Brewdogghini crescono

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20/09/2013 di movimentobirra

click to enlargeIl fenomeno BrewDog sta contagiando mezza Europa e non solo. Gli irriverenti ed iconoclasti giovani birrai/imprenditori scozzesi hanno tracciato una via che sta ispirando numerosi epigoni anche nel nel nostro paese. A dir la verità i “brewdogghini” nostrani stanno puntando più sul packaging trasgressivo e sul marketing aggressivo piuttosto che,  per fortuna, al solo  riduttivo e sterile tentativo di riprodurre birre identiche a quelle dei ragazzi terribili dell’Aberdeenshire.

Tra gli esempi più emblematici va citato per primo il bergamasco Birrificio Indipendente Elav che con la sua “Punks do it Bitter” ha resa pubblica una vera e propria dichiarazione d’amore al fenomeno BrewDog. I giovani ed agguerriti padovani del Birrificio Olmo non hanno mai nascosto l’aspirazione a diventare i “BrewDog italiani” e basta visitare il loro stand nei numerosi festival cui partecipano per rendersi conto di come stiano dandoci dentro. Chiara intenzione pure quella della veronese Birra Sleale che si autodefinisce “Unfair Ale”. Restando in Veneto, le etichette del neonato birrificio rodigino Rattabrew puntano su un topo simpatico che sembra scappato dalla cantina dei BrewDog. Dalla Puglia la grafica del piccolo birrificio indipendente Decimoprimo ci ricorda la filosofia BrewDog mentre il pistoiese Birrificio Nostrale lo ricordava più all’inizio. Inoltre, anche se non viene completamente ammesso dai rispettivi birrai, trovo affinità pure nell’immagine di Brewfist, e, seppur con diversi riferimenti artistici, in quella del birrificio Dada. Altri ce ne saranno (ormai con ben oltre cinquecento birrifici non riesco più a starci dietro) ed  altri arriveranno ma quello che più mi ha colpito tra i nostri brewdogghini è senza dubbio il birrificio Tempesta di Noale (VE) che ha fatto una cosa geniale, seppur discutibile, che nemmeno ai BrewDog originali era venuta in mente. Alludo alla loro Imperial Russian Stout chiamata “Suicide Zar”con tanto di scheletro sull’etichetta, che viene venduta racchiusa in una confezione di cartone a forma di… bara!

Lorenzo Dabove in arte Kuaska

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