Birre e pupe – quello che le donne non dicono

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18/04/2013 di movimentobirra

Da tempo ho ormai definitivamente realizzato che, per una strana forma di maledizione (o benedizione), o forse per un attitudine personale inconscia, tutti o quasi i miei hobby e le mie passioni sono in gran parte condivise da sole persone del mio sesso.

Cioè le donne latitano.

L’ambito delle birre artigianali (o di qualità, insomma quelle di Mobi) non fa, in questo senso, eccezione, credo che questa (dura?) realtà sia sotto gli occhi di tutti.

Non ho per ora intenzione di soffermarmi sulle possibili spiegazioni di questo fenomeno, che sarebbe comunque interessante analizzare (e che ho il sospetto abbia origini sia antropologiche che culturali), né provare ad ipotizzare se in un futuro prossimo questa tendenza possa in qualche modo cambiare o magari addirittura invertirsi, ma piuttosto concentrarmi sulle attuali e per ora rare rappresentanti del gentil sesso che, incuranti dell’atmosfera da spogliatoio che spesso la predominanza maschile implica, ci fanno il prezioso dono della loro presenza.

E’ interessante innanzitutto osservare che, mentre la tipologie dell’appassionato maschile si caratterizzano soprattutto in base ad una determinata attitudine personale, dovuta soprattutto al carattere o ad una predisposizione innata che ne definisce l’appartenenza ad un gruppo piuttosto che ad un altro (vi rimando per questo all’immortale articolo “I Nuovi Mostri” di Schigi, in arte Luigi D’Amelio, di cui in effetti questo stesso scritto non è che un umile omaggio), le donne della birra artigianale (nel seguito DBA) si distinguono invece su base “famigliare” cioè a seconda della tipologia del loro rapporto col “maschio” che le ha inserite in questo ambiente.

Da questo punto di vista le DBA sono in gran parte classificabili in 4 macro categorie, che andremo nel seguito a descrivere, più una 5° che in effetti si affranca da questo discorso (categoria di dimensioni e importanza comunque molto minori, e che ho considerato ed inserito nella sezione “contenuti speciali” più che altro come curiosità: vedi EXTRA n.1 a fondo articolo).

Andiamo quindi a vedere, nel dettaglio, chi sono le DBA:

  • Le Fidanzate

click to enlargePartecipano per la prima volta ad un raduno di questo tipo, spinte dall’entusiasmo del partner (vedrai che ti divertirai un sacco!) o, peggio, trascinatevi a loro insaputa (vedrai che sorpresa!).

Non appena realizzano il contesto attraversano una serie di reazioni standard, catalogabili in 10 diverse fasi e facilmente individuabili dalle espressioni sui volti delle povere ragazze, che ne tradiscono chiaramente i pensieri.

– Incredulità: “ma checcazz…?!”

– Negazione: “ok, non può certo essere tutto così…”

– Rimorso: “lo sapevo che non ci dovevo venire”

– Speranza: “sono già 2 ore che parlano di birra, fra poco di sicuro cambieranno argomento”

– Rassegnazione: “coraggio, fra poco è finita”

– Disperazione: “cosa ci faccio io qua… voglio morire”

– Analisi: “me l’aveva detto la mamma che era un tipo strano”

– Rabbia: “questa gliela faccio pagare

– Determinazione: “non mi vedrà mai

– Oblio: “ilmattinohal’oroinbocca/ilmattinohal’oroinbocca/ ilmattinohal’oroinbocca/ ilmattinohal’oroinbocca/ ilmattinohal’oroinbocca/ ilmattinohal’oroinbocca/ ilmattinohal’oroinbocca/ ilmattinohal’oroinbocca/ ilmattinohal’oroinbocca/ ilmattinohal’oroinbocca/ ilmattinohal’oroinbocca/ ilmattinohal’oroinbocca/ ilmattinohal’oroinbocca/ ilmattinohal’oroinbocca/ ilmattinohal’oroinbocca/ …”

Statisticamente il 97,3% delle fidanzate, non appena ripresesi dallo shock della serata, terrà fede a quanto deciso durante la fase 9

Il restante 2,7% invece, a mente lucida, deciderà di dare fiducia al partner, convincendosi, sbagliando, che si tratti di una passione passeggera (questa percentuale aumenta però sensibilmente se all’evento partecipava Kuaska, circostanza nella quale si può assistere all’affascinante fenomeno della nascita delle Kuaskettes (vedi sotto).

