Vintage – Viaggi nel tempo alla scoperta delle birre

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30/04/2014 di movimentobirra

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Una delle cose che spesso stupiscono un neofita in campo birrario (e che esperti o sedicenti tali gli fanno subito notare) è che le birre non “scadono” ma possono maturare, alcune per anni “proprio come il vino!”. È questa una affermazione vera anche se da prendere con le dovute distinzioni; la scoperta e la degustazione di birre vintage è comunque una tappa importante nell’esperienza birraria di molti appassionati.

Insomma, è vero che una birra può essere “invecchiata”? La risposta è …dipende, dato che come sappiamo la birra non esiste (con quel che segue).

In genere tutte le birre non filtrate e non pastorizzate (ma in qualche misura anche quelle sottoposte a questi trattamenti) sono prodotti vivi in evoluzione, le loro caratteristiche cambiano con il tempo, e in genere si ha una “curva” di evoluzione: un miglioramento, un periodo ottimale e una progesssiva decadenza. Più in generale la birra può anche cambiare talune caratteristiche senza per questo essere considerata migliore o peggiore, semplicemente diversa – prima che intervenga un’oggettiva degradazione del prodotto.

Il miglioramento nel tempo (e quindi la necessità o opportunità di una certa maturazione) dipende da diversi fattori, come ad esempio i “sottoprodotti” volatili della fermentazione – come alcoli superiori e non solo – che rendono la birra aggressiva al naso e in bocca (per sensazioni di alcolicità, solvente o altri inconvenienti) ma che col tempo si attenuano, raggiungendo un equilibrio ottimale: birre ad alta gradazione alcolica quindi richiedono spesso una certa maturazione.

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Dopo oltre 26 anni questo tappo non fa ben sperare… ma non è detta l’ultima parola

Ci sono poi diversi fattori che permettono ad una birra di conservarsi meglio nel tempo, a prescindere dal fatto che questo comporti anche un’evoluzione positiva. Essenzialmente parliamo di grado alcolico (l’alcool ha note proprietà “conservanti” e antisettiche) e in qualche misura anche di acidità; ben note sono inoltre le proprieta conservanti e antisettiche del luppolo (attive solo su batteri gram-positivi), aspetto che è stato uno dei fattori storici della sua introduzione nella fabbricazione della birra. Meno note sono forse le proprietà benefiche dei malti scuri per prevenire diversi aspetti del deterioramento della birra.

Mettendo insieme questi fattori, si può dedurre a ragione che le birre che meglio resistono ai danni del tempo siano le imperial stout; accanto ad esse, anche i barley wine, nonostante la minor presenza di malti scuri e tostati li vedrebbe leggermente svantaggiati. Qui entrano in gioco altri aspetti, anche perché, come abbiamo detto, questi fattori incidono sulla possibilità di conservare una birra ma non sull’opportunità o necessità di farlo – anche se il fattore alcool in qualche misura gioca su entrambi i fronti. Quello che intendo dire è che alcuni tipi di birra in realtà  hanno un tipo di evoluzione (ad esempio, ossidazione) ne più ne meno di altre birre, magari più lenta, ma i cui effetti entro certi limiti ben si addicono allo stile o a quello che ci aspettiamo da quel tipo di birra. In fondo, anche nel mondo del vino, un Madeira (di cui si apprezzano esemplari addirittura ultracentenari) non è immune agli effetti del tempo, in particolare ossidazione, ma è proprio l’ossidazione che è una sua caratteristica benvenuta. Allo stesso modo, molti barley wine diventano interessanti e oggettivamente gradevoli anche se sulla strada di assumere un tocco di “maderizzazione” che mal si addicerebbe ad una vivace triple di simile gradazione. In altri casi l’evoluzione può essere ambivalente: consideriamo ad esempio IPA prodotte con dosi consistenti di luppolo (che come abbiamo visto ha proprietà conservanti). Una birra del genere sarà un po’ più resistente a infezioni o ossidazioni, ma che dire delle sue caratteristiche? Il suo carattere luppolato si attenuerà con il tempo, e questo può esser visto da due angolazioni: se quello che cerchiamo in una (I)Ipa è proprio il carattere luppolato nel gusto, aroma e amaro, allora è meglio assaporarla ancora giovane, con queste caratteristiche all’apice. Le originali IPA inglesi (e altre birre come le October Strong Ale) venivano invece fortemente luppolate proprio in previsione di essere degustate dopo anni (in certe ricette la quantità di luppolo è indicata in modo proporzionale al tempo in cui si lascerà maturare la birra): bevute giovani sono “troppo” luppolate, almeno secondo la visione del birraio. In questo caso possibilità e opportunità di invecchiamento coincidono.

