Italian style session beer

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17/02/2013 di movimentobirra

Kuaska con  Yvan de Baets e Bernard Leboucq (Brasserie de la Senne)

Kuaska con Yvan de Baets e Bernard Leboucq (Brasserie de la Senne)

Tra i fattori che hanno determinato l’attuale, prorompente successo, anche a livello internazionale, del nostro movimento , un ruolo fondamentale e decisivo spetta senza dubbio alla creatività, fantasia ed originalità dei nostri artigiani della birra, peculiarità che hanno portato alla nascita di affermati ed apprezzati stili “Made in Italy”.

Queste doti tipicamente italiane hanno preservato la maggior parte dei nostri birrai dal famigerato e autolesionista utilizzo del “copia e incolla” di stili, per lo più americani, pratica purtroppo ormai molto diffusa soprattutto in Europa, Scandinavia in testa, ma non solo.

Una sana regola ci dice che l’indubbio talento non va mai sprecato sia quando si producano personali interpretazioni di birre riconducibili a stili più classici o più moderni, direi “contemporanei”, sia quando ci si addentri nel campo dell’innovazione e della sperimentazione.

Finora ci vengono riconosciute quattro espressioni del “Made in Italy in Brewing” iniziato con il boom delle birre alle castagne, tutte diverse per l’utilizzo di frutti diversi impiegati in forme differenti.

Seguirono le birre con altri cereali, non di solo malto d’orzo, farro in primis e quelle caratterizzate dall’utilizzo di un’inesauribile varietà di ingredienti locali come frutta, erbe, spezie e così via.

Infine ecco esplodere il boom delle birre legate al mondo del vino, cosa più che naturale per un paese di radicata tradizione vinicola come il nostro. Legame che si manifesta in svariati aspetti come l’utilizzo di lieviti da vino e spumante, acini d’uva, mosto di vino e soprattutto con l’uso della barrique per maturare e, in alcuni casi, fermentare le proprie birre.

Forse pochi se ne sono accorti ma un quinto, più recente “Made in Italy” si sta imponendo nel nostro panorama birrario, quello delle “session beers” cioè birre di basso tenore alcolico, di facile fruizione ed altamente socializzanti, semplici ma mai banali, dotate di carattere e personalità.

Finalmente si torna a privilegiare il piacere di godersi qualche bicchiere in più, in decontrazione e relax da soli o, ancor meglio, in compagnia magari conversando con gli amici, senza per questo trascurare aromi e sapori che la nuova figura di consumatore, attento ed esigente, giustamente pretende.

Sinceramente non se ne poteva davvero più dell’assalto e conseguente accerchiamento di birre super alcoliche e super aggressive, American Style Imperial Stout in testa ma non solo, idolatrate soprattutto da giovani sprovveduti e plagiabili, che hanno una scarsa conoscenza della storia ed evoluzione degli stili birrari, che si spera si possano presto recuperare, convertire e far tornare alla ricerca di un piacere perduto.

Charlie Papazian con la moglie Sandra

Charlie Papazian con la moglie Sandra

Già nel 1984 il grande Charlie Papazian nel suo fondamentale libro “The Complete Joy of Homebrewing” parlava di “session beer” prendendo ad esempio una tradizionale English Bitter descritta come una birra “pensata per amici che potessero sedersi nel loro pub locale a bere per ore e risolvere i problemi del mondo”.

Qualche anno dopo Charlie, esasperato dall’emergente moda perversa delle birre fortissime, scrisse un memorabile articolo, un autentico grido di dolore scaturito dalla nostalgia per le session beer che si godeva in gioventù in compagnia degli amici nel suo locale del cuore.

Tale articolo colpì fortemente Agostino Arioli che ne pubblicò la traduzione nella rivista Unionbirrai News arricchendola con un appassionato commento che sottolineava la sua comunanza di pensiero col maestro statunitense.

Articolo che per noi ancor oggi si dimostra di stretta attualità per l’avvento di nuove birre italiane che sposano in pieno la session beer-filosofia.

Alla ricerca delle birre che avessero ispirato i nostri birrai a seguire questa tendenza, parlando con alcuni dei protagonisti , salta fuori con una certa frequenza il nome della Taras Boulba della Brasserie de la Senne di Bruxelles , straordinaria creazione di Yvan de Baets e Bernard Leboucq che, non solo per il generoso apporto di luppolo, unisce ad una irresistibile beverinità, un carattere di notevole e sorprendente spessore, tenendo conto dei suoi soli quattro gradi e mezzo alcolici.

