Un po’ di Siebter Himmel

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08/03/2013 di movimentobirra

Probabilmente questo sarà l’articolo più strano tra quanti ho realizzato finora per la rivista della nostra associazione, e, nel caso fosse realmente così, le motivazioni ci son tutte.

La prima è che la mail con la richiesta di scriverlo mi fu inviata all’antivigilia dell’ultimo dell’anno (ed io non la aprii nemmeno subito), la seconda è che non avevo la minima idea in quel momento di quale argomento trattare; per finire, la classica sindrome parainfluenzale mi colpì proprio al momento degli assaggi, quando ero già abbastanza in ritardo con i tempi di consegna…
Dopo un paio di riflessioni ho comunque deciso di “buttare giù” qualcosa: vi parlerò delle produzioni del birrificio Siebter Himmel di Carnago (VA), in Via Monte Rosa 33, e del suo birraio.
Sapevo a malapena (eufemismo) dell’esistenza di questo birrificio fino all’inizio del 2012, quando i curatori della “Guida alle Birre d’Italia 2013” di Slowfood lo inserirono nell’elenco di quelli che dovevo visitare.
Ci arrivai all’ora di pranzo, dopo aver visitato durante la mattinata un altro birrificio della zona (a me altrettanto sconosciuto).
Già che c’ero decisi di mangiare qualcosa, prima di farmi riconoscere ed iniziare la visita per la quale ero giunto fino a lì. Non sto a parlare del locale e del cibo in questo pezzo, poiché non li conosco abbastanza bene per poterlo fare approfonditamente e a ragion veduta; se volete avere qualche informazione in più sul menù o sugli eventi organizzati, potete andare a consultare il sito internet www.siebterhimmel.it, comunicare con lo staff tramite la mail info@siebterhimmel.it o visitare la pagina facebook “Birrificio Siebter Himmel” (‘last but not least’ c’è ovviamente anche una risorsa che al giorno d’oggi non viene quasi più utilizzata, ovvero il numero di telefono, che è 0331/1602020).
A quell’epoca le birre in produzione mi colpirono quasi per nulla, e per quel poco che lo fecero non fu in modo particolarmente positivo.

Quando stavo per iniziare ad ingerire avidamente il mio gulash con canederli entrò in salaun “losco figuro” che riconobbi con la coda dell’occhio per la capigliatura e che non mi sarei mai aspettato di trovare lì: si trattava di Nicola Grande. Venni a sapere dalla sua viva voce che proprio da quel giorno sarebbe stato lui il nuovo birraio a tutti gli effetti.
Cominciai a pensare, conoscendolo, che la scelta dei proprietari non avrebbe potuto che fare bene alle produzioni successive del brewpub.
La recensione inserita allora nella guida fu giocoforza neutra: parlai più che altro della nascita del progetto, della fotografia della situazione in quel momento e dei possibili sviluppi futuri piuttosto che delle produzioni presenti in linea.
Riuscii comunque ad assaggiare quel giorno, una volta trasferiti nel birrificio vero e proprio, due birre preparate in autonomia da Nicola, una già pronta di stile Blonde ed una non ancora giunta a fine maturazione in stile Tripel: come gli dissi subito, promettevano molto bene e riflettevano il suo amore per il Belgio e per la tradizione.
Un paio di mesi orsono, ovviamente dopo avermi avvertito della sua intenzione, Nicola mi fece recapitare un cartone contenente tutte le sue produzioni per avere un parere. Per vari motivi sono riuscito a provarle solo ora ed ho reputato che questa fosse l’occasione adatta per informarlo pubblicamente delle mie opinioni.

Tornando un passo indietro dobbiamo ovviamente dire due parole su Nicola e sulle sue esperienze pregresse.

Nicola Grande, da tutti conosciuto come “Nix”, nasce in Puglia, a Castellana Grotte, in provincia di Bari.

Già in quei fantastici luoghi, dei quali io mi innamorai la scorsa estate durante le ferie, Nicola iniziò a cimentarsi nell’hobby dell’homebrewing.

Il lavoro lo portò in seguito a trasferirsi al Nord, dove incontrò un movimento birrario molto attivo; questo ne rafforzò la voglia di sperimentare e la determinazione.

Fu proprio qui che entrò in contatto con MoBi iniziando a farne parte attivamente; cominciò a partecipare a concorsi homebrewer ed a vincere numerosi premi, tra i quali il più prestigioso fu forse il secondo posto a “La Guerra dei Cloni”, tenutosi nella storica location di Piozzo nel luglio 2010.

Nel novembre del 2011 Nicola ricevette una telefonata da Schigi, che lo mise in contatto con Luigino Barban, ex Dignitario della Condotta Slowfood della zona e gestore del brewpub di cui stiamo parlando, nato ad aprile 2011 con una produzione completamente dedicata al ristorante ed alla birreria annessa (se escludiamo una birra, brassata ad hoc e più “facile”, per i rimanenti locali della catena “Settimocielo”, proprietaria della società).