  • Le Mogli

click to enlargeSono le ex fidanzate fiduciose di cui sopra, qualche tempo dopo, ormai disilluse sulla possibilità che il partner, assurto nel frattempo al ruolo di marito, possa più rinsavire e dedicarsi ad hobby più normali (e possibilmente più utili) tipo il giardinaggio, il bricolage o la cucina fusion, o, perché no, trovarsi un secondo lavoro invece di spendere tutti quei soldi in birra.

Avendo ormai capito l’antifona hanno imparato a tollerare e considerare la cosa come uno di quei compromessi da accettare per il bene del matrimonio.

Seppure a malincuore lasciano pertanto al partner la libertà di partecipare ai vari eventi e talvolta addirittura (pur non perdendo occasione per rinfacciarglielo) di dedicarsi all’odiatissimo hobby : l’homebrewing (“accidenti a Papazian, Bertinotti, Faraggi e tutti quegli altri psicopatici, so io dove glielo metterei il gorgogliatore”).

Normalmente però si guardano bene dall’infliggere a se stesse tali tormenti, pertanto non capita quasi mai di incrociarle ai raduni.

Le saltuarie e rarissime apparizioni, tipo Madonna di Fatima, le fanno solo in occasioni davvero eccezionali, in genere per farsi perdonare qualcosa (dall’aver distrutto la macchina durante un parcheggio, all’aver buttato via bottiglie di Thomas Hardy’s scadute) o, più frequentemente, per poter poi esigere in cambio dal marito una ben più terrificante concessione (tipo ospitare la suocera per un mese, fare la vasectomia, passare il sabato mattino all’Ikea, etc…).

In tali casi, in genere, le DBA non fanno nessuno sforzo per dissimulare quanto questo sacrificio gli sia di peso e passano la giornata passeggiando cupe e annoiate, sorseggiando coca cola e dando chiara evidenza di divertirsi come alla proiezione di un documentario polacco muto.

  • Le Amiche

click to enlargeFanno parte della “compagnia” delle DBA delle due categorie precedenti.

Sono cioè le amiche delle mogli o delle (rarissime) fidanzate recidivanti, invitate dalle stesse affinchè condividano e mitighino il supplizio che, in questa occasione, non hanno saputo o potuto evitare.

In effetti in genere queste amiche accettano l’invito di buon grado, sempre in cerca come sono di nuovi ed originali pretesti per passare il tempo libero in compagnia.

Allo scopo, per l’appunto, di radunare un’allegra comitiva, le amiche estenderanno l’invito ad amici, parenti e conoscenti, anche vaghi, coinvolgendo così, nel giro di breve tempo, i personaggi più svariati, anche assai dissimili tra loro per età, carattere, estrazione sociale, cittadinanza, lingua e religione, ed accumunati da una sola ed unica caratteristica comune: il totale disinteresse per quello che dovrebbe essere l’argomento principe della giornata (cioè la birra).

La simpatica combriccola si presenterà così all’evento, rigorosamente in ritardo e senza troppe aspettative (se non una leggerissima e curiosità) ma con la ferma volontà di passare una giornata “diversa dal solito”.

Ben presto l’alibi birresco andrà a scemare in quanto, come prevedibile, nessuno del gruppo dimostrerà il minimo interesse per l’argomento né alcuno riuscirà a prendere seriamente in considerazione il fatto che altri partecipanti alla giornata possano realmente interessarsene.

Inizierà così, quasi subito, un chiacchiericcio discreto, inizialmente soffuso ed abbastanza rispettoso -quasi timido – ma che diverrà presto assai fastidioso e molesto, man mano che gli iniziali sussurri si trasformeranno in schiamazzi, grida e risate.

