po’ il genovese), gli sussurrò:

“Mi permetta di presentarmi, sono un uomo di gusto e di sostanza. Le porgo i miei sentiti omaggi, ho assai gradito le sue bevande.”

“Grazie molte, signor viandante, prego, si serva ancora, se le fa piacere, ma davvero si tratta di poca cosa”

“Belin! Niente affatto, non parlo a vanvera, mi creda, giacchè oltre ad essere da sempre avvezzo al buon bere, da tempo immemore io stesso mi diletto nella produzione di siffatte pozioni al punto di averne avviato un piccolo ma soddisfacente commercio, con la nomea, che lei avrà forse già udito, di Malus Faber.”

“Certo, birre straordinarie, e pericolose, è un piacere conoscerla signor…”

“Faustus è il mio nome, ma può chiamarmi Faust, giacchè anch’io ebbi la sventura di stipulare un patto con un piccolo demone dispettoso e tenace che tutt’ora mi perseguita e dal cui giogo, temo, giammai potrò liberarmi”.

“Ma prego, si serva!”

“No, grazie, stavo giusto per ritirarmi nelle tenebre, non prima però di porgerle i miei saluti e di darle un piccolo, modesto suggerimento… ” “Mi dica”

“ha mai pensato di iscrivere le sue birre ad un concorso?”

In quell’istante un fragoroso tuono spezzò il brusio festante del locale, le luci si spensero d’un tratto e, nel silenzio del momento, in lontananza, si sentì un lungo, straziante ululato.

Quando la luce tornò, del viandante non c’era più segno e nessuno, tranne il brav’uomo, sembrava averlo notato nè tantomeno ricordarlo, tant’è che egli stesso, nei giorni successivi cominciò a chiedersi se davvero quello strano incontro avesse mai avuto luogo o se fosse stato soltanto un parto della sua immaginazione, causato forse dalla stanchezza o dal troppo bere.

Entro breve anche il ricordo svanì, ma quell’idea, suggerita a mezza voce, aveva nel frattempo messo radici nell’inconscio e nei sogni del pover uomo.

Il concorso. Il concorso. Il concorso.

 

Capitolo 1

Enter Peppa

La strada per raggiungere il luogo del concorso non era certo breve e i coniugi Bertinuat avevano riflettuto a lungo, e non senza numerosi ripensamenti, prima di decidersi a confermare la loro presenza.

Ma adesso, mentre la vecchia berlina macinava chilometri inerpicandosi senza apparente fatica sugli ampi tornanti del percorso e lo spettacolare panorama alpino si apriva davanti ai loro occhi in tutta la sua maestosa bellezza, qualsiasi dubbio o titubanza avessero avuto aveva ormai lasciato spazio ad una serenità e ad una calma quasi religiosa e i due si godevano il viaggio rilassati e di ottimo umore.

Imbragato sul suo iper-confortevole e stra-sicuro seggiolone modello Space Shuttle, montato dal babbo con perfezione svizzera sui sedili posteriori della vettura, anche Andrè pareva tranquillo e a suo agio anche se, come sempre, perso nei suoi pensieri ed intento a giocare con la sua Peppa Pig, un pupazzetto di materiale spugnoso e dall’aria ormai un po’ vissuta, ispirato all’omonimo personaggio cult dei cartoni animati, che aveva trovato un giorno, tristemente abbandonato su una panchina del parco-giochi, e subito adottato, e che era immediatamente diventato il suo giocattolo preferito, dal quale non si separava mai, nemmeno durante la notte.

La tranquillità del piccolo era però soltanto apparente; in realtà in quel momento, ad un livello ben al di là delle comuni percezioni umane, tra il bambino e la sua amica immaginaria (che nella sua mente gli si rivolgeva con una voce profonda, cavernosa ma rassicurante, simile a quella del ministro Cancellieri) una silenziosa, drammatica conversazione stava avendo luogo.

“Peppa, sei contenta di questa gita?”

“…”

“Peppa, rispondi! Sei contenta?”

“NO!”

“Perchè no? Di solito ti piacciono le gite”

“Non questa”

“Perchè no?”

“E’ il posto dove stiamo andando”

“Cos’ha che non va il posto?”

“Mi fa paura… E’ un posto… malvagio”

“Ma tu non hai mai paura di niente…”

“questa volta sì, dobbiamo tornare indietro o…”

“o cosa?”

“o… moriremo tutti!”

“Peppa non dire così, mi stai spaventando!”

“MORIREMO TUTTI! MORIREMO TUTTI! MORIREMO TUTTI! MORIREMO TUTTI!!”