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Bass King’s Ale 1902 – Ecco cosa rimane di un tappo di sughero ultra centenario

Queste considerazioni valgono comunque in un ambito temporale limitato: non parliamo di Thomas Hardy’s del 1977 o di King’s Ale 1902, si tratta di mesi, anni, ma non decenni.

Per quanto riguarda le birre autoprodotte, ho avuto diverse esperienze di evoluzione positive, una delle quali riguarda ad esempio una Imperial Stout solo “potabile” nei primi due, tre anni, e ottima dopo 8 o 9.

Altre birre hanno retto o anche migliorato nell’arco di due, tre anni, altre si sono semplicemente “conservate” bene, altre ancora decisamente meno. In campo “commerciale”, una Westvleteren 12 appena prodotta e bevuta all’In The Vrede è senz’altro troppo giovane, ma non servono 10 anni per averla al top, anzi è meglio non esagerare. Anche la birra Vintage per antonomasia, la citata TH, è già ottima dopo cinque.

Quando invece parliamo di veri “Vintage” – roba da Ebay per intenderci 😉 – il discorso è diverso. Si possono avere positive sorprese e esperienze degustative interessanti – talvolta anche esaltanti – ma nella grande maggioranza dei casi, anche per stili adatti alla maturazione e birre blasonate, la birra difficilmente sarà migliore, normalmente potrà essere diversa, offrire evoluzioni inaspettate e gradevoli ma raramente da considerasi al suo top – che è già stato raggiunto e superato, magari dopo anni, ma non decenni.

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Una sempre valida Prize Old Ale, ca. 1985

Inoltre aumentano i rischi di evoluzioni negative, perfino tali da richiedere il lavandino, soprattutto se non sappiamo le condizioni in cui è stata conservata la bottiglia. Questo vale anche per una birra vintage per antonomasia, la leggendaria Thomas Hardy’s: qualche anno fa mi è capitato di acquistare e assaggiare nel giro di pochi mesi tre TH del 1978: una pressoché perfetta, una godibile con una tendenza all’acidità, e una imbevibile (acida e salata.. e finita nel lavandino). Devo dire che in ogni caso pur avendo più di una esperienza ottima con TH “vintage”, non sono necessari 10 anni per degustarla al meglio. Di recente ho bevuto qualche Prize Old Ale del 1998, queste si davvero al top, ma siamo ancora nei limiti dei 15 anni. Tornando alla Westvleteren 12, una bottiglia anni ’70 pur essendo del tutto a posto, aveva un carattere marsalato interessante ma un po’ snaturante e non dissimile da diverse altre birre meno blasonate di età similare, dalle quali non emergeva.

Ottime anche le Courage Russian Stout dei primi anni ’80 – come abbiamo visto un tipo di birra che “resiste” ottimamente – che acquisiscono complessità e vinosità ma perdendo in parte quel corpo sontuoso che in fondo è una delle sue virtù che la distinguono.

Paradossalmente, forse la migliore vintage che ho provato è stata proprio la più antica, la mitica King’s Ale del 1902… non escludo che un ruolo lo abbia avuto l’emozione di assaggiare una birra ultracentenaria e di trovarla perfettamente a posto, ma posso dire che oggettivamente si beveva molto volentieri: l’ossidazione (neppure troppo spinta) si armonizzava bene con la struttura della birra. Altre esperienze le trovate descitte nell’articolo sulla degustazione di barley wine 1946-1999 in questo stesso numero.

