50 sfumature di ambrato: la sottile linea rossa tra birra e sesso

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18/12/2013 di movimentobirra

click to enlarge50 SFUMATURE DI AMBRATO: LA SOTTILE LINEA ROSSA TRA BIRRA E SESSO[1]

1 – DI AFORISMI E FRATTALI

Gli aforismi di Lorenzo Dabove, alias Kuaska, sono ormai parte integrante ed apprezzata della recente storia del movimento birrario (non solo) italiano.

Chi, nell’ambiente, non ha mai sentito e talora citato frasi come: “ non esiste la birra, esistono le birre”, “ le birre industriali sono cadaveri in bottiglia“, “le birre possono osare dove il vino non osa”, “allegria, siore e siori!” (ops… forse quest’ultima non è di Kuaska…).

Piccole-grandi perle che racchiudono con saggezza, divertimento ed originalità un micro-universo con le sue storie e le sue regole, i suoi pregi e i suoi difetti e, in fondo, anche una sua poetica.

Una di queste massime, tra le tante, mi è particolarmente cara, e la ritengo (come cercherò di dimostrare) davvero azzeccata ed intrigante per il vero e proprio universo che svela nel momento in cui si provi a generalizzarla ed estenderla oltre l’ambito per il quale era stata pensata.

Mi riferisco a quando il buon Lorenzo afferma che una birra è, in qualche modo, un’estensione della personalità del birraio che l’ha creata.

Se vi è mai capitato di conoscere abbastanza bene uno di questi personaggi e di analizzare in questo senso le sue produzioni, possibilmente con la giusta dose di “open mind” (altra semi-citazione) non vi sarà sfuggito quanto questa osservazione si avvicini molto alla realtà dei fatti.

E’ davvero così: spesso le birre rispecchiano la personalità del birraio.

Approfondendo il concetto, Kuaska proseguirebbe, tra il serio ed il faceto, sviscerando le principali macro-categorie di birrai che in questi anni gli è parso di identificare e vi parlerebbe, ad esempio, di birrai ingegneri, birrai cannaioli e birrai erotomani.

Da buon maschio sciovinista e sessuomane quale oggettivamente sono (in buona compagnia col resto del genere umano caratterizzato dal cromosoma Y) quest’ultima categoria ha colpito particolarmente la mia immaginazione, sebbene sia poi il discorso nel suo complesso ad essere illuminante.

Ok – ho pensato – c’è quindi un a relazione tra personalità e prodotto (e questo, riflettendoci, è abbastanza ovvio) che a sua volta sfocia, ad un ulteriore livello di approfondimento, in una relazione tra sessualità e prodotto (e questo è già meno lampante).

Chiaro? Mica tanto.

Riflettete allora su questa domanda: cosa ci porta ad apprezzare o meno una birra, tralasciando tutti gli orpelli mentali ed andando al succo dell’esperienza gustativa?

Cosa se non Il piacere che essa ci da durante la bevuta[2]?

In questo senso è quindi difficile negare l’esistenza di una relazione netta ed evidente tra sensualità (piacere evocato dai sensi) ed esperienza gustativa.

Sì, interessante, ma alla fine cosa c’è da dire che Kuaska non abbia già detto?

Piccola digressione.

Avete mai sentito parlare di frattali?

Probabilmente sì, se ne discute da anni; nello scorso decennio si trattava di una teoria fresca e molto in voga e tutti la citavano, quasi sempre a sproposito.

Ultimamente invece se n’è parla sempre meno: anche per le teorie scientifiche esistono le mode, il povero frattale è caduto un po’ in disgrazia e pochi se ne interessano ancora (adesso va di moda il Bosone di Highs)

A me però ha sempre affascinato molto pensare che la materia, l’universo, la realtà stessa possano essere composte ed originate da forme base che si ripetono iterativamente passando dall’infinitesimamente piccolo all’infinitamente grande, immaginare che tutto ciò che è si rispecchi in se stesso in un continuum spazio-temporale senza limiti o fine.

E se così fosse, se davvero ogni più piccolo aspetto del creato rispecchiasse l’universo intero non sarebbe allora lecito, anzi ovvio, concludere che anche ciò che ci provoca piacere in una birra possa rispecchiare cìò che ci provoca piacere in senso assoluto?