Un numero sempre crescente di birrai sta proponendo session beer di grande interesse e qualità, diventa quindi molto arduo se non impossibile fare una carrellata completa ma vorrei ricorrere al criterio geografico per segnalare, a puro titolo di esempio, quattro tra le decine di session beers che mi hanno colpito, escludendo i nomi più noti per privilegiare chi di solito stia meno spesso sotto i riflettori.

Da sinistra in alto in senso orario:  Gian Paolo "Gippo" Camurri (Kamun), Massimiliano Di Prinzio (Maiella), Giacomo Petretto (P3Brewing) e Daniele Cosenza (Civale)

Da sinistra in alto in senso orario: Gian Paolo “Gippo” Camurri (Kamun), Massimiliano Di Prinzio (Maiella), Giacomo Petretto (P3Brewing) e Daniele Cosenza (Civale)

Da nord a sud, partirei dal Piemonte, regione leader per eccellenza, con due birrifici che hanno prodotto, a mio avviso, due magnifiche session beer come la Lùmina del Civale e la Prima Lux del Kamun attenuate e luppolate come si deve da Daniele Cosenza e Gippo Camurri. Seppur diverse, in entrambe, l’ultima sorsata ne richiama un’altra e poi un’altra ancora e consiglio di berle due volte al giorno, a pasto e fuori pasto.

Per il centro mi porterei in Abruzzo, regione vivacissima che vanta molte ottime session beer. Tra le meno conosciute mi ha piacevolmente sorpreso l’Emigrante del Birrificio Maiella, fresca, secca e inusitatamente luppolata conoscendo bene Massimiliano Di Prinzio che l’ha espressamente pensata per la quarta Festa dell’Emigrante tenutasi nello scorso agosto nella sua Casoli.

Citerei infine un’ interessante new entry che ci viene dalla Sardegna, il Birrificio P3Brewing di Sassari che, come opera prima, ci regala la Speed, una session di altissima beverinità per la quale il debuttante Giacomo Petretto ha dichiarato di essersi chiaramente ispirato, e qui chiudo il cerchio, all’amatissima Taras Boulba.

Per ora, per motivi di spazio, abbiamo solo toccato la punta di un iceberg, questo nuovo Made in Italy mi sta molto a cuore e nel prossimo numero, oltre ai giovani leoni, darò voce a quei birrai che da autentici precursori hanno sin dall’inizio dimostrato di possedere un’anima session (session soul) come, per fare alcuni esempi emblematici, il citato Agostino Arioli del Birrificio Italiano, Beppe Vento del Bi-Du e Cesare Gualdoni dell’Orso Verde.

Nel frattempo sta a voi cercare le innumerevoli session beer che praticamente ogni birrificio o quasi ospita nella propria gamma. Aiutatevi con l’imprescindibile sito microbirrifici.org e viaggiando con la curiosità di voler scoprire birre votate al piacere della fruizione e della socializzazione ma dotate di carattere e personalità, qualità che oggi, come dicevo all’inizio, il nuovo consumatore giustamente pretende.

Lorenzo Dabove “Kuaska”

MoBI presenta:

Rimini – RHEX 2013 – Pad C1
Sabato 23, ore 12: “birre beverine, socializzanti, ricche di carattere” Degustazione sulle session beer moderne italiane, condotta  da Kuaska.    

36 thoughts on “Italian style session beer

  1. chemie ha detto:

    Vi dico solo una cosa…mi è venuta sete e sono le 11 di mattina!!!

  2. Appassionato ha detto:

    Quest’articolo di apertura sfiora il ridicolo, l’interpretazione di stile che ne traspare è l’esatto contrario di come gli stili sono stati interpretati e reinterpretati per secoli. Quando mai i birrai Italiani sono stati capaci di interpretare correttamente uno stile?

    O di reinterpretarlo rimanendo nei canoni che gli stili impongono. E quando è successo che si dettassero delle caratteristiche precise di un nuovo stile? Stile alla castagna, esisteva già da decenni e su quali basi potrebbe mai essere uno stile, se ognuno adotta tecniche e modalità completamente differenti.

