Visita al Birrificio Valcavallina

1

28/03/2013 di movimentobirra

click to enlargeMolte volte, non me ne voglia chi si sente chiamato in causa, nelle nostre Valli non siamo molto felici della migrazione della gente di città (e questo giustifica anche il fatto che siamo a ragion veduta conosciuti come persone un po’ introverse, dove “un po’ introverse” è chiaramente un eufemismo…), specialmente il fine settimana, anche perché siamo costretti a code interminabili per percorrere i pochi chilometri che ci servono per i nostri spostamenti da indigeni.

Nel caso specifico la migrazione da Milano (più precisamente Bollate, dove viveva precedentemente) di Renato Carro, birraio del “Birrificio Valcavallina”, non ci è dispiaciuta affatto!

La vita di Renato, prima di decidere di aprire l’attuale attività, come spessissimo accade, era completamente differente: lavorava infatti nell’azienda di famiglia, che si interessava di vendita ed installazione di vetrocemento.

Agli albori del movimento dei microbirrifici italiani, Renato, folgorato da alcune produzione artigianali belghe come Chouffe, Vapeur e Fantôme, scoprì un mondo nuovo ed inaspettato rispetto a quello incontrato fino a quel momento.

Cominciò quindi ad immergersi totalmente nel mondo della birra, provando quel “poco”, in termini quantitativi, che la scena anche nazionale rendeva disponibile in quegli anni rimanendo particolarmente colpito dalle produzioni del “Birrificio Italiano” e del “Lambrate”.

Sempre più convinto della sua ‘deriva’, attorno al 1999/2000 (nemmeno lui ricorda più precisamente) partecipò ad un corso di degustazione presso il “Birrificio Italiano” chiamato “beerology” che si svolse in quattro serate, l’ultima delle quali, contemplava una dimostrazione di produzione casalinga condotta dal nostro buon Davide Bertinotti e da Enrico Pastori. Quell’ultima serata fu il colpo di grazia! Resosi conto che tutto il procedimento non era difficile come prima immaginava e dopo un’accurata visione delle dispense che gli furono fornite, si munì immediatamente del necessario e, dopo due produzioni con “estratto” ed una con “estratto e grani”, passò direttamente all’”all grain”, provando la gratificazione che immagino comune a tutti gli HB (immagino perché non ho mai prodotto una birra, né mai lo farò) di vedere nascere e crescere un prodotto totalmente suo, al quale poter dare l’anima desiderata.

Con Agostino Arioli (ideatore dell’iniziativa), birraio già allora decisamente affermato, ed i ragazzi che apriranno in seguito l’odierno “Birrificio Rurale”, diede quindi vita, dal 2000 al 2003, ad un’esperienza molto significativa, che ai più navigati frequentatori del panorama nazionale fu conosciuta inizialmente come ‘Atelier birra’ e successivamente come ‘Progetto birra’.

I protagonisti pensarono di testare, su una base di malti comune per tutti (una Bitter inglese classica), prima le influenze di acque differenti, poi di lieviti ed infine di luppoli sul prodotto finale.

Ognuno fece una birra con un’acqua con composizione salina completamente diversa rispetto a quella dei “colleghi”. Quella che, secondo i componenti del gruppo, era la meglio riuscita fu fermentata con lieviti differenti ed allo stesso modo la migliore del secondo round fu sottoposta, da ognuno di loro, a luppolature specifiche.

I risultati di questo lungo ma interessante progetto furono presentati, riscuotendo l’apprezzamento generale dei partecipanti, in due corsi che si svolsero a Giugno del 2003, il primo alla “Ratera” di Milano ed il secondo in uno che si svolse in un ristorante del comasco (non mi è dato sapere precisamente dove), di modo che fosse possibile apprezzare l’influenza delle specifiche variazioni adottate.

