Giudice a vita

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28/11/2013 di movimentobirra

Foto di gruppo dei giudici al GABF 2011

Foto di gruppo dei giudici al GABF 2011

Quando, più o meno quarant’anni fa, contrassi l’irreversibile germe delle birre, non mi sarei mai aspettato di diventare un “giudice a vita”. Invece eccomi qua a girare il mondo passando da un imbarco all’altro per poi sedermi ad un tavolo con colleghi più o meno illustri per valutare birre provenienti dai quattro angoli del pianeta.

Le ossa me le ero fatte in Italia nelle pionieristiche competizioni tra homebrewers iniziate informalmente nel luglio 2000 a Piozzo (prima birra assaggiata fu una kölsch senza lievito kölsch:-) di Daniele Fajner) per poi dare, per la prima volta, ufficialità e premi a dicembre a Lurago Marinone.

Nel 2004 debuttai nella World Beer Cup di San Diego, senza dubbio la più prestigiosa tra le varie competizioni internazionali, con le birre analcoliche! Quando lo seppi, confesso che ci rimasi male ma poi vedendo arrivare al mio tavolo dei partners del calibro di Michael Jackson, Garret Oliver, Peter Bouckaert (ex Rodenbach) e David Logsdon della Wyeast, mi rinfrancai e feci il mio lavoro con più serenità.

Da allora è stato un susseguirsi di partecipazioni sia a tutte le WBC successive (altre due volte a San Diego più Seattle e Chicago) che al Great American Beer Festival di Denver mentre fuori dagli States, ho fatto il giudice nel Mondial del la Bière 2008 a Montreal e, in Europa, ben sei volte nell’European Beer Star di Monaco e, più recentemente nel Brussels Beer Challenge e nell’International Beer Challenge di Londra.

Mi scuso per questo elenco un po’ noioso ma mi serviva snocciolarlo per passare ad esaminare i diversi metodi adottati nei concorsi su nominati.

WBC 2004, birre analcoliche

WBC 2004, birre analcoliche

Nella WBC e nel GABF i giudici chiamati a valutare migliaia di birre suddivise in quasi cento categorie diverse, hanno l’obbligo di attenersi strettamente ai dettami del BJCP, quindi può capitare che una birra buonissima venga inesorabilmente svuotata nell’inquietante secchiello a centro tavolo, solo perché abbia un colore inferiore o superiore all’EBC indicato.

Per prima cosa si compila una scheda di valutazione/commento sull’aspetto, olfatto, gusto ed impressioni generali, sempre legata all’attinenza dello stile, scheda che prelude alla discussione finale per l’attribuzione delle medaglie. Si procede ad esclusione e se all’inizio è semplice scartare birre con evidenti difetti, la cosa si complica quando il cerchio diviene ristretto ma prima o poi si arriva quasi sempre, se non ad un’unanimità tra i giudici, almeno a maggioranza, ad attribuire l’oro, l’argento e il bronzo. Ho detto “quasi” perché ad ogni medaglia devono corrispondere caratteristiche ben precise e documentate e quindi a volte capita che non si assegnino tutte e tre le medaglie per ogni categoria. Pro e contro. Ad ogni tavolo siedono giudici di estrazione diversa ma ben assortiti con un occhio attento ad avere profondi conoscitori di quel determinato stile accanto a giovani da far crescere “a mente aperta”. Il contro sta nel numero impressionante di birre da valutare che richiede abitudine alla fatica e applicazione di tecniche (io ad esempio non mangio mai ma sciacquo la lingua con acqua tiepida) che non tutti sanno ben disciplinare.

Tutt’altra musica per il Mondial de la Bière di Montreal dove al giudice viene raccomandato di non tener conto dello stile della birra in questione ma di definirne le caratteristiche ed assegnare le medaglie privilegiando il fattore piacere senza tuttavia trascurare la presenza di eventuali difetti penalizzanti che saranno indicati, come prezioso feedback per i produttori, in apposite schede a griglia.

Riguardo l’European Beer Star che si tiene ogni anno presso l’Istituto Doemens nei pressi di Monaco di Baviera, preferivo la metodologia applicata fino a un paio d’anni fa che vedeva i giudici di ogni tavolo intenti a compilare una scheda attribuendo un voto per ogni fattore per fornire una somma che poi veniva confrontata con gli altri membri scartando il voto più alto e quello più basso. Mi piaceva perché ogni giurato si esponeva in prima persona sottoponendosi inevitabilmente al rischio di non essere riconfermato. Oggigorno invece, dopo la compilazione delle schede, si assegnano le medaglie dopo discussione collettiva.

Stessa cosa avviene al Brussels Beer Challenge, nato nel 2012 con ottimi auspici grazie ad un’organizzazione logistica davvero ragguardevole con l’unico neo, facilmente correggibile, di unire molti giudici di grande competenza ed affidabilità ad alcuni personaggi discutibili provenienti dal settore enograstronomico internazionale con scarsa conoscenza delle birre e delle loro peculiarità. Problema già brillantemente risolto nella prima edizione grazie proprio alla discussione collettiva per l’attribuzione delle medaglie durante la quale le cose tornavano al loro posto.

International Beer Challenge 2013

International Beer Challenge 2013

Debuttare infine come giudice nell’International Beer Challenge di Londra è stata una piacevole sorpresa. Mi è piaciuto molto il metodo di giudicare le birre e soprattutto l’attribuzione delle medaglie in base alla qualità intrinseche delle birre che può portare quindi ad assegnare più medaglie d’oro a birre della stessa categoria senza per forza stabilire una sola vincitrice. Ho già ottenuto da Jeff Evans il permesso di ispirarmi a quella metodologia per un eventuale futuro concorso italiano.

Le competizioni si stanno moltiplicando e con loro gli inviti che mi vengono incessantemente rivolti. Ne ricevo da tutto il mondo dal Giappone, Cile, Brasile, Australia, Singapore ecc. ma non posso, per ora, accettarli per la cronica mancanza di tempo nonché di denaro perché non sempre si è spesati almeno per il costo del lungo viaggio.

Da noi ho fatto il giudice dappertutto ma vorrei citare il ruolo più curioso che mi sia capitato, quello di dover valutare gli chef sardi in una durissima competizione di “birre artigianali & cozze” ad Olbia nel 2004.

Ma non solo birre! Da buon ligure, vado molto fiero di essere uno dei trenta giudici del campionato mondiale di pesto al mortaio che si tiene ogni due anni a Genova nella magnifica cornice di Palazzo Ducale. Cosa non facile perché, a differenza delle altre competizioni, non si giudica “alla cieca” ma si deve valutare anche la tecnica e quindi si vedono in faccia i vari concorrenti col rischio di farsi fatalmente influenzare al momento dell’assaggio dopo aver visto all’opera una massaia ligure di sessant’anni e, nella postazione adiacente, un giovane colombiano J

Giudice a vita! Pensate che tra poco più di una settimana sarò uno dei quattro giudici del concorso “Nas d’Escuma” che si terrà a Barcellona dove non dovrò giudicare le birre bensì i diplomati sommeliers di birra provenienti da tutta la Spagna, che si sottoporranno a prove sia pratiche che di cultura. Un’esperienza nuova che sarà tema dell’articolo che pubblicherò nel prossimo numero. Hola, Kuaska

Lorenzo Dabove in arte Kuaska

 

Links:

http://www.worldbeercup.org

http://www.greatamericanbeerfestival.com

http://festivalmondialbiere.qc.ca

http://www.european-beer-star.de

http://www.brusselsbeerchallenge.com

http://www.internationalbeerchallenge.com

http://www.pestochampionship.it

https://www.facebook.com/nasdescuma

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