Vi ho perso? Nessun problema, dimenticate le ultime righe e torniamo alla birra.

Riassumiamo l’ipotesi alla quale siamo giunti:

Birra=estensione dei gusti sessuali del birraio, giusto?

Sì, ma fino a un certo punto.

No, non mi sto tirando indietro sul più bello… ma è corretto far ora notare che ciò che spinge un birraio professionista a produrre una certa specialità non può essere ricondotto del tutto all’estensione della sua personale visione dell’esperienza sensuale, se non altro perchè, per forza di cose, per quanto brassare sia spesso, per chi lo fa, qualcosa di assai soddisfacente ed appagante, non possiamo tralasciare il fatto che si tratta comunque, al contempo, di un’attività lavorativa il cui obiettivo è anche di tipo economico ed indirizzato al sostentamento.

Possiamo quindi dedurre che considerare il birraio come individuo campione per affrontare un argomento di questo tipo, sebbene possa sembrare la scelta migliore, non sia tutto sommato quella più azzeccata.

Ma ormai ci siamo, se il soggetto ideale non può essere il birraio allora non potrà che essere il bevitore.

Il vero appassionato, infatti, condividerà col birraio lo stesso gusto/piacere per la bevanda senza essere invece pressato da vincoli economici che facciano da filtro[3].

Ok, ora che abbiamo il nostro soggetto campione possiamo iniziare: concedetemi una breve fase di sospensione dell’incredulità[4] e state almeno un po’ al gioco e vedrete che qualcosa di verosimile sotto-sotto la troverete.

2 – PORNODISNEYLAND

Ripartiamo dal solito Kuaska, e da una delle sue intuizioni: le birre Disneyland.

Riassumo per chi non sapesse di cosa si tratta e anche perchè nel tempo si è fatta molta confusione e spesso travisato il senso di questa definizione.

Lorenzo definì in questo modo, a mo’ di evidente ma bonario sfottò, le svariate birre in qualche modo “estreme” che negli ultimi tempi hanno avuto una diffusione e un successo via via maggiore tra i bevitori.

Queste birre estreme (o, appunto, Disneyland) sarebbero poi quei prodotti che, ispirandosi spesso a categorie, stili o filoni già esistenti e consolidati, ne “estremizzano” le caratteristiche amplificandole ed esagerandole più o meno volutamente, allo scopo di provocare un effetto sorprendente se non addirittura shockante nel bevitore.

Qualche esempio.

Qualora il genere di origine sia, ad esempio (ma in effetti è un po’ il caso tipo) quello delle India Pale Ale, cioè birre caratterizzate in particolare dal ruolo del luppolo, sia in amaro che in aroma, la variante Disneyland sarà una pseudo IPA prodotta con quantitativi mostruosi di luppolo, amaro tipo cicuta e aromi che nemmeno Coco Chanel.

Se invece partissimo da Stout e affini, birre quindi caratterizzate da forti tostature, il trattamento Disneyland, prendendo spunto in particolare dagli esemplari più forti e caratterizzati come Imperial Stout e Imperial Porter ne creerà delle versioni anabolizzate ed abnormi, con gradazioni sempre più alte e tostature (e talvolta luppolature) esasperate, al limite dell’atroce.

E così via, senza dimenticare i passaggi in legno (con l’utilizzo di botti di vini e liquori di tutti i generi), sempre più frequenti e talvolta un po’ insensati, o l’utilizzo delle spezie più esotiche, sconosciute e preziose (anche se spesso con un effetto finale sulla birra tipo bordello turco).

Ebbene, lungi da me l’idea di correggere il Maestro ma, personalmente, questo approccio alla birra, più che al gioioso ed edulcorato paese di Topolino mi ha sempre fatto pensare al mondo sempre giocoso ma un po’ meno innocente del Porno.

Se ci pensate le analogie sono parecchie.

Se in un film mettete da parte, o almeno in secondo piano, il plot, la costruzione dei personaggi, l’interpretazione, la verosimiglianza della trama, la morale e tutto il resto e andate diretti e decisi verso il solo ed unico obiettivo della rappresentazione dell’atto sessuale ecco che avete il porno.

L’unico vincolo (lasciando perdere i vari sotto-generi “specializzati”) è, per l’appunto, avere a disposizione dei corpi belli, eccitanti e disponibili, tutto il resto non serve o comunque è un surplus.

