Nas d’Escuma – Barcellona ottobre 2013, Kuaska giudice dei degustatori

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03/04/2014 di movimentobirra

I tre giudici da sin: Ferrán Centelles, Sergio Ruiz, Kuaska con l’ideatore Guillem Laporta

I tre giudici da sin: Ferrán Centelles, Sergio Ruiz, Kuaska con l’ideatore Guillem Laporta

Terminai il mio articolo precedente dedicato al mio status di “giudice a vita”, con la promessa di riportarvi le sensazioni di un’esperienza inedita cui stavo per sottopormi. Mi riferisco al mio ruolo di esaminatore a Nas d’Escuma, il primo concorso per eleggere il miglior beer sommelier di Spagna, nato dalla fervida mente di Guillem Laporta, il dinamicissimo titolare di Homo Sibaris, uno dei locali birrari più importanti di Barcellona, nella pittoresca Plaça d’Osca nel barrio di Sants  che voleva celebrare con un evento importante i primi due anni di attività.

L’evento ha riscosso un grande successo e un diffuso interesse mediatico, grazie al contributo di tutte le componenti, dal pool degli organizzatori che ha curato i dettagli logistici nei minimi particolari ai concorrenti che hanno dimostrato cultura, competenza e qualità espositive di altissimo livello. Non poteva essere altrimenti, infatti tra i ventuno aspiranti vincitori vi era il fior fiore dei sommelier diplomati e birrai, spagnoli con in più colleghi inglesi e messicani.

Tra gli spagnoli spiccavano grandi nomi. Pablo Vijande, birraio pioniere della Renaissance catalana e organizzatore del Festival “Vin a fer Cerveza”. Edgar Rodríguez degustatore di birre del Ristaurante El Racó d’en Cesc di Barcellona. Albert Teixidó, miglior sommelier di Cava (lo spumante catalano) 2013 e primo a creare una carta delle birre per i ristoranti. Joaquín Jané, degustatore e proprietario della Cervecita del Poblenou e  organizzatore della Fira del Poblenou de Cerveses Artesanes.  Albert Sanchís, birraio di Cervesa Almogàver. Guzmán Fernández, birraio di Ca L’Arenys e di Guineu. Pepe López, birraio di La Font del Diable e responsabile dell’Associazione Singlot de Vilanova y La Geltrú. Mikel Rius di Beer Events, organizzatore del Barcelona Beer Festival.

Anche gli ospiti si  presentavano agguerriti con solide credenziali come la scrittrice inglese  Jane Peyton, autrice di molti libri come Beer o’ Clock, School of Booze, Brilliant Britain e Pub Scene, il suo connazionale Stuart Pearson, creatore di  The Beer and Food Blog e il degustatore messicano Francisco Gonzáles.

Mercoledì 17 ottobre 2013, nella perfetta location del Collegio degli Ingegneri Agronomi di Barcellona, al mattino i concorrenti si cimentarono in una prova orale molto selettiva, composta da un test a risposta multipla, ad alta difficoltà suddiviso in due sezioni. Guillem e il suo entourage avevano stilato un elenco di domande inerenti il processo produttivo toccando pure i campi della chimica e della biologia mentre a me era stato chiesto di formulare domande legate alla cultura generale toccando stili, storia, protagonisti e geografia delle birre. Solamente i primi sei classificati ebbero accesso alla prova pratica, decisiva per definire il podio e la conseguente assegnazione dei premi. Tale seconda prova, effettuata davanti a tre giudici, consisteva nel riconoscere lo stile di tre birre, esponendo la fase olfattiva e quella gustativa per poi concludere con la parte concernente gli abbinamenti proposti.

Io ero l’esaminatore sulla degustazione e sullo stile da riconoscere, il dottore in chimica Sergio Ruiz di Saragozza, autore di del trattato Cervezas Populus, testava le conoscenze legate alle tecniche di produzione dello stile in questione e il notissimo Ferrán Centelles, sommelier dal 1999 del celeberrimo ristorante El Bulli dello chef Ferrán Adriá nel resort turistico di Roses in Costa Brava, era naturalmente preposto a valutare gli abbinamenti proposti dai sei finalisti.

I concorrenti alle prese con la difficile prova scritta

Nella falcidie della prova mattutina con ben quindici eliminati incapparono nomi illustri, tra i favoriti della vigilia, come Edgar Rodríguez, Albert Teixidó, Pepe López e soprattutto l’inglese Jane Peyton che non la prese certo bene. I sei finalisti furono quindi i citati Pablo Vijande, Joaquín Jané, Guzmán Fernández e Albert Sanchís più Sami Claret, birraio di Nómada Brewing Company e Eduardo Martinéz, birraio di Cerveza Fort.

Tutti e sei dimostrarono grandi doti ma quello che dopo cinque concorrenti impressionò maggiormente la giuria fu Pablo Vijande che con estrema autorevolezza confermò di essere un grande esperto e conoscitore. Sembrava fatta ma poi toccò a Eduardo “Edu” Martinez che fece una mostruosa esibizione definendo subito il non facile stile (heller bock) della prima birra, per poi stupirci individuando non solo lo stile della seconda (best bitter) ma addirittura l’homebrewer che l’aveva fatta! Fummo colpiti dalla sua competenza e capacità di divulgazione ed esposizione. Nel finale tornò umano in quanto commise un unico errore, pur beccando al volo lo stile (imperial stout) escluse il passaggio in barrique che invece fu fatto. Sulla produzione sapeva tutto e sugli abbinamenti fece meravigliare il pur illustre esaminatore catalano. A quel punto, ai tre giurati, serviva solo conoscere l’esito del test mattutino tra i sei finalisti e quando venimmo a conoscenza che il migliore fosse stato proprio Edu, stilare la classifica finale diventò un gioco da ragazzi.

I concorrenti alle prese con la difficile prova scritta

I concorrenti alle prese con la difficile prova scritta

La cerimonia di premiazione è stata bellissima, ricca di pathos ed emozione toccando il culmine nel momento della proclamazione del vincitore con un sorpreso e iper-commosso Edu Martinez che sinceramente non se l’aspettava. Per la cronaca ad Edu sono andati 1000 euro offerti dallo sponsor GECAN (Gremi d’Elaboradors de Cervesa Artesana i Natural) e un viaggio a Plzen per visitare la fabbrica della Pilsen Urquell. Al secondo classificato Pablo Vijande sono andati 300 euro offerti dalla Gruit Projects che distribuisce in Spagna, Portogallo e Andorra la birreria belga Gentse Stadsbrouwerij e un dipinto dell’artista Jordi Ruiz mentre il terzo Joaquín Jané si è aggiudicato una cena nell’eccellente (ci sono stato) ristorante giapponese La Cuina del Uribou.

Gran finale nel magnifico pub BierCaB in Muntaner 55 con tutti gli addetti ai lavori catalani che festeggiavano calorosamente l’eccitatissimo “enfant du pays” Edu che stappava di tutto e di più e ordinava “copas” (bicchieri) a raffica dalle trenta spine del locale. Atmosfera caliente e degna conclusione di un’esperienza inedita e di una giornata esaltante nella quale ho dato e ricevuto molto, giornata che potrete rivivere guardando su youtube il bellissimo video girato da Cerve TV   http://www.youtube.com/watch?v=e_aWd6UqwRI

Lorenzo Dabove in arte Kuaska

Fotografie per gentile concessione di Guillem Laporta

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