Da qua in poi sarà un escalation inarrestabile di “cazzi propri” che ben presto renderà impossibile agli altri partecipanti l’ascolto e/o la partecipazione a qualsivoglia presentazione, discussione, degustazione, etc (vedi EXTRA n.2 a fondo articolo).

Il supplizio sarà comunque di breve durata; gli intrusi se ne andranno infatti abbastanza presto disturbati da tutte queste chiacchiere di birra, lasciando però sulla tavolata, come degno ricordo della loro venuta, svariati avanzi di Stille Nacht del 93’ o Westvleteren 12 del 99’, appena assaggiate e subito dismesse perché troppo corpose e/o amare.

Non preoccupatevi troppo comunque, non le vedremo più; d’ora in poi infatti, esaurita la curiosità iniziale, rifiuteranno garbatamente i prossimi inviti optando invece per altre nuove mirabolanti attrattive tipo la SPA, il ristorante giapponese o la cena al buio coi ciechi.

  • Le “Kuaskettes”

click to enlargeIn pratica sono le groupie di Kuaska.

E’ una sorta di illuminazione, vero e proprio amore a prima vista.

Quando infatti lo incrociano per la prima volta ne rimangono immediatamente rapite, incantate: è come se nella loro vita si accendesse una luce.

L’indubbio fascino e la bravura del Signor K. non bastano da sole a spiegare l’effetto devastante che l’incontro ha sulle poverine; il motivo recondito principale sta probabilmente nel fatto che l’approccio giunge in un momento della loro esistenza in cui esse hanno la forte necessità di una guida spirituale: avrebbero potuto diventare discepole di Sai Baba, o Padre Pio, invece hanno incontrato Kuaska (in effetti gli è andata di gran culo).

Da questo momento in poi lasceranno tutto (o almeno qualsiasi altro precedente interesse e passione) e dedicheranno la loro vita al Maestro.

E nel giro di breve tempo bruceranno le tappe.

Innanzitutto, se pure in precedenza avevano bevuto solo e strettamente tisane al finocchio o assaggiato al massimo qualche birra industriale chiara miscelata con la gazzosa (trovandola troppo amara), da ora in avanti svilupperanno una passione istantanea e violentissima per i Lambic più estremi e puzzolenti dei quali apprezzeranno gli off-flavours e l’acidità, che pulisce la bocca.

Non solo, impareranno a menadito centinaia di aneddoti sui più sconosciuti birrai e birrifici del Belgio e sui loro proprietari e famigliari di almeno 3 generazioni, e non mancheranno di condividerli ad ogni occasione col Maestro dando così prova, e godendone assai, del grado di intimità che ormai possono sfoggiare nei suoi confronti.

Inoltre, anche se in precedenza avevano sempre schifato il calcio costringendo magari il partner a rinunciare alla finale dei Campionati Mondali per andare a vedere “il Cenacolo” (bello eh, ma proprio stasera?!), da questo momento in poi diventeranno delle sfegatate ultrà del Genoa in grado di sciorinarne la formazione (I, II squadra e Giovanili), il palmares completo dal dopoguerra ad oggi e tutte le più fresche indiscrezioni di calciomercato.

Nel contempo ovviamente matureranno un odio atavico ed indomabile per la sampdoria (che fino al giorno prima non sapevano nemmeno fosse il nome di una squadra di calcio).

Di varie età, morfologie, e provenienze geografiche, le troverete ovunque sia stata segnalata la presenza anche fortuita di Kuaska, spesso anche accompagnate da un partner, umile, sorridente e silenzioso, a svolgere timidamente il ruolo di principe consorte (con funzione quindi puramente rappresentativa ed effettiva importanza gerarchica tendente allo zero).

Sempre in competizione tra loro, le noterete per l’estremo impegno profuso nel mettere in evidenza in ogni modo la propria competenza e dare il loro preziosissimo contributo alla performance del Maestro che, dall’alto della sua gentilezza e, tutto sommato anche un pizzico lusingato da tante attenzioni, sopporterà con pazienza anche le più invadenti, forse temendo anche un po’, almeno inconsciamente che qualcuna di loro possa prima o poi trasformarsi nella protagonista di Misery ed incatenarlo in una cantina per averlo finalmente tutto per sé.

