Toer de Geuze 2013

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17/07/2013 di movimentobirra

De Cam

De Cam

Nel mese di aprile si è svolta in Belgio la nona edizione del Toer de Geuze organizzato ogni due anni dall’HORAL, acronimo di De Hoge Raad voor Ambachtelijke Lambiekbieren, letteralmente “L’alto consiglio per i lambic artigianali”.

In questa giornata gran parte dei produttori o blender di Lambic apre le porte al pubblico, in una sorta di open day con visite guidate e degustazioni. L’HORAL organizza diversi pullman, esauriti con grande anticipo, ognuno dei quali segue un diverso percorso attraverso la campagna del Pajottenland.

La nostra scelta, avendo un tempo limitato, è stata quella di evitare De Troch, Lindemans e Timmermans, produttori soprattutto di lambic addolciti e quindi non tradizionali al 100%, per dedicarci ai migliori produttori di fermentazioni spontanee.

De Cam, immerso nell’ambiente bucolico di Gooik, è davvero un punto di incontro tra una fattoria e un birrificio; è l’ultimo arrivato nella famiglia dei produttori Lambic, anche se non ha un impianto di produzione, ma realizza delle fermentazioni spontanee davvero notevoli. Le botti utilizzate sono originarie della Repubblica Ceca e più precisamente dalla Plzeňský Prazdroj, famosa per la Pilsner Urquell. Dopo un assaggio di Lambic, ci dedichiamo alla frutta: Kriek e Framboise, la prima davvero speciale, con un fantastico profumo di sciroppo di amarene “della nonna” e un nitido sapore di nocciolo di ciliegia; la seconda molto ricca di frutta ma spigolosa, un pelo acetica e meno piacevole ma sempre di altissimo livello.

Tilquin

Tilquin

Tilquin, blender un po’ modaiolo le cui birre sono facilmente reperibili anche in Italia, è l’unica etichetta di Lambic con sede in Vallonia, seppur a pochi chilometri dal confine. Secondo alcuni belgi Pierre Tilquin avrebbe impiantato il suo birrificio nella regione francofona solo per usufruire degli sgravi fiscali governativi; secondo altri incontrati a Eizeringen la scelta avrebbe una certa rilevanza dal punto di vista geopolitico, e infatti in loro non era nascosta una certa diffidenza verso i suoi prodotti. Diffidenza compresa in seguito, visitando il birrificio: muri verniciati di fresco, ambiente asettico e molto moderno, sembra di essere in un altro mondo. Le birre di Tilquin rispecchiano questo andamento: sono eleganti, pulite e poco rustiche sia la Gueuze au Fût che la Oude Geuze à l’Ancienne, quest’ultima più buona e dall’acidità molto limonosa. In mattinata, al In De Verzekering Tegen De Grote Dorst, avevamo fatto “colazione” con la loro Quetsche, prodotta con le prugne. Decisamente buona, di colore violaceo, con la prugna ben avvertibile in bocca e un’acidità moderata e in linea sui livelli di pulizia ed eleganza delle altre birre di famiglia.

Hanssens

Hanssens

Hanssens si è rivelata forse la miglior tappa della giornata. Davvero un bell’ambiente, da vera sagra paesana, con un’atmosfera da provincia di 20-25 anni fa. La famiglia Hanssens porta avanti questa tradizione fin dal 1896, quando Bartholomé Hanssens, sindaco di Dworp, ha iniziato a preparare lambic rilevando la birreria Sint-Antonius. La famiglia, giunta alla quarta generazione con una donna, Sidy, e il suo compagno John, blenda vari Lambic prodotti da Boon, Lindemans e Girardin con frutta tradizionale ma anche particolare come il ribes o la fragola. Il birrificio è disposto su due livelli: al pianterreno si trova la zona imbottigliamento mentre è di sopra la cantina delle botti, il tutto davvero rustico e molto molto caratteristico. Il pianterreno, oltre a una zona allestita a bar simile a una grotta, ha a disposizione un cortile con stagno annesso: più che un birrificio, sembra la bellissima aia di una fattoria. Qui in cortile la festa è coinvolgente, gran pienone di gente, musica e cibo. Le birre sono all’altezza della situazione: assaggiamo un Lambic (probabilmente di Lindemans) molto grainy al naso e acido senza compromessi in gola; il Cassis, nettamente migliorato rispetto agli ultimi assaggi, nessuna traccia del fenolico invadente da medicinale trovato in passato, a favore di più piacevoli toni vinosi al naso e della schietta acidità tipica della casa che vira sull’aceto; la Geuze, decisamente rustica e un po’ troppo legnosa; la Kriek, commovente nella sua grezza intensità, molto vinosa al naso, ciliegia fresca e acidità aggressiva in bocca; la Framboise, la più delicata di tutte, quasi una bibita al lampone. Concludiamo i numerosi assaggi con la Oudbeitje, che dall’etichetta rivela l’utilizzo di fragole fresche. Il risultato è piacevole, con un netto sentore lattico da yogurt nel finale, malgrado la fragola lasci sempre un che di “sporco” che non si lega perfettamente al lambic né alla birra in generale.