Dove reperire queste birre? E a che prezzo? Non pensiate che ci si debba svenare per assaggiarle… Ma cominciamo dalla reperibilità: esistono alcuni pub specializzati in birre vintage, in grado di proporre vere e proprie “verticali”: il più noto (e nel complesso un eccellente locale ) è il Kulminator di Anversa, dove sono disponibili sia le “antichità” che le vintage meno secolari ma senz’altro interessanti. I prezzi non sono quelli delle birre di tutti i giorni ma si trovano cose interessanti a costi abbordabili. Il modo classico per reperire birre vintage è però quello di rivolgersi a Ebay. Ultimamente è un po’ più difficile, perché la vendita di prodotti alcolici è stata bandita su diversi siti nazionali di ebay (un po’ ipocritamente secondo me), tra cui quello UK, tradizionalmente il più interessante, tanto che alcuni fornitori inglesi pubblicano le offerte su ebay.it pur rivolgendosi a clienti non solo italiani. Se si vuole continuare a usare l’ebay britannico è necessario armarsi di pazienza e esplorare categorie merceologiche più nascoste e meno pertinenti, o effettuare ricerche con chiavi più insolite. I collezionisti sono un’altra risorsa: per quanto non sia facile aver l’opportunità di recarsi a una fiera inglese, nel mio caso qualche ricerca web mi ha permesso di cogliere qualche occasione di “svendita” di una collezione in modo da reperire qualche bottiglia interessante per la degustazione.

Dicevamo dei prezzi: è possbile reperire vintage anche antichi e validi senza svenarsi, anzi il mio consiglio è proprio di non farsi trascinare e di lasciar perdere nel caso il costo non sia ragionevole. Alcuni esemplari (fra i migliori!) dei BW assaggiati nel relativo articolo di questo numero ci sono costati non più di un paio di sterline…  e anche per l’attempata Strong Ale di 67 anni abbiamo speso meno che per alcuni BW di produttori artigianali italiani.

Teniamo presente che queste birre solitamente sono molto meno “rare” e preziose dal punto di vista antiquario e collezionistico di quanto sembri. Proprio il fatto che alcune siano bottiglie celebrative o “preziose” al momento della loro messa in commercio, ha fatto si che siano state conservate a lungo da persone non interessate a berle – magari trattandosi della birra brassata dal Re di Inghilterra, o per qualche occasione “regale”, diventando un oggetto “di famiglia”; con il risultato che in realtà ci sono ancora in circolazione diverse bottiglie piene di King’s Ale 1902 mentre è molto più raro trovare una bottiglia intatta di una birra “normale” della stessa età – il cui destino era di essere ovviamente bevuta. Mi è capitato di leggere di articoli di antiquari che proponevano la K.A. a 500 sterline, e di appassionati che avevano sborsato anche di più, e poi vedere su un sito di collezionisti che la stessa birra era scambiata sulle 10 o 15 sterline!  Morale: non farsi prendere in giro! Lo stesso vale per Ebay: il consiglio è di porsi dei limiti, non ha senso secondo me per una TH di una normale annata anni 80 superare le 30 sterline come vedo a volte (ma nemmeno i 15-20 per quanto mi riguarda). Naturalmente lo dico anche per non inflazionare i prezzi, ma è un consiglio che rispetto io stesso. Meglio armarsi di pazienza e di attenzione, e capiterà l’occasione giusta per un esemplare vintage, magari da dividersi con qualche amico..

Massimo Faraggi

Foto a cura di Rosalba Gelardi

3 thoughts on “Vintage – Viaggi nel tempo alla scoperta delle birre

  1. Giovanni Puglisi ha detto:

    C’è un sito/indirizzo che consigli per l’acquisto/scambio di vintage? Non trovo 🙂 .

    • maxbeer ha detto:

      Ciao, eccomi! Non conosco siti particolari: quello del collezionista da cui abbiamo acquistato i barleywine dell’altro articolo è http://www.mpeterson.co.uk, ma già due anni fa aveva venduto molti dei pezzi più interessanti e penso che ora abbia ben poco (il suo elenco non penso sia aggiornato) e nonfa spedizioni in Italia. Consiglio di visitarlo perche’ ha notizie “culturali” interessanti sulle Bass e le Courage di annata.
      Probabilmente esistono anche siti di vendita/scambi ma non ne ho mai usati, i pochi che ho visto al volo avevano prezzi improponibili.
      Gli acquisti li ho fatti su ebay, bisogna munirsi di pazienza e usare diverse chiavi e metodi di ricerca (combinazioni di bottle, beer, full, ecc o quel che viene in mente ;-)) negli ebay inglesi e italiani; come dicevo e’ diventato piu’ difficile perche’ su diversi siti ebay le vendite alcoliche non sono piu’ permesse… inoltre la maggior parte dei venditori inglesi non spedisce in Italia. Insomma ogni tanto si fa qualche ricerca e magari dopo qualche mese salta fuori qualcosa 🙂

  2. Checco Smile ha detto:

    Articolo ben fatto, complimenti per il tuo universo brassicolo 🙂

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