Al suo arrivo al locale Nix ebbe ovviamente un periodo di affiancamento con il birraio precedente, che gli spiegò al meglio il funzionamento dell’impianto che sarebbe stato a sua disposizione: si tratta di una sala cotte da 10 hl affiancata a 6 fermentatori/maturatori da 12 hl l’uno, quindi un impiantino mica da niente (da allora sono stati inoltre aggiunti un fermentatore da 25 hl e tre maturatori da 10 hl).

D’accordo con il signor Barban, Nicola decise di cambiare completamente rotta rispetto al passato e di puntare su birre d’ispirazione belga, sia chiaramente per assecondare i gusti personali che per la maggiore versatilità di questi stili verso gli abbinamenti col cibo.

Negli obbiettivi del birrificio, che nel 2012 è arrivato ad una produzione complessiva di 870 Hl, c’è la dichiarata intenzione di non rimanere ancorato ad un commercio solo locale ed interno ai locali della società, ma di espandersi in tutta Italia (come abbiamo potuto già constatare negli ultimi mesi), e poi chissà…

Le birre che ho assaggiato sono cinque, ma ne esiste anche un’altra stagionale, la “Wit-flos”, che proverò la prossima estate.

Partiamo dalla “Prius”, che è stata la prima ad essere prodotta all’apertura del birrificio ed anche la prima ad essere stata rivisitata dallo stesso Nicola al suo arrivo.

E’ una birra appartenente alla categoria delle Ale belghe e delle Blonde nel particolare, con una gradazione in alcol per volume del 4,7%.

Si presenta all’aspetto con un colore giallo paglierino e leggermente velata per i lieviti in sospensione con una schiuma molto bella, formata da bolle fini, compatta e cremosa, con buona aderenza e persistenza.

Prodotta con malto Pils ed un tocco di malti caramellati, ci accoglie al naso con un accenno iniziale di miele, seguito da un fruttato di agrumi e frutta gialla matura (al limite con il tropicale), d’intensità media.

Lo speziato fresco di pepe bianco e coriandolo, unito a leggere note erbacee e floreali fresche provenienti dai luppoli, tutti europei, chiude lo sviluppo aromatico che è molto interessante e complesso.

In bocca è di media frizzantezza, fine e piacevole, con corpo leggero (questo è uno stile prodotto per essere bevuto in quantità e in ogni momento del giorno) e presenta una dolcezza mielata dai malti che lasciano spazio ad un gioco accattivante tra il pepato e il fruttato; termina in un finale secco, asciutto e caratterizzato, come il retrogusto, dalle note erbacee dei luppoli che ci donano un amaro moderato ma ben presente.

Bel prodotto, beverino e dissetante, con una piacevole complessità che anche in uno stile di per sé semplice, non guasta di certo.

Passiamo alla “Quishoc”, che è stata la seconda in ordine temporale prodotta da Nicola.

E’ una birra appartenente alla categoria delle Tripel, con una gradazione in alcol per volume dell’ 8,3%.

Si presenta all’aspetto con un bel colore dorato carico e velata per le sospensioni e ha una schiuma anche in questo caso molto bella: fine, compatta e cremosa, abbondante, con buona aderenza e persistenza media.

Il bouquet, intenso e complesso, inizialmente ci regala toni caldi dal malto che ricordano il miele, non diventando però mai invadenti, associati ad un altrettanto caldo fruttato di frutta gialla sciroppata con punte di candito e uno speziato gradevole, proveniente dal lievito trappista, di zenzero e chiodo di garofano.

Tutto questo è accompagnato dalla percezione della componente luppolata, anch’essa non invadente, caratterizzata da note erbacee.

Al palato veniamo accolti da una frizzantezza decisa, dalla dolcezza dei malti e dal calore della componente alcolica che non è però scomposta o disturbante, mentre gli esteri, per via retrolfattiva, sono gli stessi avvertiti direttamente al naso.

Il finale, giustamente luppolato, secco e con un amaro moderato, equilibra la morbidezza e la dolcezza dell’insieme che rimangono però, come nelle classiche versioni del Sud del Belgio, le caratteristiche principali.

Vista sul Monte Rosa dalla terrazza del Siebter Himmel

Vista sul Monte Rosa dalla terrazza del Siebter Himmel

La terza birra a vedere la luce è stata la “Nuce”, altro prodotto pensato e realizzato nel solco della tradizione belga, appartenente allo stile delle Dubbel, con una gradazione in alcol per volume del 7,2%.Ottima interpretazione dello stile che di per sé non è per nulla facile, a dispetto di quanto si creda: equilibrata, calda e piacevole.

Si presenta all’aspetto con un bel colore ambrato molto scuro, al limite col bruno, con una schiuma di colore beige formata da bolle medie, compatta ma poco cremosa, con buona aderenza e persistenza media.

