Platone e… la birra. Su una citazione spuria

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25/07/2013 di movimentobirra

click to enlargeNei florilegi di citazioni famose relative alla birra che spesso decorano siti specializzati, materiale pubblicitario ed informativo, ma anche prefazioni e colofoni di libri ed in genere pubblicazioni – anche di valore – confluisce materiale spesso di dubbia autenticità, frasi “famose” più che altro per il loro uso e riuso, attribuite variamente a personalità di rilievo nella storia o nella letteratura. È il caso di Benjamin Franklin e del suo celebre aforisma: «beer is proof that God loves us and wants us to be happy» (=la birra è prova che Dio ci ama e ci vuole felici), in realtà riferito al vino[1]; secondo una logica “distributiva”, la ricerca di voci famose sul nettare d’orzo si staglia sul passato remoto dell’Europa, verso Roma, verso la Grecia: così, all’ombra di testimonianze autentiche, come ad esempio il disprezzo tacitiano per il germanico umor ex hordeo aut frumento[2], si distendono informazioni dubbie o decisamente false. Il dotto gioco non risparmia Platone, cui viene assegnato un giudizio davvero lusinghiero: «deve essere stato un uomo saggio a inventare la birra». La frase ha successo: è una delle più riportate; per fare un esempio significativo, è posta a chiusura del manifesto 2009-2014 dell’EBCU[3]. La ragione di tale fortuna, al di là della gioia di trovare in un pensatore così importante la voce della passione birraria, è anche un’aura sottile di credibilità che accompagna le parole: noto è l’interesse di Platone per l’Egitto, orizzonte ideale nel Fedro, nel mito di Thamus e Theuth e nel TimeoCrizia, dove i sacerdoti egiziani sono custodi dell’antica storia di Atlantide, quell’Egitto in cui la storiografia trova un prototipo della nostra amata bevanda[4]. La forma della citazione è inoltre accattivante, con quell’uomo saggio che bene in retroversione potrebbe essere un sophòs anér o un phrónimos: certo, poi, la qualifica di saggezza è qualcosa che si attaglia ad un detto di Platone! La citazione è però spuria: non si trova in nessuno degli scritti dell’autore e, inoltre, superato l’iniziale entusiasmo, è evidente la sua inverosimiglianza: più difficile determinarne l’origine. Il tentativo che è stato fatto di attribuirla al chimico tedesco Fritz Plato, inventore della scala di misurazione della densità del mosto (per l’appunto il “grado Plato”), non è fertile e sembra mosso soltanto dalla supposizione di un errore fra i due “Plato”, possibile peraltro solo nella lingua inglese (in tedesco Platone è “Platon”); le ricerche che abbiamo condotto non ci hanno portato molto lontano, ed è facile che l’origine del motto “platonico” sia semplicemente…un burlone! Tuttavia, il contenuto e la forma del periodo non sono del tutto nuovi all’orecchio di un antichista e ricordano da vicino una famigerata, per gli antichi “scandalosa” affermazione che trovava spazio nel Sisifo di Crizia, poeta, autore tragico e politico del V secolo, peraltro cugino di secondo grado di Platone da parte di madre[5]. Crizia sostiene, a quanto pare, che gli dèi siano un’invenzione volta a costringere gli uomini a rispettare le leggi, cosa che altrimenti, senza la paura di un castigo divino, non farebbero mai:

πυκνός τις καὶ σοφὸς γνώμην ἀνήρ

<θεῶν> δέος θνητοῖσιν ἐξευρεῖν

“Un uomo fine e saggio nella mente

inventò per i mortali il timore degli dèi”[6]

Che in questa citazione celebre, stravolta come quella di Franklin che abbiamo letto all’inizio, si trovi l’origine remota dello scherzo? Nel caso potremmo specificare meglio quanto già affermato: la creazione del motto “platonico” sulla birra potrebbe essere opera di un burlone…classicista!?

Appendice: Platone ed il valore del bere in compagnia

Ma cosa si può dire di autentico su Platone e la birra? In realtà poco, nulla: in generale, anche per il filosofo di Atene è corretta l’affermazione secondo cui «i Romani come i Greci non furono mai particolarmente attratti dalla bevanda di Cerere»[7]; ma certo nel pensiero platonico è centrale il valore dell’esperienza del bere in compagnia, quel “bere insieme” che in greco si dice “simposio” (syn + la radice dei verbi di “bere”: potàzo, pìno; cfr. pòsis = bevuta). È noto che una delle opere più belle e famose dell’autore sia proprio un Simposio, in cui Socrate, protagonista, dà peraltro sfoggio della sua formidabile resistenza al vino, rimanendo a conversare tutta la notte e passando la giornata seguente nelle sue abituali occupazioni come niente fosse…senza neanche il minimo postumo! Ma il valore etico, paideutico del simposio come istituzione ed abitudine fu caro a Platone fino alla fine della sua vita se è vero che un filosofo ormai ultranovantenne, nel primo e nel secondo libro delle Leggi, ultima opera scritta, lasciata nelle mani dei suoi allievi ancora incompiuta, difendeva il valore del bere insieme con moderazione e consapevolezza contro il modello di educazione dorica rappresentato nel dialogo dal cretese Clinia e dallo spartano Megillo: per il protagonista delle Leggi, portavoce della dottrina di Platone, l’educazione a bere secondo misura è fondamentale nello stato migliore possibile ed aiuta a formare e a rafforzare il carattere dell’individuo[8]. Perciò, anche se Platone non scrisse mai che «deve essere stato un uomo saggio a inventare la birra», perlomeno possiamo essere ragionevolmente tranquilli: avrebbe potuto pensarlo.

Marco Donato


[1] La citazione corretta proviene da una lettera del 1799 all’economo francese André Morellet: «we hear of the conversion of water into wine at the marriage in Cana as of a miracle. But this conversion is, through the goodness of God, made every day before our eyes. Behold the rain which descends from heaven upon our vineyards, there it enters the roots of the vines, to be changed into wine, a constant proof that God loves us, and loves to see us happy». Il testo della lettera è ora raccolto in Walter Isaacson, A Benjamin Franklin Reader, New York, 2005, pp. 294-6. Ringrazio Max Faraggi per la segnalazione della citazione “apocrifa”.

[2] Tacito, Germania, 23.

[4] Cfr. Randy Mosher, Degustare le birre, tr. it. Simone Orsello, Assago, 2013, p. 9.

[5] Per la figura storica e letteraria di Crizia, si rimanda ad Umberto Bultrighini, “Maledetta democrazia”. Studi su Crizia, Alessandria, 1999 e alla scheda di Debra Nails, The People of Plato, Indianapolis/Cambridge, 2002, pp. 108-113.

[6] Crizia, fr. 25 D.K., vv. 12-13, traduzione mia (cfr. Bultrighini, op. cit., pp. 223-250).

[7] Mosher, op. cit., p. 10.

[8] Platone, Leggi, I, 639-650 Stephanus.

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