click to enlargeDa quel momento Renato non smise mai di produrre birra a livello casalingo, migliorandosi ed impratichendosi, giorno dopo giorno, nell’hobby che lo aveva conquistato, ed a nove anni dalla sua prima creazione da hombrewer, più precisamente nell’Ottobre del 2009, aprì ad Endine Gaiano, un grazioso paese della Val Cavallina in provincia di Bergamo (a 32 chilometri dal Capoluogo), il suo microbirrificio, chiamandolo proprio col nome della Valle che lo ospitaQuesto piccolo borgo si trova alla destra orografica del lago di Endine e conta all’incirca 3500 abitanti; ricco di storia (la sua nascita viene collocata in epoca romana) e di bellezze naturali (oltre al lago anche i monti che lo circondano creano una gradevolissima ambientazione ed offrono piacevoli passeggiate), il Comune di Endine è un grazioso sito che potrete apprezzare anche in occasione delle visite all’impianto di Renato, che si trova in Via Tonale 17; le visite e gli acquisti sono possibili dal Lunedì al Sabato dalle ore 8,30 alle 12,20 e dalle ore 14,00 alle 18,30. Il numero di telefono del laboratorio è lo 035/826420 ed esiste ovviamente un sito attraverso il quale potete tenervi aggiornati su nuovi eventi e produzioni che è http://www.birrificiovalcavallina.it. L’attività, a dire il vero, doveva partire qualche mese prima ma, tanto per confermare che siamo in Italia e qualche intoppo all’apertura di una nuova attività da parte della burocrazia arriva puntuale ed inevitabile, l’Ufficio delle Dogane ci mise lo zampino: dopo il primo sopralluogo, con cotta e piombatura dell’impianto, il parere degli ispettori fu positivo, ma il direttore dell’ufficio stesso, un po’ troppo zelante, non si sa bene per quale motivo non fu dello stesso avviso e dalla sua comoda poltrona decise che era necessario eseguire una nuova cotta alla presenza della Guardia di Finanza (ovviamente a spese di Renato), e piombare, oltre al classico segmento dell’impianto (entrata e uscita dello scambiatore di calore), anche altri tratti che normalmente sono lasciati liberi. Dopo questo inconveniente, di cui mai si capirà il motivo, tutto fu pronto per iniziare la produzione e la vendita dei prodotti.

Il lavoro al birrificio ora procede spedito anche grazie all’aiuto della moglie, Pon Khithdeejing , che si occupa, oltre che della gestione del beershop e dell’accoglienza dei clienti, del non piacevolissimo compito dell’imbottigliamento dell’etichettatura manuali.

L’impianto del “Birrificio Valcavallina” è un “Mastromarino” da dieci ettolitri sul quale Renato produce al momento quattro o cinque cotte al mese.

Sono presenti quattro fermentatori/maturatori da 1250 litri (che sono però utilizzabili fino a 1000l), due fermentatori/maturatori da 1400 litri l’uno e si attende l’arrivo, nel mese di Settembre del 2012, di uno nuovo da venti ettolitri.

Vista la grande richiesta di birra, quest’anno Renato ha dovuto anche ingrandire il magazzino; fino a tre mesi orsono la camera calda e la camera fredda erano all’interno dello stesso ambiente, ed erano separate solo da una parete isolante; da poco, rimosso questo divisorio, lo spazio già esistente è stato adibito totalmente a camera fredda (e già ora si sta valutando di ampliarlo per avere la possibilità di gestire un po’ di scorte in più), mentre è stato realizzato un altro vano destinato completamente a camera calda.

click to enlargeIl birraio, pur essendo evidentemente legato come ispirazione al mondo anglosassone, dice di non seguire una filosofia birraria in particolare: i prodotti che vuole realizzare devono in primo luogo piacergli ed essere caratterizzati da un’alta bevibilità, di modo che il consumatore non si fermi al primo bicchiere ma sia invogliato a continuare con sempre maggior soddisfazione del gusto.

Il birrificio si propose inizialmente sul mercato con due produzioni, la “Cavallina” e la “Calypso”, seguite un paio di mesi dopo da “Alba Rossa”.

Il suo interesse verso luppoli ancora poco conosciuti (allora!) lo portò nel Marzo del 2011 alla creazione di una nuova birra, la “Sun Flower”, che riscuote sin dalla nascita grandi apprezzamenti ed ha conseguito numerosi importanti riconoscimenti.

L’ultima nata in ordine di tempo è la “Diavolo” (uscita per la prima volta nel Gennaio 2012), Barleywine in stile inglese di 8,6° volumetrici, che non ho recensito per questo articolo perché essendo la birra invernale del birrificio attualmente non è disponibile; posso solo dire che avendola provata lo scorso anno la consiglio vivamente a chi la incrociasse sulla sua strada.