Il bouquet, decisamente intenso, è inizialmente dominato dalle note provenienti dai malti caramellati e tostati presenti con richiami di caramello, cioccolato e frutta secca (nocciola tostata); si apre poi, definendo la sua complessità, verso un fruttato reso molto gradevole dagli esteri, con note di banana matura, uvetta e fichi secchi, per chiudere con un leggero speziato classico del genere, di cannella e chiodo di garofano, mentre il luppolo non apporta aromi evidenti.

In bocca, dove ci accoglie con una frizzantezza decisa ed un corpo rotondo, la componente maltata la fa da padrona, con richiami di caramello e cioccolato come al naso, accostati al fruttato caldo che non prende però mai il sopravvento. La componente alcolica è molto ben gestita, e nel finale si riesce a creare un buon equilibrio generale grazie alla secchezza e la sensazione amara data dai cereali tostati più che dal luppolo.

Ottimo prodotto anche in questo caso, ovviamente meno beverina delle due precedenti, specialmente della prima, e con una persistenza retrolfattiva lunga, ma davvero piacevole.

Dopo queste prime tre birre, è venuta, sempre in ordine di apparizione, la “AES”.

Questo prodotto è collocabile all’interno delle Belgian Pale Ale, con una gradazione in alcol per volume del 6,2%.

Si presenta all’aspetto con un bel colore ambrato pieno, ed è velata per i lieviti in sospensione, con una schiuma formata da bolle miste, compatta ma anche in questo caso non cremosa, con buona aderenza e persistenza.

Gli aromi che ci accolgono alla prima annusata sono quelli dovuti ai malti caramellati, con toni proprio di caramello, accostati ad un fruttato che unisce agrumi (con il bergamotto in evidenza) con la pera, in un perfetto matrimonio, mentre arriva più sottile ma comunque presente la componente del luppolo, con note floreali ed un tocco di spezie. Buona complessità.

Anche al palato si mostra calda e rotonda, con frizzantezza moderata. Inizia con note di caramello in evidenza ed un fruttato a tendenza amabile; poi però viene tutto equilibrato in modo perfetto da un leggero pepato e da una componente amara ben presente e persistente ma mai sbilanciata, stancante o ruvida.

Altra birra riuscita molto bene, con buona persistenza retrolfattiva, seppure nel panorama belga, questo sia il genere che meno mi entusiasma.

Infine due parole sull’assaggio dell’ultima nata in casa Siebter Himmel, la “Rusca”, prodotta per il periodo invernale e natalizio e appartenente alla categoria delle birre di Natale, con una gradazione in alcol per volume del 9,5%.

impiantoSi presenta all’aspetto con un colore ambrato scurissimo, praticamente marrone, con una schiuma molto bella, di colore beige, formata da bolle fini, compatta e cremosa, con buonissima aderenza ed ottima persistenza.

Al naso, che è molto intenso, ci colpiscono le note di miele di castagno e caramello date dai malti, uno speziato deciso e multiforme (come ci si aspetta e come deve essere per le birre prodotte per Natale) con zenzero, pepe, cannella e alloro, un fruttato di frutta scura (a tratti sotto spirito) e di scorza d’arancia candita, con note di radice e balsamiche leggere. Molto complesso, ma mai stancante e gradevolissimo.

Veniamo subito accolti da un prodotto caldo, avvolgente, con una frizzantezza calibrata e piacevole, dove le note di miele dei malti sono molto presenti e il corpo morbido, setoso e strutturato non mina per nulla la bevibilità della bevanda.

Molto complessa e variegata: la parte inizialmente dolce, data da malti ed esteri, viene perfettamente equilibrata sulla lingua (passando prima da un piacevole pepato, dato proprio da uno degli ingredienti usati) da un finale amaro nel quale possiamo riconoscere senza difficoltà note di rabarbaro e radice di liquirizia, con un piacevole senso di calore nel cavo orale.

Ottimo prodotto, una birra di Natale davvero ben riuscita.

In sintesi che dire? Avevo già provato nel corso del tempo le produzioni provenienti da Siebter Himmel, dal momento in cui “Nix” iniziò a lavorare per loro, ma il fatto di poter assaggiare tutta la gamma in un tempo così “compresso” mi ha fatto realizzare quanto il mio giudizio di allora, quando vidi il suo arrivo come un fatto molto positivo per il birrificio, non solo fosse corretto ma addirittura sottovalutasse l’evento.

Nicola si è dimostrato molto capace o perlomeno lo sta dimostrando, visto che per dare giudizi assoluti è ancora un po’ presto: preciso, attento alla tradizione ed ai suoi prodotti, umile e aperto al dibattito, disponibile a raccogliere consigli quando necessari.

Questo non può che far pensare che la sua carriera come birraio, e le soddisfazioni ad essa legate, siano solo all’inizio.

In bocca al lupo e… continua così!

Giorgio Marconi

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