Torniamo ora alle birre “estreme”.

In generale, per quanto possano essere prodotte con cura e mestiere (anche nel cinema hard esistono livelli qualitativi diversi), non puntano certo sulla struttura e sull’equilibrio né ricercano l’armonia delle componenti gustative e vanno invece dirette a testa bassa verso l’obiettivo di eccitare e far godere l’acquirente grazie alla sovraesposizione massiva e spudorata, al limite della pornografia, di alcuni ingredienti specifici.

Queste birre hanno in genere un impatto immediato e sconvolgente soprattutto sui bevitori meno esperti e non ancora particolarmente avvezzi alle birre di qualità.

Riflettendoci anche questo è un aspetto in qualche modo collegabile all’ambito delle luci rosse.

Per quanto mi riguarda, devo qua ammettere che, per mia fortuna, fin dai primi anni dell’età pre-puberale, ho avuto svariate e ricorrenti opportunità di giacere con molte top-model e maggiorate, quasi sempre affette da ninfomania, che mi hanno permesso di sfogare ad oltranza le pulsioni tipiche dell’adolescente maschio.

Ma mi risulta che, in generale, per un ragazzino alle prime armi, la questione non sia sempre così semplice e che sia abbastanza frequente, in questa fase, fare interessanti scoperte e un po’ di pratica grazie ai certi “giornaletti” (ormai in disuso, credo) o video particolari.

Pensiamo ora alle orde di ragazzini che, soprattutto a Roma, affollano pub e beershop alla spasmodica ricerca di birre sempre più luppolate: non vi pare un meccanismo comportamentale assimilabile a quello che caratterizza le stesse fasce di età durante la scoperta della sessualità tramite l’uso ed abuso della pornografia?

Se fino ad un istante prima l’universo femminile del ragazzino si poteva considerare circoscritto a figure famigliari e scontate come la sorelle o le ritrose compagne di classe, da sbirciare, al limite, sotto il banco, ecco, da un momento all’altro, rivelarsi l’esistenza di un universo eccitante e vizioso in cui il corpo femminile si mostra in tutta la sua grandiosa potenza erotica e si offre, nudo, sensuale e disponibile a tutto.

In modo analogo quella triste bevanda che sembrava aver esaurito tutto quel poco che aveva da offrire negli squallidi e spenti esemplari dei bar o dei supermercati, eccola invece mostrare a sorpresa il suo lato esuberante, eccitante e libidinoso aprendo le porte su un mondo di profumi e sapori mai nemmeno immaginati.

Ed è quindi normale, in entrambi i casi che il nostro ragazzino, inesperto ma assetato/arrapato, ne voglia sempre di più e che, da questo momento in poi, si dedichi ad una ricerca spasmodica e insaziabile di questa fonte di orgasmi sensoriali (relativamente) a buon mercato.

E le analogie tra i due mondi non finiscono qua.

Molto simile, ad esempio, è anche il comportamento degli addetti ai lavori: i birrai, i degustatori o anche gli appassionati hardcore infatti, dall’alto della loro vera o supposta competenza, mostrano sovente un atteggiamento di sufficienza e di scherno, se non addirittura di fastidio, verso le birre Disneyland, tacciandole (anche giustamente) come volgari e dozzinali e non mancando di sottolineare come le loro sorelle serie abbiano tutt’altra qualità e dignità.

Esattamente fanno come i professionisti o i cultori del mondo del cinema, che considerano l’hard (anche giustamente) come un sotto-sotto-prodotto del cinema serio se non un suo imbastardimento, salvo poi, in qualche non infrequente occasione, prestarsi a collaborazioni, partecipazioni speciali e camei con la pretesa intellettuale di poter trasformare il prodotto da pornazzo a film erotico d’autore.

Infine, se non vi fosse ancora bastato, si può evidenziare che, anche a livello geografico, le nazioni che vanno per la maggiore in questo tipo di produzioni sono più o meno le stesse sia in ambito cinema che in ambito birra: Scandinavia a Stati Uniti.

Insomma, se ancora non vi ho ancora convinto, credo di avervi almeno messo una pulce nell’orecchio…

3 – DIMMI COSA BEVI E TI DIRO’ CHI….

