Ungheria: all’alba di una nuova scena birraria

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28/05/2014 di movimentobirra

click to enlargePiù di vent’anni fa gli Scorpions cantavano The wind of changes per celebrare la caduta del Muro di Berlino e della cortina di ferro, oggi c’è un nuovo (e più godereccio) vento di cambiamenti che valica qualunque frontiera naturale, ideologica e politica: la rivoluzione dei microbirrifici.

In questi tempi tanto propizi per il nettare di Gambrinus, può capitare che si progetti di trascorrere tre giorni a Budapest, in occasione dell’ormai celeberrima kermesse musicale agostana chiamata Sziget Festival, pensando sinceramente di prendersi una pausa brassicola dopo aver visitato il birrificio Foglie d’Erba e prima di strategiche tappe a Plžen e Bamberga e che si finisca, invece, complici il caldo e la patologica astinenza da malto e luppolo, a bere birre artigianali locali nel cortile di un pub che si vorrebbe avere anche in un angolo della propria città.

Lo ammetto, già prima della partenza avevo fatto qualche veloce ricerca on line rifiutandomi di credere che gli ungheresi bevessero solo Dreher (tale marchio, ora di proprietà Sab Miller, possiede una grande fabbrica e un museo a Budapest, oltre a essere legato anche alla storia birraria italiana e di Trieste in particolare) e altre industriali: nutrivo la speranza che, dai confini con Austria e Repubblica Ceca, qualcosa di buono potesse filtrare, anche se le mai sopite ruggini tra boermi e magiari, così vivamente rappresentante negli scritti del praghese Jaroslav Hašek, e la conoscenza di una solida tradizione vinicola nella regione del Balaton non mi lasciavano troppe illusioni.

Un mirato uso del più noto motore di ricerca mi avevo però parzialmente confortato: la capitale ungherese ospita infatti due pub specializzati in craft beers e cinque festival birrari.

Il giardino estivo dell’Élesztő

Il giardino estivo dell’Élesztő

Dei due locali, quello che mi sento di consigliare assolutamente è Élesztő (vale a dire “lievito” in magiaro), che si trova alcivico 22 di Tűzoltó Utca, lungo la direttrice che dal centro porta al quartiere di Ferencvaros, dentro un edificio che aveva ospitato in passato una fabbrica di vetri soffiati e un parcheggio, prima di diventare il ruin pub of craft beers.

Il successo dell’impresa è stato tumultuoso: accanto all’originario pub, ora ci sono anche un home brew bar per apprendere storia e principi della domozimurgia e, occasionalmente, assaggiare qualche produzione, una scuola di cultura birraria, un craft palinka beer per chi ama grappe e distillati, un piccolo ristorante e un ostello con qualche camera.

L’atmosfera è davvero speciale e coinvolgente: i giovani addetti alle spine trasudano passione, sono contentissimi di scambiare chiacchiere birrarie con chiunque si sieda al bancone e di presentare in modo chiaro e dettagliato la scena locale e le produzioni presenti nella tap line, senza trascurare di dispensare assaggi gratuti per permettere all’avventore una scelta mirata tra quanto offerto dalle diciassette spine. Al momento della mia visita, ben sedici linee erano dedicate a prodotti magiari, mentre l’ultima era destinata alla Punk Ipa di Brewdog; sono disponibili anche birre ungheresi e straniere in bottiglia (con anche qualche presenza americana come Flying Dog) ma il cuore del locale è sicuramente rappresentanto dal banco di spillatura.

L’aria che si respira è quella balsamica e frizzante di un movimento allo stato embrionale: si percepisce dagli sguardi e dai piccoli gesti che chiunque, tanto chi spilla quanto chi beve, qui dentro si sente in certo modo un cospiratore, un apostolo di un mondo nuovo. In breve, l’aura dell’Élesztő ricorda moltissimo quella che circondava i primi pub birrari in Italia una decina di anni fa.

Il simpatico ragazzo di turno alle spine mi ha rivelato che il numero di microbirrifici ungheresi ha raggiunto il ragguardevole numero di cinquanta, ciò che mi ha però più stupito è stata la varietà di stili proposti.

Infatti, mi aspettavo essenzialmente Pilsner e Tmave di impronta ceca, oltre alle immancabili IPA e APA che fungono da icona della Renaissance artigianale in ogni angolo del globo: naturalmente esemplari di questi generi non mancano, così come ci sono Hefeweizen e Bock di stampo tedesco, contro ogni aspettativa mi sono però trovato a scorrere una lista piena di sperimentazioni ardite.

Birre con ciliegie, mirtilli, mieli di vario genere, miglio, mele e cannella, scorza di limone, fiori di sambuco, zenzero, fino ad arrivare al mosto del pregiato Tokaji Aszú: un simile campionario di ingredienti inconsueti mi ha fatto immediatamente pensare all’inventiva e all’estro dei birrai di casa nostra e a elaborare la considerazione, forse azzardata, che, in Ungheria come in Italia, l’assenza di una tradizione birraria autoctona unita a una matura e diffusa cultura vinicola, con la conseguente familiarità della popolazione a una bevanda alcolica ricca di profumi e gusti fruttati ad ampio spettro, potrebbe aver favorito la nascita di birrai particolarmente votati a cimentarsi con frutta, mosti d’uva e spezie. Se anche in terra magiara si dovesse diffondere l’uso delle botti per affinare e invecchiare birre, una tale ipotesi potrebbe avere un argomento in più a proprio favore.

L’altro pub specializzato, Léhűtő (che in magiaro significa qualcosa come “scansafatiche”), si trova in Holló Utca 12-14, non lontando dall’imponente basilica di Santo Stefano, in una zona decisamente più centrale e ricca di bar, ristoranti e locali notturni.