Ho assaggiato per voi una bottiglia di ogni birra in vendita al momento della stesura dell’articolo (Agosto 2012) e cerco ora di trasmettere, a chi fosse interessato, qualche sensazione al riguardo (che buon cuore che ho, vero?).

Inizio per vari motivi parlando della “Cavallina”, birra che il birraio riconduce allo stile delle “Blonde Ale” con una gradazione in alcol per volume del 5%.

La temperatura di servizio è consigliata tra gli 8 ed i 10 gradi centigradi mentre la scelta del bicchiere si deve orientare su un calice a tulipano.

Si presenta all’aspetto con un colore dorato e velata per i lieviti presenti in sospensione.

La schiuma è molto bella, formata a bolle fini, compatta e cremosa, con buona aderenza ed ottima persistenza.

Al naso la scopriamo dotata di un buon carattere, con buona intensità e complessità.

Possiamo inizialmente avvertire toni dolci mielati provenienti dal malto Pils utilizzato per la ricetta che vengono poi contrastati da una componente dovuta ai luppoli nobili tedeschi presenti che ci danno un leggero floreale fresco e un erbaceo ben percettibile.

La componente del lievito si sente in duplice veste, sia con note di lievito fresco che con leggere note speziate che ricordano il pepe bianco.

In bocca è molto piacevole, fresca, dissetante e con una beverinità molto spiccata.

La carbonica è ben presente ma mai stancante, il corpo leggero, l’amaro deciso e piacevole e la persistenza retrolfattiva discreta.

Ci accoglie in punta di lingua con toni mielati subito contrastati da un leggero fruttato che ricorda gli agrumi e da una decisa vena amara che da nette connotazioni erbacee nel finale che risulta ben secco e pulito.

Il retrogusto è dominato dalle note verdi dei luppoli.

Birra molto interessante, versatile e gradevole, da bere in quantità come da intenzione dichiarata del birraio.

La seconda birra che vado a descrivere è la “Calypso”, prodotto che Renato riconduce allo stile delle American Pale Ale, con una gradazione in alcol per volume del 5%.

La temperatura di servizio anche in questo caso è indicata tra gli 8 ed i 10 gradi centigradi, (anche se io sposterei tutto in su di un grado, sia il limite minimo che quello massimo) e come bicchiere è consigliata la classica pinta americana.

Si presenta all’aspetto con un bel colore aranciato e velata per le sospensioni.

La schiuma è formata a bolle fini, con una bella struttura, compatta e cremosa, con buona aderenza e persistenza nella media dello stile, anche se non di lunghissima durata.

Al naso, che è mediamente intenso e complesso, possiamo sentire un iniziale leggero caramello che si accosta in modo piacevole ed equilibrato al fruttato agrumato e alla componente resinosa ed erbacea derivanti dai luppoli, che per l’aroma sono in questo caso Cascade e Amarillo.

La frizzantezza è presente ma leggera, il corpo rotondo, l’amaro deciso e la persistenza retrolfattiva discreta.

Inizialmente ci accoglie ancora la parte dolce dovuta al malto unita ad un fruttato con uno sviluppo piuttosto amabile.

Arriva poi il luppolo a sistemare il tutto con un netto taglio amaro di tipo erbaceo che dona un finale decisamente pulito.

Birra ben bilancita e proprio per questo piacevolmente godibile, con una buona bevibilità.

La terza birra che recensiscoa è l’“Alba Rossa”, un prodotto che nelle intenzioni del birraio dovrebbe appartenere allo stile delle Extra Special Bitter, con una gradazione di 6,2° volumetrici.

La temperatura di servizio consigliata in questo caso sta in un range compreso tra i 10 ed i 12 gradi centigradi ed il bicchiere suggerito nel quale berla è la pinta inglese.

Si presenta all’aspetto con un bel colore ambrato pieno che vira verso il bruno e velata per i lieviti in sospensione.

La schiuma per lo stile è corretta, bianca e non molto abbondante, formata a bolle miste, con buona aderenza e persistenza nella media ma non di più.

Al naso la componente dolcemente maltata è decisamente più evidente che nelle altre produzioni del birrificio con note di caramello e biscotto, il fruttato è caldo di frutta rossa e c’è ben presente anche la componente del luppolo che denota tipici luppoli inglesi, in questo caso Fuggle e Golding.