Ok, da quanto ci siamo detti finora, parrebbe quindi plausibile pensare che alcuni tipi di produzioni brassicole possano richiamare alla mente, in qualche modo, un’associazione col mondo del sesso; possiamo perciò supporre che chi apprezza particolarmente birre di un certo genere possa ragionevolmente far parte della stessa categoria di estimatori di un certo tipo di proposta erotica e, di conseguenza, perchè no, di una certa tipologia di possibile partner sessuale.

A questo punto però perchè fermarsi qua e non tentare invece di andare oltre e generalizzare il concetto provando, tanto per ridere, ad applicarlo in maniera puntuale e precisa sulle varie categorie di bevitori di birra?

E’ chiaro che pretendere di trovare un’associazione sessuale specifica per ogni categoria o stile birrario sarebbe davvero insensato: sarebbe a dir poco ridicolo, ad esempio, ipotizzare o proporre un’abbinamento romantico tra un bevitore di Oyster Stout e una biologa marina o una pescivendola.

Sembra però più plausibile (e meno tirato per i capelli) ragionare su macro-categorie più ampie.

Proviamoci.

Ad esempio, se per l’amante delle birre “Disneyland”, da quanto ci siamo detti, potevamo ipotizzare una certa passione per il tipo “pornostar”, potremmo di conseguenza supporre che chi ama particolarmente birre con caratteristiche totalmente opposte, basate su delicatezza e bilanciamento, possa avere gusti sessuali piuttosto diversi.

L’appassionato di birre di stili di provenienza tedesca o ceca come le Lager, le Pilsner e simili, sarà quindi verosimilmente attratto in particolare da ragazze carine ed eleganti ma non troppo appariscenti, con una bella presenza non troppo esibita, da svelare con pazienza; partner affidabili e senza grilli per la testa, perfette per essere poi, in un secondo momento, presentate ai genitori. Oserei anche azzardare una netta preferenza per le bionde[5].

Chi opta invece per birre molto profumate ed aromatiche – si pensi in particolare le India Pale Ale ma anche ad altre tipologie comunque caratterizzate da un netto contributo dato dal luppolo (senza giungere agli estremi delle porno-birre di cui sopra) – sarà invece interessato a donne ancora raffinate ed eleganti ma ben più appariscenti con un lato conturbante ben in mostra ed assai più predisposte ad essere sfoggiate in pubblico e a far girare la testa agli altri maschi[6].

Le birre di buon tenore alcolico e personalità decisa (come Strong Belgian Ale, Scotch Ale, Old Ale…) potrebbero magari essere associate a figure femminili altrettanto forti, decise e di gran carattere e più portate ad imporsi che a farsi domare[7], ed estremizzando come al solito il concetto si potrebbe persino supporre che all’aumentare delle caratterizzazioni di cui sopra, cioè spostandoci verso Imperial Stout, Barleywine o birre di Natale, la figura femminile corrispondente tenda persino alla mistress/dominatrix, arrivando quasi (e, a questo punto, non dovrebbe stupire più di tanto) agli estremi hardcore che abbiamo associato alle birre pornoland[8].

Per quanto riguarda i bevitori consapevoli di Weizen e birre con grano e cereali mi piace pensare che siano attratti da figure bucoliche e ruspanti tipo contadine o montanare, robuste e colorite, a loro agio con lavori manuali e con la natura circostante, simbolo di una sensualità agreste, al contempo innocente e disinibita[9].

Le Blanche invece sono decisamente gay, non c’è una spiegazione, è semplicemente così[10].

E le birre acide? Questa è dura… possiamo senz’altro dire che si tratta di prodotti impegnativi che inizialmente possono risultare difficili da apprezzare e persino da capire, diverse come sono dagli standard proposti dal mercato. Necessitano perciò di impegno e di una certa predisposizione alla ricerca della bellezza in territori dove, ad un primo sguardo, non sembrerebbe dimorare. Ma una volta “penetrate” (ops) regalano grandi soddisfazioni e quasi sempre poi non se ne può più fare a meno.

E per quante donne si può dire lo stesso![11]

Anzi, forse questa è l’unica categoria che ritengo possa avere una valenza ambisex, cioè adattarsi anche ad un punto di vista femminile, non per niente tra i cultori della birra di qualità le donne sono tra le maggiori appassionate di Lambic, Gueuze, etc.[12]

Una volta capito e accettato il meccanismo notate come sia poi possibile applicarlo ad ampio spettro un po’ ovunque.

