Birre del Secondo Millennio – Degustazione barley wine 1946-1999

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26/03/2014 di movimentobirra

click to enlargeUn piovoso pomeriggio di dicembre può essere finalmente il momento giusto per una degustazione che aspettavamo da tempo. È da oltre un anno che ho approfittato della svendita di un noto collezionista inglese di birre in bottiglia celebrative per “appropriarmi” di un certo numero di barleywine, in società con gli amici Davide Bertinotti e Andrea “Mobibern” Bernardi. Andrea ci ha fatto da “basista” in UK visto che la scarsa fiducia del collezionista inglese verso le poste italiane limitava la spedizione al territorio britannico. Dopo diversi mancati appuntamenti finalmente ci siamo: davanti a noi nove bottiglie più o meno vetuste e una adeguata selezione di formaggi inglesi e italiani per accompagnarle. Visto che tre delle bottiglie sono della stessa birra (anche se di annate diverse), ce le dividiamo con l’intenzione di degustarle privatamente, e ci concentriamo sulle altre sei, partendo dalla fine del Millennio per tornare indietro fino alla prima metà del secolo scorso…

Wadworth Strongest Ale 1999 (prodotta nel 1997?) 

11% alc

Si può considerare una birra di una certa rarità, nel senso che la Wadworth, tradizionale birreria familiare del Wiltshire, non ha nella sua gamma abituale un Barley Wine o una Old Ale: si tratta quindi di una produzione limitata e destinata unicamente a celebrare la fine del Secondo Millennio.

La bottiglia presenta tracce di una piccola perdita dal tappo di sughero, in buone condizioni. Lo rimuoviamo senza difficoltà e versiamo la birra in due bicchieri. È piatta, di un colore ambrato molto limpido. L’aroma è ricco e invitante di frutta secca e cioccolato, con una lieve punta di acetico. La assaggiamo: è decisamente acida, in modo  quasi tollerabile se non fosse abbinata ad una certa salinità… insomma pur essendo la più giovane non ha retto bene: al limite della potabilità.

click to enlargeWhitbread Celebration  1992

OG 1100.5  11.5%

Una birra di una certa notorietà, celebrata anche da Michael Jackson nel suo Beer Companion. La Whitbread, gloriosa birreria fondata nel 1742, non esiste più – acquisita e poi chiusa alla fine degli anni 90 dalla famigerata Interbrew (oggi AB-InBev). La birreria è stata un particolare riferimento nella storia dei barley wine, avendo ereditato dalla Tennant’s ricetta e marchio del Gold Label, il primo barley wine “chiaro” (dorato) che lanciò uno nuovo trend per questo stile. Gold Label è tuttora prodotto in uno degli stabilimenti InBev, per lo più in lattina e ha acquisito una fama poco dissimile dalla Tennent’s Super, ma la versione celebrativa del 1992 è sicuramente più tradizionale e ambiziosa.

Rimossa l’elegante confezione, si svela una bella bottiglia da pinta, del tutto simile (o forse proprio la stessa) a quelle utilizzate dalla birreria negli anni ’20. Il tappo di sughero è in buone condizioni.

La birra è scura, con carbonazione assente; l’aroma è ancora più ricco e piacevole, alle note fruttate e di cioccolato si aggiunge giusto un tocco di classica salsa di soia. In bocca è densa, viscosa e al tempo stesso quasi watery, il corpo attenuato. La birra è sostanzalmente a posto, ma non pulitissima nel gusto, sembra che non abbia retto alla perfezione ma per altri versi sia al tempo stesso ancora troppo giovane. Più che bevibile e interessante, ma forse non all’altezza delle alte aspettative.

Frog & Parrot (Sheffield)  Roger & Out limited edition 1989 

OG 1125 >13% alc

Questa strong ale è stata prodotta fino ai primi anni di questo secolo da un brewpub di Sheffield (ancora esistente, ma senza produzione propria). Negli anni 80 e 90 assunse una certa notorietà come birra più forte dell’UK, ben prima che iniziasse il trend verso birre estreme – anche se venne presto superata da produzioni similari.

Questa volta il tappo è a corona, versiamo il contenuto della piccola bottiglietta in un bicchiere: bruna, limipida, piatta, l’aroma è ancora una volta molto interessante e simile alle precedenti, purtroppo all’assaggio risulta al limite della bevibilità: un po’ acida, con un po’ di sale che emerge nel retrogusto. I due elementi forse sono meno accentuati che nella prima birra, ma nell’insieme il risultato è forse ancor meno gradevole.