L’impostazione del locale e l’atmosfera sono molto diverse rispetto all’Élesztő: collocazione, arredi e prezzi occhieggiano più ai giovani alla moda che ai birrofili incalliti e, malgrado la quasi surreale presenza di un venditore ambulante di salsicce alla griglia a ridosso dei tavolini all’aperto del locale, il Léhűtő può senz’altro essere considerato un posto chic rispetto agli standard locali.

La maggiore ricercatezza estetica porta però con sé un servizio più distratto rispetto all’altro locale e un personale non molto informato sull’offerta birraria: nessuna spiegazione circa i nettari inclusi nella tap line e una certa difficoltà a comprendere domande elementari volte a capire gli stili di riferimento delle birre presenti.

L’offerta brassicola consta di sei spine, tutte riservate a prodotti artigianali locali, e una quarantina di referenze in bottiglia, sia ungheresi che tedesche, ceche e britanniche, con una folta rappresentanza di etichette di Brewdog.

L'interno dell’Élesztő

L’interno dell’Élesztő

I tempi stretti della permanenza in riva al Danubio e quelli ancor più ridotti dedicati alle bevute mi hanno costretto a limitare gli assaggi, anche se posso dire che mi hanno colpito in positivo i birrifici Fóti e. soprattutto, Bors: di quest’ultimo ho assaggiato la Anonymus, una robusta IPA da 6% ABV e, soprattutto, 100 IBU che si fanno sentire, venendo incarnate da un lungo amaro terroso ma comunque non volgare e bilanciato da una discreta base di malto, e la Sherwood una bella Strong Stout da 6,5% ABV (mascheratissimi) con molta frutta rossa (lampone e ribes) al naso e una decisa polverosità di cacao in bocca, un corpo leggero e un amaro da luppolo chiaramente percepibile accanto a quello delle tostature. Di Fóti ho invece provato una dignitosa Pils di stampo boemo e la gradevole Keserű Méz (ossia “Miele amaro”, nome ispirato al film Luna di fiele di Polansky…infatti il miele nella ricetta non c’è), una Lager chiara da 6% ABV in cui la dolcezza del malto è contrastata da una massiccia luppolatura tedesca (Spalt e Magnum).

Meno convincenti gli assaggi del birrificio Serforras di Miskolc: una Pils un po’ troppo lievitosa e con un filo di DMS al naso e una IPA piuttosto slegata, con una componente dolce da marmellata di frutta mista che lottava senza requie con un amaro agrumato (mandarino) e terroso. Con queste premesse, ho assaggiato con diffidenza la Korty con mosto di Tokaji Aszú prodotta dallo stesso birrificio, invece questa specialità si è rivelata migliore delle due birre di base, con toni vinosi piuttosti azzeccati e un lungo e gradevole retropalato.

Tra gli altri assaggi sparsi ricordo la Keserű Csoki di Hámori, una Stout con aggiunta di cioccolato amaro caratterizzata da un pungente aroma di peperone verde al naso, gradevole ed equilibrata in bocca, forse un po’ troppo scivolosa nel corpo, ove era lecito aspettarsi una consistenza più vellutata per accompagnare i sentori del cioccolato e la Chopper IPA del micro slovacco Kaltenecker, una birra ben bilanciata ma senza un grande carattere, ho invece vilmente rinunciato a degustare la Meggyes, la cherry beer di Békésszentandrási perché l’oste dell’Élesztő mi aveva informato che non è prodotta con frutti interi macerati nel mosto, bensì con succo di ciliegie addizionato (suppongo a fine bollitura) ed è pertanto molto dolce.

Non ho partecipato ad alcuno dei festival birrari per la mancata coincidenza delle date, li segnalo perciò ad uso dei mobbiani e appassionati che dovessero trovarsi nella capitale dei magiari nei giorni in cui si tengono queste manifestazioni:

–      Budapest Beer Festival: si tiene a metà giugno e occupa tre diverse aree del castello di Buda,si accede pagando un biglietto d’ingresso e i singoli assaggi, per i quali sono disponibili bicchieri da 0,2 e 0,4 L. E’il più grande festival birrario del Paese e vede la massiccia presenza dei gruppi industriali, che lo finanziano, accanto ad alcuni micro.

–      Főzdefeszt Craft Beer Festival: si tiene a inizio giugno a Miskolc e inizio settembre a Budapest in piazza Mikszáth Kálmán, nel quartiere di Josefvaros, ed è espressamente dedicato ai birrifici artigianali nazionali anche se non mancano ospiti stranieri (Schneider dalla Germania, Kout, Zateč e altri dalla Boemia).

–      Belgian Beer Festival: si svolge nel primo week-end di giugno nel castello di Vajdahunyad, che si trova nel grande parco cittadino di Városliget, di belga non ci sono solo le birre alla spina ma anche formaggi e cioccolato.

–      Czech Beer Festival: dura ben due settimane a giugno nel parco Városháza e include anche stand gastronomici e spettacoli musicali di stretta provenienza ceca

–      OctoberFest at Kopaszi Dam: è organizzato a ottobre a Buda in un suggestivo angolo del Lungo Danubio e, a differenza del più celebre omonimo monacense, è dedicato ai piccoli birrifici bavaresi e ungheresi.

Gironzolando in rete ho appena trovato notizia di un altro interessante locale sfuggito alla mia visita, il Kandalló Artisanal Pub con birre artigianali accanto a vini e distillati di qualità: il consiglio è quindi di fare qualche piccola ricerca prima della partenza perché la scena craft lungo il Danubio è appena nata e sta crescendo rapidamente.

In bocca al lupo quindi all’Ungheria e ai suoi nuovi ed estrosi birrai!

Simonmattia Riva

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