CONTENUTI SPECIALI

  • EXTRA N.1: Le Sommelier – la 5° tipologia

Talvolta, in occasione di un evento, inizia a spargersi una voce: “la vedi quella lì? E’ una sommelier!!!

Come poi questa notizia inizi a trapelare non è chiaro; i più maliziosi sostengono che sia la sommelier stessa, non appena giunta in loco, a farsela sbadatamente sfuggire (il fatto che un sommelier maschio passi molto più facilmente in incognito ne sarebbe, a loro parere, una prova convincente).

Comunque sia, a questo punto, indipendentemente dalle effettive qualifiche ed esperienze degustative della persona (che magari ha maturato il titolo partecipando ad una verticale di vin brulé ad una gita dell’oratorio), entro pochi minuti, man mano che si diffonde la voce, agli occhi dei comuni partecipanti essa acquisisce un alone misterioso e una statura quasi leggendaria, divenendo nell’immaginario collettivo almeno Sommelier di 5° livello 3° Dan con lode e bacio accademico.

La sommelier si aggira, rigorosamente sola, col bicchiere mezzo pieno nella mano (si badi, mai mezzo vuoto), con l’aria elegantemente annoiata di chi potrebbe impiegare il proprio preziosissimo tempo in ben altri modi e dando l’impressione di riflettere su concetti astratti niente affatto banali e sicuramente fuori portata per la maggior parte degli altri partecipanti.

Qualora un incauto trovi il coraggio di rivolgerle la parola, domandandole magari un parere su quanto sta bevendo, ella lo liquiderà rapidamente rispondendo che la birra non è il suo campo e che pertanto non ritiene in coscienza di avere le giuste qualifiche per esprimere un giudizio, ottenendo così il doppio risultato di umiliare implicitamente il malcapitato e di dare al contempo prova di umiltà, saggezza e rigore.

Osservandone però attentamente il linguaggio del corpo potrete notare un certo spostamento del sopraciglio, appena abbozzato, e una certa luce di intelligente ironia nella sguardo che sottointendono che, se solo volesse abbassarsi al vostro livello, ella potrebbe formulare una descrizione degustativa talmente preziosa, profonda ed illuminante da cambiare la vostra vita andando a colmare un vuoto che non credevate nemmeno di avere.

Nessun essere umano al momento può però onestamente affermare di averla effettivamente mai vista assaggiare quanto ha nel bicchiere.

  • EXTRA N.2: Frammento di uno discorso captato ad un tavolata di “amiche”:

click to enlarge “(…) E’ vero anche il pediatra mi ha detto che è alto per la sua età probabilmente perché ha preso dal bisnonno che era altissimo e aveva gli occhi chiari come i suoi devi vederlo all’asilo nido sembra uno dell’ultimo anno lo dicono anche le maestre che brave che sono e che pazienza io non ce la farei mai non basta un titolo di studio per fare un lavoro di questo tipo e lì sono tutti laureati in pedagogia e psicologia non come in altre strutture che magari sono più economiche ma non sai chi ti può capitare questo posto invece è rinomato proprio perché gli insegnanti sono bravi coi bambini e con quel che costa vorrei vedere noi ci siamo messi in lista 2 anni prima e ci hanno chiamato l’ultimo giorno che altrimenti come facevamo certo che con quello che si sente in giro non si può stare mai tranquilli nemmeno in questi casi d’altronde ti devi fidare perché se no come fai non c’è alternativa al giorno d’oggi uno stipendio non basta una volta non era così a casa mia ha sempre lavorato solo mio padre eppure eravamo in quattro e non c’è mai mancato niente abbiamo pure comprato casa al giorno d’oggi se non ci fossero i nonni certo che non puoi nemmeno lasciarglieli sempre che te li viziano e poi dopo a rimetterli in riga sono dolori tipo hai fatto caso ai figli della Lella hai visto come sono maleducati d’altronde poverini non è colpa loro io non dico che devi tenerli nella bambagia ma non puoi nemmeno lasciargli fare tutto quello che vogliono l’altra settimana li abbiamo invitati a cena e giuro che ci hanno sfasciato la casa e loro non aprivano bocca la prossima volta ci penso due volte prima di invitarli di nuovo che tra l’altro casa loro non l’abbiamo ancora vista che poi a viziarli così quando andranno a scuola e dovranno incominciare a fare i conti con le regole e la disciplina si troveranno male e per forza anche lì poi con la maestra unica è un disastro che se ti va bene sei a posto però se ti va male può fare di quei danni a noi purtroppo è andata male ti ho detto della maestra di mio figlio è pazza te lo giuro non per dire te l’ho raccontato che l’ha preso in antipatia perché è gelosa e non gliene fa passare una e non lo dico perché è mio figlio chiedi pure alle altre mamme siamo tutte esasperate pensa che alla fine siamo state costrette ad andare tutte insieme dal preside a chiedergli di prendere dei provvedimenti ma non si riesce fare niente perché quella là purtroppo è protetta dai sindacati (…)”.