Le verticali ad esempio.

Come sappiamo una degustazione verticale consiste nell’ assaporare diverse annate di una birra (o anche di altre bevande), per rilevarne ed apprezzarne la naturale evoluzione dovuta all’invecchiamento.

Si gode così della freschezza innocente ed ancora un po’ acerba della birra giovane, dell’equilibrio perfetto e fuggevole della bevanda al suo massimo ed infine delle sfumature e della complessità della versione invecchiata, magari in fase calante ma sempre interessante e affascinante: vi ricorda qualcosa?

E cosa dire poi dell’homebrewing? Proprio come nel vecchio film “La donna esplosiva”, chi di noi non ha mai fantasticato nella vita di potersi costruire una partner ideale che corrispondesse perfettamente alle nostre esigenze e ai nostri gusti (soprattutto) sessuali? E se anche questo fosse uno dei fattori del grande successo riscosso in questi anni da questo fenomeno?

Siamo agli sgoccioli, ma come concludere questa lunga e stramba riflessione senza un accenno alla grande nemesi del bevitore appassionato? Sto parlando, ovviamente, delle birre industriali, cioè delle birre di gran lunga più bevute al mondo: come tralasciarle del tutto? Si tratta o non si tratta dello stesso identico prodotto?

Ebbene, queste birre monotone, incolori e insapori, sempre uguali a se stesse nella loro eterna mediocrità, non vi fanno un po’ pensare ad un rapporto ormai spento, con una (o un) partner conosciuta quando si era ancora giovani ed inesperti e rivelatasi poi, col tempo, spenta, amorfa e del tutto inadeguata, ben diversa dalla compagna ideale che avreste voluto per voi?

Un’amante che da tempo non ci sa più stimolare e appagare, anzi, ormai quasi ci infastidisce, ma la sua onnipresenza e disponibilità sono ormai parte di una routine deludente ma anche in qualche modo rassicurante dove anche il sesso non è che un gesto abitudinario, compiuto senza nemmeno accorgersi che non ha più nessun significato.

Insomma una birra industriale è un po’ come un rapporto finito.

La vita è troppo breve, lasciatevelo alle spalle e buttatevi di nuovo nella mischia!

Norberto Capriata

 


1. Piccola raccomandazione: vi invitiamo ad avvicinarvi con cautela ai contenuti di questo articolo in quanto lo stesso contiene ragionamenti e considerazioni che potrebbero infastidire, irritare o anche offendere le seguenti comunità:  birrai, bevitori, sessuologi, pornografi, psicanalisti, fisici, matematici, romani, gay, donne, lettori di D.F.Wallace e persone serie in generale.

2. Affermazione che potrebbe offrire il fianco a parecchie obiezioni, anche sensate.
Si potrebbe, per esempio, evidenziare come spesso in questi casi subentrino meccanismi mentali che ben poco hanno a che fare, almeno ad una prima lettura, con qualcosa che possa essere a buona ragione definito “piacere”.Vi sarà certo capitato, infatti, di assistere a degustazioni (ufficiali o improvvisate) in cui risulta subito evidente che quanto interessava al fruitore non era affatto l’abbandonarsi alle sensazioni e al godimento che l’esperienza gustativa può regalare, bensì usarla come tramite per mettere in mostra la propria conoscenza enciclopedica, le proprie capacità degustative uber-umane e, in definitiva, il proprio smisurato ego in un vortice di sublimazione autoerotica che molto ha in comune con la masturbazione.Ehi, ma la masturbazione non è comunque sesso? Quindi…

3. Anzi, proprio per il fatto che l’appassionato effettivamente paghi per usufruire del piacere della bevanda (un po’, volendo, come il cliente di una prostituta!), può egli a buona ragione considerarsi immune da qualsivoglia vincolo esterno che possa in qualche modo falsare le sue scelte e risultare quindi un campione attendibile per un’indagine di questo genere.

4. Meccanismo particolarmente utile al cinema.Si tratta di un temporaneo spegnimento volontario della parte logica e razionale del cervello atto a permetterci di apprezzare di più lo spettacolo.Necessario, per esempio, guardando un film horror per farsi catturare dalla storia, per quanto inverosimile, e godere di qualche sano spavento a buon mercato; indispensabile inoltre con la maggior parte delle commedie o dei film d’azione americani attuali, per apprezzare l’enorme sciocchezza con vago divertimento piuttosto che farsi rovinare la serata da considerazioni lecite ma inopportune sulla futilità e la netta idiozia di fondo.