Boon

Boon

Da Boon moltissima gente e grandi spazi, prezzi onestissimi e una vasta scelta di birre: abbiamo provato un Lambic di 3 anni delicato come da canoni della maison, con frutta matura al naso (albicocca e pesca bianca), mentre in bocca si sente la lunga permanenza in legno, una frizzantezza vivace, con acidità, citrica e lattica, che si avverte da metà palato. Come secondo assaggio la scelta è caduta sulla Oude Geuze Vat 44, blend con il 90% di gueuze proveniente dal foeder 44, una botte da 10.300 litri con più di 100 anni di vita: tanta barrique sia al naso che in bocca, vaniglia in evidenza, sul palato un tocco muffoso da formaggio erborinato ben percepibile ma controllata, acidità moderata, molto asciutta. Passando ai lambic alla frutta abbiamo provato Oude Kriek e Kriek Mariage Parfait, tra le due preferibile la prima, più acida e più scivolosa in bocca.

Oud Beersel

Oud Beersel

Da Oud Beersel gli stand gastronomici e i gonfiabili per bambini collocati nel piazzale antistante contribuivano a rendere il posto affollato all’inverosimile. Diversi assaggi: un Lambic realizzato con l’impianto di Boon dai ragazzi di Beersel, con un sentore di albicocca fresca all’olfatto, gradevole in bocca con un’acidità moderata; una Gueuze molto carbonata e con un’acidità a metà tra il limone e il pompelmo giallo, un tocco di legno, e, percepibile in gola, una sensazione saponosa riscontrata anche nella Kriek, quest’ultima un po’ sciropposa all’inizio ma risollevata con una moderata acidità nel finale. Infine, si è assaggiata anche una Framboise molto fruttata e poco acida, senza difetti evidenti ma senza grossa personalità.

Da 3 Fonteinen, dopo una rapida visita nella zona di produzione, passiamo agli assaggi: bevuto il Lambic molto raffinato, con la componente maltata in evidenza al naso e un acido di pompelmo giallo che prende subito la lingua, arrivando prima rispetto a quello, pure più aggressivo, del lambic di Lindemans-Hanssens.

Gueuze anch’essa molto raffinata, ben equilibrata in bocca con una componente dolce di cedro chiaramente percepibile sotto l’acidità. Kriekenlambic deludente, dolce e sciropposa sia al naso che in bocca. Per avere una vera Kriek bisognava prendere, a prezzo non certo modico, la Intense Red in bottiglia; spinti dallo stato di ebbrezza ormai avanzato la ordiniamo e la beviamo: una vera Kriek, appunto, ma niente di miracoloso, la rude acidità di Hanssens si presentava alla memoria con un deciso colore di nostalgia. Ci godiamo infine un meritato riposo sul prato davanti al ristorante, facendo un’ottima merenda con una grandiosa kriekentaart.

Concludendo, un tour che vale la pena fare almeno una volta nella vita, specie per quei lambic che si trovano solo in loco. Presente molta gente di tutte le età, pochi geeks (quasi tutti americani), pochissimi italiani, e in ogni birrificio visitato c’era una grande atmosfera da festa rurale che faceva stare davvero bene.

Marco Traverso e Simonmattia Riva

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