Norberto Capriata

11 thoughts on “Birre e pupe – quello che le donne non dicono

  1. Francesco ha detto:

    Qual’è l’obiettivo di questo articolo?

    Se vuole essere un articolo che descrive il vero sei lontano anni luce dalla realtà, per non usare altri termini.

    Se è per farsi due risate, non mi fa ridere comunque, ciò non toglie che possa far sorridere qualcun altro.

    • carmen caiazzo ha detto:

      Su quali basi si fonda questa marea di cazzate???Sulle esperienze negative che hai avuto con le donne??E soprattutto cosa vorresti dimostrare??che noi donne non siamo geneticamente portate ad interessarci di questi temi o che siamo troppo frivole e superficiali per farlo??Mi dispiace molto per te perchè è chiaro che devi risolvere molti problemi con te stesso. In ogni caso è palese che questo blog non è per donne.

      • Carmen Caiazzo ha detto:

        Ovviamente mi riferisco all’articolo, ho sbagliato a cliccare.

      • chemie ha detto:

        Ah.. Giusto per chiarire: non sono un maschio sciovinista, ma una gentile (credo che questo possa far ridere molti!) fanciulla…

      • chemie ha detto:

        Non devi essere stata a molti raduni di hb se non riconosci nemmeno una delle caratterizzazioni descritte. Chiaro che le donne non ricadono per forza in queste categorie, ma non credevo fosse necessario specificarlo!!!

      • norberto ha detto:

        Ciao Carmen,

        mi hai beccato…
        In effetti volevo dimostrare SIA che voi donne non siete geneticamente portate ad interessarvi a questi temi SIA che siete troppo frivole e superficiali per farlo.
        In effetti lo scopo occulto di questo blog e di Mobi in generale, dietro il paravento della birra artigianale, è proprio delegittimare l’intero genere femminile e preparare le basi ad una società maschilista nella quale le donne siano ridotte al rango di bestiame e schiave sessuali.

        Norberto

        P.S. sebbene in effetti debba ancora risolvere molti problemi con me stesso, in realtà a me le donne piacciono molto, pure troppo.
        Soprattutto se dotate di un pizzico di senso dell’ironia.

    • norberto ha detto:

      Ciao,
      la seconda che hai detto.
      Norberto

  2. Monica ha detto:

    anche se non faccio parte di nessuna delle categorie, io l’ho trovato divertente!
    e posso scommettere che dietro a questo articolo c’è anche un occhio femminile….

  3. marygraceland ha detto:

    Anche a me è sembrato divertente ^_^ Ovviamente esistono donne che hanno portato i loro fidanzati nel mondo brassicolo; donne che sono nelle giurie di degustazione di birra artigianale; donne birraie, etc etc. Comunque c’è da dire che il Sig. Dabove (Kuaska) possiede il “fattore K” (non il fattore X o Y) che riesce ad affascinare, catturare e stendere la maggioranza della percentuale femminile che si aggira nel suo raggio di azione. Sarà questione di feromoni o l’evaporazione dell’acidità dei Lambic che beve? Quando lo scoprirò ve lo segnalerò! 😉

  4. VitoBarese ha detto:

    E fatevela una risata ogni tanto!

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