La prima parte della degustazione, pur interessante, non è quindi esaltante… ma ci consoliamo con una altrettanto interessante e finora più piacevole degustazione di formaggi più o meno stagionati 😉 per poi proseguire fiduciosi con…

birre-del-secondo-millennioHarvey’s Barley Wine Labologist 1988  8% ca. OG 1086-1090 

Torniamo ad una birreria ancora attiva (l’ottima, tradizionale Harvey’s) e (forse) all’unica birra in un certo senso ancora in esistenza. Questo barley wine è stato prodotto per celebrare un fiera di collezionismo, ma sospetto che possa trattarsi della Elizabethan Ale, prodotta per la prima volta nel 1953 e tuttora nella gamma della birreria.

Dopo il pizzico di delusione per le prime tre birre, apriamo questa bottiglia con un po’ di trepidazione, oltretutto la gradazione non molto alta (circa 8%) la potrebbe rendere meno immune ai danni del tempo. Ambrata, limpida, anch’essa senza carbonazione, l’aroma gioca sullo stesso campo dei precedenti, sia pur con minore intensità. La assaggiamo: finalmente una birra del tutto a posto, nessuna traccia di acidità, salinità o difetti; un corpo ben attenuato, si avverte una leggera ossidazione che ha portato la birra ai limiti di un campo caramellato-marsalato ma in modo appena accennato. Ottima, finalmente!

Benskins Colne Spring Barley Wine 1984   1080-84

Altra birreria estinta: la Benskins fu acquisita nel 1957 da Ind Coope, uno degli originali  “Big Six”, diventata ben presto Allied Brerweries per poi essere acquisita da Carlsberg. Nel mondo dei barlewine è nota per la Colne Spring Ale, una Strong Ale brettata (volutamente!) dai contorni leggendari, poi ancora prodotta da Ind Coope fino al 1970. Quello che abbiamo fra le mani è invece il “normale” barley wine,  prodotto nel 1984 da Ind Coope (scadenza 1985 ;-))

L’etichetta parla di un “Golden Barley Wine” ma quello che versiamo è di colore bruno scuro; l’altro fattore che ci sorprende è il “pffft” all’apertura: la birra è carbonata!

Nel bicchiere forma una bella testa di schiuma; l’aroma richiama soprattutto le tonalità caramellate e di cioccolato. L’effervescenza sia pur moderata è quasi eccessiva per lo stile, la birra ricorda una belgian strong ale di annata. Altra birra molto soddisfacente.

birre-del-secondo-millennioTennant’s No 1 Strong Victory Ale 1946

OG 1097.5, FG 1022.6, colour 175, 9.36% ABV, attenuation 76.82%

(dati riferiti a Tennant’s No. 1 Barley Wine, grazie a Ron Pattinson)

L’ormai estinta Tennant’s di Sheffield, come scritto sopra, ha avuto un ruolo importante nella storia di questo stile per aver proposto nel 1952 il primo barley wine dorato (e anche “sparkling”, effervescente) che ebbe molto successo e diverse imitazioni. Fu inoltre con questa “new wave” che si diffuse maggiormente l’uso del termine barley wine, fino a quel tempo poco usato, e in seguito a posteriori applicato anche ai classici esemplari scuri, tra cui il “No 1” della stessa Tennant’s. La Strong Victory Ale del 1946 che abbiamo stappato è molto probabilmente un’edizione celebrativa dello stesso barley wine scuro, come fa supporre il “N.1” in etichetta, numero con il quale diverse birrerie (ad es. Bass) identicavano la birra più forte della gamma.

Il tappo a corona del tutto arrugginito, e il mezzo centimetro che sembra mancare rispetto al livello originale non fanno ben sperare. All’apertura un lieve soffio svela che la birra è leggermente carbonata, come vediamo versandola nel bicchiere. Il colore è un ambrato scuro, l’aroma… ahimè è caratterizzato da un solvente che rileviamo tutti seppure con sensibilità diverse; per il resto il naso è meno intenso rispetto alle altre birre. In bocca però questa birra di 67 anni si rivela tra le migliori, nessuna traccia di difetti (acidità o salinità), un buon corpo e in bocca sensazioni classiche e intense di fichi secchi e uva passa. Decisamente godibile (e goduta), se non fosse per l’aroma sarebbe stata ottima!

Insomma, per fortuna la degustazione si conclude in modo più che soddisfacente –  per la verità non è del tutto conclusa, visto che a scopo… “culturale” ci soffermiamo ancora su due “giovani” barley wine: una Harvest Ale 2009 e una Fuller’s Vintage 2013, due ottime interpretazione molto differenti di uno stile tutto da (ri)scoprire.

Ancora grazie ad Andrea, Davide, Monica e Rosalba, compagni di questo particolare  e specialissimo viaggio nel tempo.

Massimo Faraggi, foto a cura di Rosalba Gelardi

One thought on “Birre del Secondo Millennio – Degustazione barley wine 1946-1999

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