5. Partner ideale: Reese Witherspoon, Kirsten Dunst

6. Partner ideale: Belen, Elisabetta Canalis

7. Partner ideale: Rosario Dawson, Asia Argento

8. Partner ideale: Jenna Jameson, Nicole Minetti

9. Partner ideale: Silvana Mangano, Fabrizia Pellegrini

10. Partner ideale: George Clooney, Niki Vendola

11. Partner ideale: vostra moglie, la vostra vicina di casa

12. A proposito: e le donne? Finora ho parlato soltanto di gusti maschili dato che, per ovvie ragioni, mi è più difficile immedesimarmi in un membro del gentil sesso e ragionare in modo speculare per cercare di trarre conclusioni analoghe.Tra l’altro raramente, nella vita, sono davvero riuscito a comprendere il modo di ragionare femminile13, anche su questioni decisamente più alla mia portata, figuriamoci il sesso.Qualche timidissima considerazione provo però ad azzardarla (e mi scuso anticipatamente con le signore lettrici per l’ardire e per gli scarsi risultati che sicuramente ne conseguiranno).E’ abbastanza conclamato che le Blanche siano un genere di birre particolarmente apprezzato dalle ragazze (oltre che, come accennato, dalla comunità omosessuale). Non arriverei però ad azzardare un parallelo tra questo stile birrario ed una specifica tipologia maschile, perchè sospetto che questa particolare predilezione si evidenzi soprattutto con donne non particolarmente avvezze alle birre di qualità, che ne apprezzeranno soprattutto la semplicità di bevuta, la dolcezza ed il profilo aromatico accattivante e non del tutto dissimile da quello di bevande con le quali hanno più dimestichezza.Più verosimilmente potrei però affermare che l’approccio femminile alla bevuta, rispetto a quello maschile, è quasi sempre più controllato e guardingo. E’ in generale più raro che una donna bevitrice perda il controllo della situazione e si lasci andare a bevute devastanti e a conseguenti sbronze.Analogamente non capita di frequente che una ragazza dichiari una predilizione particolare per uno stile specifico (anche se, come dicevo, può succedere per i Lambic, aspetto abbastanza sintomatico).Probabilmente anche questo fatto deriva in parte da questioni di natura culturale, ma c’è, credo, anche dell’altro. E’ possibile che questa padronanza di sè, questa reticenza a perdere il controllo, questa volontà e capacità innata di gestire la situazione e la bevanda piuttosto che farsene soggiogare rispecchino l’approccio stesso che la donna ha, in generale, nei confronti del partner e dei delicati equilibri del rapporto.In effetti è ciò che succede anche nel corteggiamento.Sebbene, quasi sempre, sia poi la donna a rappresentare la metà più affidabile e concreta della coppia, nonchè colei che indirizza e gestisce il menage, durante la delicata fase dell’approccio sessuale, quando è invece il maschio, in genere, la parte più esuberante e impetuosa, pronto, anche per questioni antropologiche, a prendere l’iniziativa e buttarsi a capofitto, la femmina assume invece un atteggiamento guardingo e controllato o comunque si mantiene più lucida e razionale, già indirizzata, magari inconsciamente ad un possibile obiettivo di lungo termine.E qua mi fermo, prima di trasformarmi definitivamente in Piero Angela e iniziare a parlarvi dell’accoppiamento dei cetacei.

13. E devo dire che è un esercizio mentale che ben pochi uomini nella storia dell’umanità sono riusciti a compiere, rare figure tutt’ora leggendarie come Casanova, Rodolfo Valentino, Padre Ralph, Enrico Ruggeri e Silvio Berlusconi.
E, guarda caso, persino parecchi di loro, tutto a un tratto, hanno iniziato a non capirci più niente finendo per fare una brutta fine… Si pensi anche alla parabola di Romeo (altro archetipo d’amatore ideale) che a un certo punto, nel vano tentativo di capire cosa passasse davvero per la testa dell’amata, ha iniziato a sbarellare facendo un casino bestiale e lasciandoci la pelle.

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