In realtà Peppa Pig non aveva la benchè minima facoltà paranormale: stava semplicemente facendo i capricci perchè non aveva nessuna voglia di passare un’ altra interminabile giornataccia tra gente noiosa e stramba a sentire parlare di birre, senza nemmeno la possibilità di assaggiarne una.

Avrebbe infinitamente preferito invece starsene a casa a saltare nelle pozzanghere coi suoi amichetti o, meglio ancora, a praticare l’amore saffico con la sua amica Susy, il cui soprannome, Susy Pecora, aveva recentemente scoperto, aveva motivazioni assai intriganti, anche se, fortunatamente, ben oltre la portata dell’innocente ingenuità dei suoi piccoli fan.

Ciononostante, i nefasti presagi della piccola maiala stavano per dimostrarsi inaspettatamente fondati e il giovane Andrè, lui sì davvero dotato di incredibili facoltà medianiche, lo intuiva e ne era terrorizzato.

Le forze del male stavano aprendo le proprie fauci e lui e i suoi ignari genitori vi si stavano gettando in pasto, ad una velocità di crociera di 78 km/h circa.

 

Capitolo 2

La seduzione di Paul Chicken

Quando Paul Chicken udì con le sue orecchie la cifra che quello strano intermediario, curvo e macilento, vagamente simile ad un cadavere appena riesumato, aveva richiesto per la struttura, pensò subito ad uno scherzo o, più probabile, a qualcosa di losco.

Ben consapevole della sua stessa statura di uomo d’affari ormai affermato, con un presente da imprenditore di successo e un futuro ormai chiaramente indirizzato verso una luminosa carriera politica, non poteva certo permettersi di perdere tempo in burle o in affari poco puliti.

Oddio, la seconda alternativa, volendo, l’avrebbe potuta anche valutare… non certo per squallidi interessi economici, intendiamoci, ma piuttosto per tener fede al suo ormai conclamato ruolo di paladino dei poveri imprenditori di fronte allo strapotere di quella magistratura sinistroide e forcaiola, ormai da anni al potere, sempre pronta a dar contro, con violenza, per meri motivi ideologici e invidia, agli investitori illuminati che, come lui, avevano l’unico torto di lavorare duramente e creare lavoro per tutti.

Preferì quindi nicchiare per qualche giorno, mantenendo i contatti con la proprietà, e svolgere nel frattempo qualche accurata indagine, per capire cosa si celasse dietro a quell’affarone.

Perchè di affarone si trattava davvero, su questo non c’erano dubbi.

Una struttura enorme e maestosa, di pregevolissima fattura e grande impatto visivo, sia come architettura esterna che negli splendidi interni, arredata con mobili sfarzosi e di gran gusto, situata in una posizione magnifica, in alta montagna e con una vista spettacolare sulla valle, e per giunta anche molto comoda da raggiungere in automobile o in pullman.

Ma i pur ragionevoli dubbi dell’imprenditore si rivelarono presto infondati: non si trattava infatti nè di uno scherzo nè di una truffa.

Un motivo dietro quel prezzo stracciato, aveva scoperto, c’era davvero, ma niente di davvero preoccupante, perlomeno non per una mente concreta e razionale come quella del Chicken.

L’indagine chiarì infatti che la questione era di natura, diciamo, scaramantica, sebbene, bisognava ammetterlo, non priva di una sua originalità e di un suo fascino.

Secondo una ricostruzione storica piuttosto minuziosa ed attendibile risulto infatti come, nell’antichità, il terreno su cui poggiava la costruzione fosse stato adibito al culto di maligne divinità extraterrestri per le quali venivano celebrati, sembra, anche sanguinosi sacrifici umani; secoli dopo divenne invece il ritrovo di una confraternita di sedicenti streghe e fattucchiere che si riteneva rapissero bambini per farne dono al demonio durante i loro Sabba, fattucchiere poi orribilmente massacrate dalle famiglie degli infanti rapiti e spirate maledicendo per l’eternità i loro carnefici e tutti i loro discendenti. Nel seguito il terreno divenne un cimitero indiano e successivamente il luogo in cui, durante la prima guerra mondiale, venne consumato un orribile massacro. Anni dopo un aeroplano si schiantò proprio in quella zona e i sopravvissuti furono costretti, per sostentarsi in attesa dei soccorsi, a tremendi riti di cannibalismo; negli anni 70 un ex medico nazista vi costruì poi un manicomio criminale che utilizzò per i suoi folli esperimenti medici ed infine, ai nostri tempi, lo stabile divenne la sede di un circolo di Forza Italia.

Tutte queste, effettivamente curiose, circostanze non riuscirono comunque ad allarmare particolarmente il nostro Paul che, attratto dalla prospettiva di un ottimo affare, le liquido come semplici coincidenze.

Nei giorni successivi non prestò nemmeno molta attenzione ai numerosi stormi di corvi che, con inspiegabile istinto suicida, andavano ad infrangersi contro le vetrine dei suoi locali o ai gatti neri soffianti che stranamente continuava ad incrociare, (circostanze che attribuì alla sciagurata influenza dei gruppi animalisti nelle gestioni comunali), nè parve darsi gran pena per una serie di incubi ricorrenti nei quali si ritrovava, terrorizzato, davanti al suo nuovo locale, stracolmo di cadaveri orrendamente mutilati mentre oscene entità inumane se ne cibavano e, in diretta televisiva, il ministro Brunetta dava la colpa a lui e ai comunisti.

Incominciò a preoccuparsi lievemente soltanto il giorno della firma del contratto, quando durante il bidè mattutino il suo pene gli si rivolse parlandogli in latino e cercando di azzannargli una mano.

Questo fatto lo inquietò al punto che, quando il non morto, con mano tremante, emaciata e corrosa dai vermi, gli porse le carte del contratto e gli chiese di firmare col sangue, Paul intuì che forse la faccenda aveva qualche aspetto un po’ preoccupante e che avrebbe dovuto fare qualcosa… ma cosa?

Chiese uno sconto del 15%.

Ottenne il 5, più un i-pod, un busto di Mao in polistirolo (ideale da mettere nelle toilette) e un buono per 3 massaggi Happy Ending gratuiti presso il centro di benessere Xyau-Yu.

Firmò senza indugio.

Il suo nuovo locale sarebbe stato strepitoso: oltre a trasferirci il suo birrificio avrebbe dedicato alcune sale alla ristorazione e il salone principale ai concerti, ci sarebbero state stanze per pernottare e tanto altro.

Decise di chiamarlo “Overlook BQ” e di fissare l’ inaugurazione il successivo 2 Novembre, celebrandola con un grande concorso di Homebrewing: sarebbe stato il più grande concorso di tutti i tempi.

 

Capitolo 3

L’arrivo

Appena giunti sul posto i Bertinuat ebbero appena il tempo di parcheggiare l’automobile e di fermarsi un istante ad ammirare l’impressionante impatto visivo del locale, che vennero subito accerchiati dai numerosi amici e conoscenti che li avevano preceduti e che, sperticandosi in saluti e feste, gli fecero presto dimenticare la prima immediata impressione che la struttura aveva offerto loro, e cioè che fosse davvero pregevole ed imponente ma con qualcosa di vagamente inquietante, se non addirittura di profondamente sbagliato.

Quasi subito questa strana sensazione li abbandonò e liquidarono la cosa come un effetto collaterale dovuto alla stanchezza per il lungo viaggio e convenendo con gli altri ospiti che sì, stavolta Paul Chicken aveva fatto le cose davvero in grande.

Il povero Andrè invece, sebbene fosse stato anche lui preso d’assalto dagli amici di famiglia – ma come sei cresciuto?! – ma sai che sei uguale al papà?? – non dirmi che bevi anche tu la birra???? – non dava l’impressione di rendersene conto e, immobile di fronte al portone d’ingresso, la mano destra serrata a stritolare la povera Peppa (che imprecava come un personaggio di Pulp Fiction), stava avendo una formidabile quanto silenziosa crisi di panico.

Fu una voce lontana a riportarlo alla calma, una voce al tempo stesso allegra e rassicurante, con un forte accento del Nebraska (che come tutti sanno ricorda molto il sardo), una voce che però non aveva sentito con le orecchie ma direttamente nella testa e che gli aveva chiesto: “a te piace il porceddu, eh Doc?”

Tornato di colpo alla realtà cercò immediatamente i genitori che in quel momento stavano salutando un tizio che gli sembrò famigliare e che subito gli si rivolse sorridendo:

“Aiò Doc, come stai? Cresciuto tanto sei! Ti ricordi di me? Sono Aisidor, del gruppo degli homebrewer del Nebraska! Stavo giusto dicendo ai tuoi genitori che abbiamo portato tante buone cose da mangiare tipiche del Nebraska e se vieni a fare un giro con me tutte te le faccio assaggiare! Abbiamo il pane carasau, il civraxiu, i malloreddus, i culurgiones, e il porceddu.

A te piace il porceddu, eh Doc?”

Andrè osservo attentamente e in silenzio lo strano uomo per qualche secondo, poi annuì e gli porse la mano e i due si allontanarono insieme lungo i giardini del locale.

 

Capitolo 4

La Congiura

 

Erano passati solo pochi anni da quella notte e dall’incontro con quello strano individuo, tristo ed allampanato, che aveva cambiato per sempre la sua vita, ma all’HomeBrewer sembrava fossero trascorsi dei secoli, perchè nel frattempo la sua esistenza era andata in pezzi.

Il seme di quella conversazione si era schiuso nell’inconscio del poveretto ed aveva presto germogliato e prodotto una terribile ossessione che non l’aveva più abbandonato.

Come gli era stato suggerito, aveva effettivamente iniziato ad iscrivere le sue birre ai concorsi.

All’inizio era stato divertente, un simpatico diversivo alla routine quotidiana, sia per lui che per la sua famiglia.

L’HomeBrewer preparava le sue birre con la solita cura ma senza grossi patemi d’animo e, quando se ne presentava l’occasione, le iscriveva; il giorno del concorso era una giornata piacevole per tutti, si presentavano di buon mattino sul posto e passavano la prima parte della giornata facendo conoscenza con gli altri concorrenti, scambiandosi assaggi e suggerimenti, bevendo assai e divertendosi tutti insieme, poi c’era il pranzo e più tardi la premiazione dei vincitori, durante la quale fioccavano incitamenti ed applausi e tutti quanti sembravano accettare di buon grado, con distacco e filosofia, gli esiti della giuria, facendo proprio il classico motto: “l’importante è partecipare”.

Ecco, quest’ultima fase aveva stranamente iniziato a creare qualche piccolissimo problema all’HomeBrewer che, inaspettatamente, aveva rivelato un’attitudine ed una natura competitiva mai emerse in precedenza.

I piazzamenti delle sue birre erano tutt’altro che disprezzabili, alcune volte si ritrovò anche sul podio, ma data la concorrenza e i molti fattori che influenzano la buona riuscita delle ricette e delle gare stesse, rimanevano altalenanti.

Inizialmente provò a prendere anche lui i risultati con aplomb e gli insuccessi come sprone a fare il massimo per migliorarsi, accettando umilmente i consigli dei giudici e cercando di trarne il giusto insegnamento, ma ben presto, constatando che tutti i suoi sforzi non sembravano ottenere gli esiti sperati, iniziò a mostrare segni di sconforto e di un lieve, strisciante malessere.

Amava ancora molto partecipare, ed ogni volta partiva da casa pieno di buonumore e convinto di avere la vittoria in pugno.

Durante il viaggio di andata, con l’automobile piena di bottiglie e di manicaretti da condividere con gli altri partecipanti e un viso sereno, rilassato e gioioso come quella di Papa Francesco dopo un orgasmo, rideva e scherzava con i figli e la moglie, parlava bene e con affetto di tutti gli amici che avrebbero presto rivisto e tutti insieme intonavano canti tipo “quel mazzolin di fiori”, “l’uselin della comare”, “respiripianopernonfarumoretiaddomentidiseraetirisveglicolsole”.

Al ritorno, l’immancabile delusione e la rabbia per il risultato e i giudizi ottenuti, riuscivano a sortire sulla sua normalmente pacata e pacifica espressione, effetti morfologici impressionanti, trasformandolo in una creatura mitologica moderna, metà Calderoli e metà Gollum Del Signore degli Anelli colto proprio nel momento in cui si accorge che a fregargli l’anello sono stati gli zingari, l’autoradio che passava il Requiem di Mozart alternandolo a pezzi di Luigi Tenco e Marco Masini e i passeggeri che tacevano e si facevano piccoli cercando di far finta di niente e sforzandosi di rimandare il più possibile la sosta-pipì in autogrill dove, sempre cauti e intimoriti, avrebbero consumato un malinconico pasto a base di rustichelle gommose e Peroni in bottiglia nel più assoluto silenzio.

Nei giorni seguenti l’uomo era inavvicinabile, si richiudeva nel suo laboratorio – così aveva cominciato a chiamare il box, ormai da tempo inutilizzabile come posto auto, con la macchina che collezionava nel frattempo multe su multe in doppia fila sulla statale antistante l’abitazione – lasciandolo brevemente e saltuariamente solo per consumare dei pasti frugali e silenziosi o per andare a coricarsi nelle ore notturne, quando sprofondava in un sonno profondo e tormentato, popolato da incubi inquietanti nei quali si ritrovava sui banchi delle scuole elementari e la vecchia maestra, buonanima, gli affibbiava un quattro meno meno in “birra” provocando risate fragorose e sberleffi da parte dei suoi vecchi compagni di classe e pernacchie dai bidelli.

Ritornava successivamente ad una vita più o meno regolare, riemergendo da questi periodi, ogni volta sempre più lunghi e preoccupanti, stanco e provato, e recando gli evidenti segni di uno stato psicofisico sempre più debilitato.

Incominciò a manifestare tic nervosi e tremori, seguiti da attacchi di dissenteria esplosiva e secchezza della fauci. Più avanti fu preda di veri e propri stati di ansia, manie di persecuzione e panico sessuale

Infine sprofondò nella paranoia.

Si convinse di essere al centro di un enorme complotto ordito da una fantomatica lobby di produttori di materiale per l’HomeBrewing, giudici e degustatori massoni atta a favorire gli homebrewer confratelli (praticamente tutti: incredibile come fosse ormai ramificata) ai danni degli altri (cioè lui, il solo ad esserne fuori e per questo in grado di dar fastidio e danneggiarla).

C’erano dentro tutti.

Ovviamente i peggiori erano i giudici, sui quali cominciò a collezionare dossier accuratissimi che ne sottolineavano tutti i collegamenti con le principali cordate esoteriche ed il grado di pericolosità – indicato con un numero, fino a cinque, di piccoli teschi rossi – e ad ognuno dei quali prese ad associare, per diletto, uno strumento di tortura personalizzato che gli sarebbe ben piaciuto poter testare sul malcapitato. Poi venivano gli organizzatori e gli sponsor, le associazioni con tutti i membri, i proprietari dei locali, i publican, i ragazzi al servizio, gli altri concorrenti, i bevitori, i parenti e gli amici, fino ai semplici passanti (anche loro molto probabilmente parte del meccanismo).

Per paura che potessero spiarlo e diffondere informazioni strategiche sulle sue birre, arrivò ad allontanare anche i suoi migliori amici: d’altronde, dal loro atteggiamento, sempre più guardingo e titubante, era ormai evidente che avessero qualcosa da nascondere.

Alla fine, con enorme malincuore, dovette ammettere con sè stesso che anche la sua amata moglie e i suoi adorati figli, sangue del suo sangue, dovevano per forza essere anch’essi contro di lui, probabilmente lo erano stati fin dall’inizio, con quei continui moniti a non prendersela per i risultati, a non esagerare, a non stancarsi troppo: era evidente che stessero facendo la loro parte per tenerlo a bada ed evitare che potesse infastidire il nemico… negli ultimi tempi erano addirittura arrivati a suggerirgli un “supporto psicologico” (cioè uno psichiatra! Come se fosse lui ad averne bisogno! Come se fosse lui, il pazzo! Per tacere poi del fatto che anche un eventuale psichiatra si sarebbe sicuramente rivelato parte del complotto).

Alla fine, pur di fermarlo, avevano addirittura minacciato di andarsene di casa.

Chissà se l’avevano fatto davvero… L’HomeBrewer talvolta se lo domandava ma non aveva modo di saperlo… con una enorme scorta di malti, luppoli, e lieviti e con approvvigionamenti abbondanti di scatolame e cibi liofilizzati, erano ormai più di 6 mesi, da quando aveva saputo del grande concorso del 2 Novembre, che non usciva dal “laboratorio”.

(continua…)

4 thoughts on “Gushing: uno splendido concorso di morte, di Sutter Cane (prima parte)

  1. […] Fonte: Movimento Birra   Gushing: uno splendido concorso di morte di Sutter Cane Quello che state per leggere accadrà e non c’è niente che possiate fare per impedirlo. Prologo Il Diavolo, probabilmente Era, l’HomeBrewer, nella vita di ogni giorno, un uomo buono. Amava la famiglia ed il prossimo suo, non saltava una Messa, accudiva gli animali randagi, comprava le rose dai cingalesi e si commuoveva davanti ai tramonti, al pianto di un infante, ad ogni puntata di “c’è posta per te”. L’hobby stesso dell’Homebrewing egli lo viveva in maniera serena e positiva, una sana valvola di sfogo a fronte dei piccoli dispiaceri e… Leggi: Gushing: uno splendido concorso di morte, di Sutter Cane (prima parte) […]

  2. conconi1Conco ha detto:

    Norberto…te non stai tanto a posto…lo sai vero? 🙂
    Certo che lo sai….ahahah
    Leggerti e sempre un gran piacere per me….complimenti!

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