La frizzantezza è moderata, il corpo rotondo, l’amaro deciso e la persistenza retrolfattiva discretamente lunga.

In bocca siamo accolti dalle note dolci e calde del malto che ci portano anche un po’ di tostato leggero, il fruttato è di frutta rossa con un po’ di note citriche e il finale pulito e con un amaro deciso ma gradevole.

Tra le birre di Renato, questa è sempre stata quella che mi ha convinto meno: buon prodotto, ma le mancava quello spunto che era invece riuscito a trovare su altri prodotti. Devo dire che la strada intrapresa con questo lotto, e che verrà continuata con i prossimi, mi piace invece parecchio e potrebbe essere davvero quella che porta a quadrare il cerchio.

L’ultima birra che descriverò, visto che come già detto la “Diavolo” non era disponibile, è la “Sun Flower”, birra riconducibile al gruppo delle Golden Ale, con una gradazione in alcol per volume del 4,3%.

La temperatura di servizio è consigliata a 8 gradi centigradi e il bicchiere corretto per la sua fruizione è la pinta americana.

Si presenta alla vista con un colore dorato carico e leggermente velata per le sospensioni.

La schiuma è decisamente bella, formata a bolle fini, compatta e cremosa, con buona aderenza ed ottima persistenza.

Al naso è intensa e molto profumata.

Il malto fa fatica ad emergere, a causa della forte aromaticità dei luppoli utilizzati, anche se qualche nota mielata la si può apprezzare. Il fruttato è molto ricco, con note di pesca , frutta tropicale e un agrumato più leggero.

La frizzantezza è moderaa, il corpo leggero e scorrevole, l’amaro deciso e la persistenza retrolfattiva discreta.

Anche in bocca dopo un attacco dolce di malto, prendono il sopravvento note di frutta tropicale e agrumi, che ci portano in un finale dove l’amaro del luppolo si sente molto bene e procura una buona pulizia al palato.

Ottimo prodotto, fresco e beverino, da bere in quantità

click to enlargePer terminare posso dire che Renato mi ha confidato di essere in procinto di valutare l’ampliamento la gamma delle birre in catalogo, con un prodotto che mi ha chiesto di non rivelare perché ancora ‘sub judice’ (e che apparterrà ad uno degli stili da lui più apprezzati in assoluto) ed un altro che gli è stato richiesto dalla Pazzeria di Milano, per i festeggiamenti del suo decimo compleanno di attività.

Quest’ultima birra dovrebbe ispirarsi allo stile delle Alt tedesche; l’ho provata dal fermentatore ed a mio avviso promette davvero bene: avrà circa 5 gradi volumetrici, una quarantina di IBU ed un buon equilibrio tra la parte maltata e quella dovuta ai luppoli, unito ad una decisa secchezza.

Dopo lo svolgimento dell’evento di celebrazione dell’anniversario, a seconda della riuscita del progetto, Renato deciderà se procedere alla produzione regolare.

Posso affermare convinto che il “Birrificio Valcavallina” è un ottimo birrificio (e questo è ampiamente dimostrato dai numerosi premi e riconoscimenti a tutti i livelli che sta ottenendo), in continua evoluzione e miglioramento.

Renato è un birraio capace, serio e professionale, ma è anche davvero una persona stupenda, umile nel modo più giusto che io conosca, rispettoso di tutti, correttissimo e innamorato del proprio lavoro.

Per questo gli auguro di portare avanti il suo sogno nel miglior modo possibile.

Io di certo lo aiuterò continuando a bere le sue birre e vi suggerisco di a fare altrettanto!

Giorgio Marconi

One thought on “Visita al Birrificio Valcavallina

  1. Monica ha detto:

    Caspita…e così Renato era uno di ‘quelli’ del primo corso per homebrewers! giusto per puntualizzare..era un sabato pomeriggio, non una sera!
    Complimenti a Renato (anche se le sue birre non le ho ancora assaggiate, ma mi fido di Giorgio), soprattutto per la pazienza nell’essere riuscito a seguire quel primo e incasinatissimo corso…ed averne tratto qualcosa di utile!

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Collabora con noi!

Vuoi collaborare con la rivista o il blog di MoBI? Scrivici a movimentobirrarioitaliano@gmail.com!

  • 158,879 visitatori
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: