Salto nel buio – Birre e degustatori alla prova (seconda parte)

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12/03/2013 di movimentobirra

Riportiamo in questo post i punteggi di tutte le birre assaggiate nel corso della degustazione alla cieca raccontata nel post precedente, nel quale erano anche state descritte otto delle birre. In questo post vengono presentate le note degustative delle altre sette birre; per comodità riportiamo nuovamente anche le note introduttive di Simonmattia relative all’intera degustazione.

Questa è la classifica di gradimento delle quindici birre presentate nel corso della degustazione alla cieca: ciascun partecipante ha in realtà bevuto quattordici birre, perché, come nono assaggio, metà tavolo ha ricevuto la Poretti ai 7 luppoli e l’altra metà la lager chiara a marchio Coop.

E’ significativo notare come i prodotti industriali o semi-industriali (Pinkus Müller dichiara sul suo sito web di produrre 20.000 hl/anno) siano finiti agli ultimi posti della graduatoria, un altro dato molto interessante è la sostanziale omogeneità nelle valutazioni tra i partecipanti, con un ridotto scostamento dalla media dei voti espressi dai singoli.

Solo in 6 casi su 140 valutazioni, infatti, qualcuno ha assegnato a una birra un voto distante più di un punto e mezzo dalla media finale; inoltre, in nessuna occasione è arrivata una valutazione alta per birre bocciate da tutti gli altri partecipanti o, al contrario, una stroncatura per un nettare di malto risultato gradito al resto dell’assemblea. Un simile risultato può essere spiegato con una sostanziale omogeneità delle capacità degustative dei convenuti, ma anche con una sorta di affinità culturale: sarebbe probabilmente interessante ripetere l’esperimento inserendo nel gruppo anche neofiti dell’universo artigianale o persone assolutamente digiune di cultura birraria.

INDIA DOUBLE PORTER – THE KERNEL BREWERY

La maggior parte dei partecipanti (sette) l’ha ritenuta una black IPA, ma non è mancato chi vi ha visto una coffee stout o una robust porter.

Solo chi l’ha portata l’ha riconosciuta in pieno, per il resto la provenienza inglese (cinque voti, uno dei quali pensando al birrificio Moor) o nordica (tre opzioni, una pensando a Mikkeller) è stata l’opzione più gettonata, ma alcuni hanno creduto di riconoscervi prodotti italiani (Due di Picche di Menaresta, X-Ray di Brewfist)

Le note torrefatte di caffè e la decisa luppolatura, che regalava toni resinosi e agrumati sia al naso che in bocca, hanno dominato i commenti riportati nelle schede: “caffè, agrume e balsamico al naso”, “luppolo balsamico e resinoso al naso, caffè e cacao in bocca”, “erbaceo aggressivo e toni torrefatti al naso, caffé zuccherato, cioccolata in tazza e un finale amaro torrefatto molto appagante in bocca”.

Non sono mancate esplicite dichiarazioni di gradimento: “la migliore bevuta oggi sinora”, “è molto buona, solo un luppolo finale un po’ ruvido e resinoso”.

TAINTED LOVE – EXTRAOMNES E TOCCALMATTO

Il frutto dell’”amore insano” tra Bruno Carilli e Luigi D’Amelio è stato naturalmentericonosciuto appieno da quest’ultimo, gli altri partecipanti l’hanno ritenuta quasi all’unanimità una black IPA attribuendole una nazionalità britannica (sei persone), danese (due voti) o, in un caso, italiana. Un degustatore l’ha scambiata per una birra di Kernel, un altro per la Kama Citra di Beer Here.

Tra i commenti ha avuto ampio spazio la “superluppolatura”, definita in un caso “incursione armata dei luppoli”, tre persone hanno anche colto la presenza del Citra, in generale è stata apprezzata la facile beva e il carattere piuttosto “piacione” di questa birra: “bananone e amaro, agrume, pesca”, “beverina malgrado l’alcol non indifferente”, qualcuno ha però criticato un’”astringenza esagerata”.

KRAMPUS 2008 RISERVA STREPPONI – BIRRIFICIO DEL DUCATO

L’unica vintage presente nella selezione, è stata identificata come italiana da 9 partecipanti su 10 (solo una persona l’ha ritenuta belga), segno evidente di come i birrai di casa nostra siano ormai conosciuti per le ardite e complesse sperimentazioni con spezie, rifermentazioni e invecchiamenti, delle quali questa birra è un ottimo esempio.

Nessuno ha identificato il birrificio esatto, qualcuno ha pensato a Baladin, Montegioco, Birrificio Italiano e Torrechiara.

Difficile inquadrare una birra simile in uno stile, alcuni hanno pensato a una flemish sour rivista e corretta, altri a una birra con aggiunta di mosto d’uva.

I commenti si sono concentrati sulle note di frutta rossa e vinose, che hanno fatto pensare alcuni ad un passaggio in botte: “italiana affinata in botte con ispirazioni fiamminghe, ma non è una vera fiamminga”, “barrel aged”, “potrebbe essere un misto di Dolii Raptor Batch, Panil Barrique, Scires, Tibir”.

SCOTTISH STOUT – BELHAVEN

Una stout più alcolica rispetto ai canoni dello stile, che infatti è stata definita imperial o coffee stout da quasi tutti i partecipanti: solo in due hanno scritto semplicemente “stout”, in un caso si è invece scelta la locuzione “più alcolica di una stout ma non abbastanza per essere un’imperial”.

La provenienza britannica è stata riconosciuta quasi all’unanimità (sette partecipanti), anche se un solo assaggiatore ha individuato la produzione scozzese, un altro ha pensato a Kernel, mentre tre persone hanno ritenuto di trovarsi di fronte a un’interpretazione italiana o statunitense dello stile, credendo di riconoscervi la X-Ray di Brewfist, la stout di Magic Hat o la Imperial Russian di Toccalmatto.

I commenti sono stati sobri e improntati ad evidenizare le componenti torrefatte e maltate (qualcuno ha sentito però un dado di carne), sottolineando la pulizia e correttezza dell’esecuzione: “buona, ma non da stracciarsi le vesti”, ha scritto qualcuno.

IMPERIAL BROWN ALE – NǾGNE

Birra difficilmente inquadrabile in uno stile “canonico” e dunque ingannatrice: sei partecipanti l’hanno definita una black IPA, due un’imperial stout e uno una belgian strong ale, pensando a Struise. Anche la nazionalità non è stata azzeccata da alcuno: quattro persone l’hanno ritenuta italiana (due di queste pensando alla Castigamatt di Rurale, una a Toccalmatto), tre danese, due belga e una americana.

I commenti si sono orientati prevalentemente sulla forte e variegata componente amara: “abbina toni torrefatti a note agrumate che allontanano dal mondo anglosassone”, “amaro un po’ di radice”, “molto amaro, dolcino allappante, amaro un po’ radicioso”, qualcuno l’ha definita “senza arte né parte anche se bevibile”.

LOST AND FOUND ALE – THE LOST ABBEY

Come avvenuto per la imperial brown ale di Nǿgne, anche questa birra fuori dagli stili ha naturalmente disorientato gli assaggiatori: in sei l’hanno ritenuta italiana (due dei quali credendo di riconoscere l’impronta di Montegioco, un altro pensando alla Gemini di Henquet), un partecipante l’ha creduta belga, i restanti tre non si sono sbilanciati.

La ricetta della Lost and Found prevede l’uso di una purea di uva e, correttamente, quasi all’unanimità sono stati rilevati toni vinosi o tracce di passaggio in legno: “legno, lattico”, “astringenza, frutta, alcol, legno”, “netto sentore vinoso, toni liquorosi di uva passa”, “si potrebbe pensare a una birra con mosto d’uva, curiosa la discrepanza tra il netto acido acetico all’olfatto e la sua assenza al gusto, fa pensare che sia invecchiata”, “note acidine: acetiche, lattiche e vinose”, “un po’di legno? Punta di acidità”, “vinosa”.

ST. BERNARDUS PATER 6

Un’altra birra  così lontana dalla sua migliore forma da essere irriconoscibile nella sua identità persino a chi l’ha portata, comunque sei partecipanti l’han riconosciuta come di provenienza belga, mentre altri tre han pensato ad una produzione italiana in stile belga. In quattro l’hanno individuata come dubbel (in un caso pensando alla Affligem Dubbel), due l’han definita “birra d’abbazia”, due “belgian dark strong ale” e uno “birra al miele”.

Le valutazioni sono state tutte piuttosto negative e i commenti le rispecchiano fedelmente: “verniciata di miele, allappante, lievito suicidato che impasta la bocca”, “si sente molto l’alcol”, “problemi, poco attenuata, acidità”, “miele, astringenza”, “dolce, miele (acacia?) invadente astringenza, gasatura un po’ fastidiosa”.

Simonmattia Riva

One thought on “Salto nel buio – Birre e degustatori alla prova (seconda parte)

  1. […] “percezione” di queste  da parte del team di assaggiatori, rimandando al più completo report di Simonmattia per maggiori dettagli, nonché agli articoli presenti nel numero […]

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