Corso di introduzione alla degustazione della birra: grandangolo di una neofita assetata

25/09/2013 di movimentobirra

click to enlargeUn panino con zucchine e salsa rosa, una pinta di Spaceman Brewfist, poca voglia di tornare al lavoro e un sacco di pioggia. Così mi sono imbattuta nel corso di introduzione alla birra in quel di Brescia. Taverna di Paola, birreria da urlo, come non se ne trovano. Insomma, con i contro…cosi. Il mio rifugio-sfogo del venerdì, da brava birromane. Vado mesta mesta alla cassa: pagare significa che esattamente tra 8 minuti e 14 secondi sarò nuovamente dietro alla scrivania e quindi con l’entusiasmo di un bradipo in letargo elenco il mio pasto. E lì avviene la magia. Mi cade l’occhio su un volantino incollato al bancone ‘MoBI: Corso di Introduzione alla degustazione della birra’.

Ecco l’entusiasmo che cercavo per far ripartire la giornata (oltre ovviamente alla Spaceman appena bevuta)!

Date le mie scarse doti relazionali non chiedo nulla, più di 4 parole consecutive solitamente mi colorano le guance di un mogano intenso. Mi fiondo al pc per cercare informazioni e tempo mezz’ora sono iscritta. Sito MoBI, mi piaci, sei senza fronzoli, chiaro e diretto.

Pronti, via, prima lezione 4 maggio… faccio il count-down, vivo in funzione di quel primo sabato pomeriggio e come una tegola in pieno muso mi arriva la comunicazione che si trasla di un weekend. Ma come??? Amici MoBI, sono appena entrata a far parte della cerchia di beer-addicted e voi mi bidonate subito??

Riparte la trepida attesa.

11 maggio. Ci siamo. L’attesa stavolta è davvero finita. Mi preparo in tenuta da degustazione, perché ci vuole un minimo di decoro: canotta grigio-melange in perfetto stile galeotto, maglietta dei Pantera più tarma che vintage, jeans abbondante. La comodità prima di tutto.

Eccoci, uno alla volta prendiamo posto nella Taverna di Paola, chi un po’ imbarazzato, chi già con le idee chiare sul da farsi, chi impegnato a scegliersi il posto migliore.

Da brava sociofobica mi metto nell’angolino: si osserva meglio se non si è osservati…o almeno così credevo. Siamo in 24: 20 uomini, 4 donne, età mista. Molto mista. L’omogeneità è un’altra storia.

Bello.

Arrivano le sacre armature dei cavalieri d’oro dello zodiaco: i 4 bicchieri da degustazione e il testo del Divino Kuaska. Sì, sono donna, amo la birra, quindi inevitabilmente ho la kuaskite.

Si presenta il primo relatore che non solo sarà il nostro imprinting, ma avrà pure l’arduo compito di introdurci alle materie prime utilizzate per produrre la birra, ai come e ai perché. È Nicola Zanella, Mastro Birraio del Birrificio Leonessa di Botticino, Brescia.

Dopo un’ora di concetti chimici piuttosto complicati per chi come me non è un homebrewer, comincio ad afferrare qualcosa…l’ammostamento, la proteasi, l’amilasi, le destrine…Aiuto Nicola, vai piano!!! Sono un po’ demoralizzata, forse non sono all’altezza del corso, ma non mi do per vinta e attendo la degustazione.

Ecco la prima birra: ‘Blanche de Valeriè (Almond 22) una blanche di 4,5° con l’aggiunta di farro. All’italiana. Nicola snocciola descrizioni accurate, ma da bravo mastro birraio è sempre tecnicissimo e chimicissimo.

Seconda birra: ‘Dubec’ (Via Priula). Una doppelbock di 7,5°. Conoscevo la Bacio, di Via Priula. Questa passa un pochino inosservata, forse anche tra gli hombrewers del gruppo, più vogliosi di informazioni pratiche sui metodi e sui luppoli utilizzati.

Birra numero 3: una ola a Her Majesty SpaceMan (Brewfist). Un’American Ipa di 7° di quelle che a me fanno impazzire. Piace anche a Nicola.

Quarta birra: X-ray (Brewfist): 8,5° di imperial porter. E qui finalmente Nicola mi spiega la differenza tra le porter e le stout. Porter: orzo maltato tostato – Stout: orzo tostato non maltato.

Che poi io mi chiedo come cacchio faccio a riconoscerla…ma è ancora la prima lezione, cerchiamo di non darci obiettivi esagerati, che poi ci si demoralizza.

La lezione finisce presto. Io resto un po’ spaventata. Nicola ci invita alla festa del birrificio Leonessa.

Mi sarebbe piaciuto provarle durante la lezione, le sue birre. Ma andrò a trovarlo.

18 Maggio. Altrimenti detto ‘Giorno della Rivelazione’. Stessi posti dell’altra volta. Più desiderio di apprendimento, se possibile. Un po’ di ansia.

Relatore cool. Approccio figo. Stefano Ricci, scrive su Fermento e sul Cucchiaio d’Argento. Ci parla degli stili birrai … eccome se ci parla! Prendo appunti facendo il fumo, gli argomenti partono dalla storia della birra, dal suo sviluppo dipendente dalla linea del vino, dalla tradizione, al caso, alla normativa.

Imparo una cosa fondamentale: gli stili birrai a differenza di quanto accade con il vino, sono indipendenti dal territorio; non a caso oggi in Italia si fanno delle ottime bitter stile inglese…(e non si coltiva il cannonau in Franciacorta…).

Parliamo di alta fermentazione, bassa fermentazione, fermentazione mista e spontanea. Ma soprattutto parliamo del perché nasce uno stile birraio. Oggi tutti possono inventarsi qualcosa di diverso nelle ricette della birra, ma non per questo si è inventato un nuovo stile. Uno stile nasce per ragioni storiche, ragioni tradizionali, esigenze di mercato e successo. Il successo! Questa è da segnare. La Cacca Pale Ale non è automaticamente uno stile solo perché qualcuno è riuscito a farla…

Parliamo di stili Inglesi, Belgi, Italiani; parliamo di quanto sono bravi gli americani quando ci si mettono e nel frattempo degustiamo. Stefano non smette un secondo di parlare e quanto mi piace!

La prima birra che assaggiamo è la Via Emilia (Birrificio del Ducato), una Italian Pils che a differenza delle pils boeme e tedesche non è limpida; è velata, più simile a una keller pils.

Seconda birra: Chemel Light (Brewfist): abbiamo l’onore di assaggiare una prima cotta, quindi con tutte le novità del caso, ma anche con qualche difetto da correggere. È una bitter. A me entusiasma.

Eppure mi sforzo di sentire le note metalliche e sulfuree che sono un leggero difetto della prima cotta, che probabilmente saranno corrette, dice Stefano. È difficile capire i difetti di uan birra perché quello che in uno stile è un difetto, in un altro potrebbe essere una caratteristica fondamentale.

La birra numero 3 è la Wallonie (Extraomnes) altra prima cotta. Una saison con schiuma trionfale. Bello quest’aggettivo. Sapevo che l’avrei utilizzato nel giro di breve, grazie Stefano.

L’ultima è una Green Petrol (Brewfist), una Black Ipa: la birra antitetica. Anzi, un ossimoro (black-pale) di birra.. Detta anche American Black Ale.

Sarà che io sono brewfistizzata da tempo ma a me resta addosso un entusiasmo! Ti prego Ricci resta con noi, non te ne andare! Mi sa però che Ricci sfora…qualcuno alle 19 e 20 deve rimpatriare in famiglia e resta un po’ seccato di non riuscire a degustare l’ultima birra. Io che di fretta non ne ho e che ho fatto una cuccia nel mio angolino vorrei che questa lezione non terminasse mai. Non sono parte attiva, come sempre, ma sono coinvolta. Ed è proprio quello che mi aspetto da questo corso. Grazie. Oggi ho capito che questo corso mi segnerà.

25 Maggio. Paura e Delirio alla Taverna di Paola. Tecniche di Degustazione. Approccio shock di Norberto Capriata…Norberto Capriata??? Norberto Capriata??? No ma io lo so chi sei…Sei Mr.Dba? (Donne della Birra Artigianale…) Sei un mito!!! Perfetto…ora è l’apoteosi del blocco psico-verbale.

Eppure devo parlare. Soprattutto da neofita, devo parlare. Sono traumatizzata, voglio scappare, ho le pomelle da Heidi. Neanche il tempo di sedermi che -SBAM-, mi trovo servita la prima birra con spiegazione dell’approccio. ‘Eccovi una scheda, la compilate facendo l’esame della birra che state bevendo: visivo, olfattivo, gustativo, secondo quello che sentite e che avete imparato. Poi dalla seconda birra in degustazione, introdurremo, uno step alla volta, le corrette tecniche descrittivè.

Mi tocca davvero parlare. Fortunatamente per qualche minuto riesco a non sparare cazzate. Mi agita questa tecnica. Rompighiaccio e imbarazzante, ma – devo ammetterlo –  decisamente utile.

La prima birra è la Pink Ipa (Almond 22): discussione che scivola sul pepe rosa e sulle spezie; la seconda riesco anche ad imbroccare che è una milk stout: Fear (Brewfist) e impariamo la terminologia corretta per l’esame visivo. Schiuma:  presenza, persistenza, colore, grana delle bolle. Birra: colore, limpidezza, fluidità. Che ignorante che sono, chi ci aveva mai pensato alla fluidità.  È il momento di introdurre il corretto esame olfattivo: intensità, persistenza, descrizione: assaggiamo una Achel Blonde. Le trappiste mi fanno sempre battere il cuore e adesso non dico più ‘sa di banana’ ma ‘ha un profumo lievitoso, di frutta gialla (nello specifico albicocca e un po’ di banana), maltato e leggermente speziato’. Orgoglio.

Ma veniamo al dramma. La quarta birra in degustazione. Detta anche ‘la mia figura di merda’.

Arriva prima l’odore della birra e subito si capisce che è qualcosa di parecchio impegnativo (almeno per me). Passato l’esame visivo – dai, tanto tutti l’abbiamo capito che c’è di mezzo il rovere francese – arriva l’esame olfattivo. I più esperti, che sostengono averne già bevute in quantità –  perché una volta che capisci queste opere d’arte di infezioni controllate e affinamenti in botte, basta, sei su un altro pianeta e non puoi più farne a meno – vanno in visibilio: intensità, passione, godimento, speziatura epocale, più simile al vino che alla birra. Io continuo a pepetrare il mio sneezing come un cane da tartufo e ho sempre in mente la stessa cosa. E la dico. Purtroppo…

‘Scusa?…ma io ho qualche difficoltà. Secondo me odora di… salame. Precisamente di quando il budello è bello fresco…’

Ilarità generale. Ma almeno un’altra compagna di corso mi dà man forte ‘Sì sì lo sento anche io!!! La salamina fresca!’ E fortunatamente anche la Taverna di Paola in persona aggiunge che in effetti, anche se per lei non è il primo assaggio di questa ambrosia, ci sente un po’ il cotechino…

Col salame non ci ho così sbagliato – spiega Norberto –  è la carica batterica controllata, il tipo di ‘infezionè selezionata che crea questo odore…cioè, pardon, profumo.

È quando ho aggiunto che mi ricordava il classico puzzo di letame da botulino che ho tragicamente rovinato l’idillio…d’altro canto ho candidamente ammesso di aver buttato via una ‘Mummia’ perché non sapevo se fosse normale o se fosse andata a male…Alla faccia del mio angolino nascosto…Avete mai provato gli sguardi ‘tattili’? Percepivo brutalmente il disappunto di alcuni compagni di corso per il mio gesto ‘getta Mummia nel lavandino’… ma c’è sempre qualcosa da imparare no? Bisogna essere curiosi e … ci sarà pure un punto di partenza per tutti…e questo è stato il mio!  Lo so che ci vuole un po’ per abituarsi al sapore e all’odore di queste birre, tant’è che l’ho bevuta, quella in degustazione, una Panil Barriquée Sour (Torrechiara): non mi ha entusiasmato come speravo, non ho ancora ricevuto la ‘chiamata’, ma almeno ho iniziato a bere qualcosa di nuovo, a cui vorrei appassionarmi. Lambic, gueuze: siete mie.

Salame e letame. E chi mi dice che sono pazza, non sa quanto ha ragione!

1 Giugno. L’epilogo. Ma come, già l’ultima lezione? Io ne avrei fatte almeno altre 4  (e poi non è giusto…perché Kuaska si manifesta dappertutto e non a Brescia?)…mi sembra di avere appena iniziato e invece sono già pronta ad interessarmi all’abbinamento birra-cibo. Mi piace, sono curiosa, contando che per via della sempiterna linea del vino qui in Italia si sente parlare quasi esclusivamente di abbinamenti vino-cibo. Cosa che apprezzo molto, da appassionata di Franciacorta, ma mi piace la novità: mi piace bere, ma anche imparare.

Sergio Riccardi, in arte Mr.Chiodi, arriva sorridente ed in tenuta MoBI: snocciola informazioni decisamente interessanti sulle tecniche di abbinamento, sui canoni e sui metodi per scegliere una birra da legare ad un piatto. Non fatevi ingannare dall’aspetto fanciullesco: è uno che ne sa, ne parla e ne beve molto meglio di chiunque abbia mai conosciuto! Parliamo del fatto che la birra, diversamente dal vino, non ha i cibi borderline o, meglio, inabbinabili (uno fra tutti il finocchio). La birra adatta la trovi. Non è semplice. Abbinamento per analogia, per contrasto o per ‘completamento’… Empiricamente: sgrassiamo la bocca dai salumi con una Cantillon. Difficile e acidissima, ma sento l’abbinamento perfetto e riesco a berla senza le complicazioni e le figuracce della scorsa lezione…Funziona. La sensazione di ‘grassezza’ della pancetta e del salame viene alleggerita dai sorsi di Cantillon.

Secondo abbinamento: cous cous di verdure senza spezie, con cui beviamo una Irie (Almond 22) in cui si sente abbondantemente la speziatura di coriandolo: quindi completa il piatto. Facciamo il bis di Irie, ci sta proprio bene.

Con il formaggio bagoss, piccante-speziato, abbastanza stagionato e deciso, beviamo una Grand Cru (Almond 22), elegante, ben strutturata, che bilancia l’aggressività del formaggio: i sapori non si devono coprire.

Finiamo con un’orgasmica crostata casereccia e una trappista, Rochefort 8 (Brasserie de Rochefort). Bis anche di questa, ovviamente.

E la lezione volge al termine con la consegna dell’attestato che ritiro con orgoglio…è firmato da Luigi ‘Schigi’ D’Amelio!!!

Il corso è stato un successo, non faccio altro che parlarne e riparlarne, gli amici mi odiano e mi offrono da bere per impegnarmi la bocca…Colpa mia se sono entusiasta!? E speranzosa di accedere presto ad un secondo livello… ho imparato davvero molto e ciò che mi fa capire che il corso è stato denso di passione vera e appassionati puri, sono la mia curiosità e la sete di novità (e la mia sete di birra direi): non sono state placate, anzi sono aumentate esponenzialmente!

Grazie per avermi appassionato fino a questo punto, grazie perché so che non smetterete di appassionarmi ancora.

PS: grazie anche alla divina Taverna di Paola, per me non ha paragoni.

PPS: a tutti i neofiti ed ai golosi di birra: non perdetevi queste esperienze, il mondo legato alla birra in Italia merita molto più spazio, molta più stima e molta più visibilità. I corsi MoBI (esperienza personale ovviamente) sono tenuti da persone mostruosamente interessanti e soprattutto che sanno arricchirti e farti provare quel fantastico stupore infantile spesso dimenticato, quello che ‘pendo dalle tue labbra’ quello che ‘ho conosciuto uno fighissimo’, quello che ‘scarto e trovo la sorpresa più bella del mondo’.

Lau

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