    Per le birre a base di vino, uguale e non parliamo poi di tecniche mutuate dal settore enologico, un vero affronto a qualsiasi logica birraria!! Queste elucubrazioni se esposte all’estero sarebbero motivo di forte ilarità, ma siamo in Italia, che birrariamente parlando è quello che è, grazie anche all’idea, che basti pasticciare qualche ingrediente per ottenere grandi birre.

    • Simonmattia ha detto:

      Forse ho la traveggole, ma in nessun passo dell’articolo si sostiene che “session beers” “birre con cereali diversi dal malto d’orzo” o “birre alle castagne” siano “stili” e infatti non lo sono.

      Si parla di tendenze del made in Italy birrario, non di “stili”.

      Quanto all’ “interpretazione corretta” degli stili, non è certo prerogativa dei birrai italiani quella di non attenersi a una sacra scrittura: sono appena stato a Edimburgo e ho imparato che la IPA scozzesi hanno in media 3,7-3,9% di alcol in volume, sentori citrici e di pasta di pane al naso e in bocca e sono più chiare delle IPA inglesi, che a loro volta hanno una parentela tutt’altro che gemellare con le American IPA, così come non sono gemelle tra loro le IPA italiane, australiane o neozelandesi.

      Si distingue spesso, giustamente, tra Bohemian Pils e German Pils, ora si parla di Italian Pils perché, obiettivamente, le pils italiane medie sono meno maltose e più dominate dal luppolo rispetto a quelle mitteleuropee.

      Sono stato anche, fortuna mia, in Nuova Zelanda, dove ho scoperto che le Pils “craft” locali, che hanno come modello la Pils creata dal birrificio Emerson di Dunedin circa vent’anni fa, sono dominate dagli aromi agrumati (virano spesso sul lychees) dei luppoli locali.
      L’unico birrificio neozelandese che crea una Pils “filologica” di ispirazione mitteleuropea, il birrificio Green Man di Dunedin,presto cambierà il nome di questa birra da “Pils” a “Premium Lager” perché i neozelandesi non la riconoscono come Pils e si lamentano quando la ordinano.

      Insomma, un po’ in tutto il mondo gli stili vengono riletti e reinterpretati sulla base degli ingredienti e dei gusti locali, e forse non è nemmeno auspicabile che vi sia una divinizzazione di stili immutabili e iscritti nella roccia come una tavola della legge, rischiano di generare idolatrie o di essere un’ossessione come lo Zahir di Borges.

      • Appassionato ha detto:

        Ti sfugge il significato del termine brassare. Mentre dalla tua esposizione si evince che lo stesso sfugge a molti birrai nel mondo. Ciò distingue e diversifica un professionista, da uno che s’è inventato un lavoro. Come distingue gli appassionati dagli esperti.

      • Simonmattia ha detto:

        Può darsi che a me il significato del termine “brassare” sfugga, dal momento che mi sono sempre più concentrato sulla degustazione che sulla produzione e che in vita mia ho solo dato una mano per un paio di cotte hobbystiche, mi risulta più difficile pensare che esso sfugga a birrai professionisti scozzesi e neozelandesi, ossia nati in Paesi dalla tradizione brassicola molto più antica e radicata della nostra.
        Mi incuriosisce a questo punto sapere qualche nome di “vero professionista”.

      • Appassionato ha detto:

        Se vai in Nuova Zelanda a cercare l’essenza delle Pils, più che fuori strada è probabile che tu ti sia proprio perso. Di nomi di professionisti seri a livello internazionale potrei fartene a decine, ma dubito che tu li conosca, in Italia possono fartene uno, ad esempio, Fabrizio Leo. Spero di aver soddisfatto la tua curiosità.

      • Simonmattia ha detto:

        In Nuova Zelanda sono andato in viaggio di nozze, non per cercare l’essenza delle Pils:
        sono pirla ma non fino a questo punto 🙂
        Già che c’ero e sapendo che c’è un vivace movimento birrario artigianale, mi son dato agli assaggi e ho trovato numerose Pils reinterpretate in loco accanto a Bitter, ESB, IPA, NZPA, Stout, Porter e compagnia.
        Ho trovato l’unica Pils filologica da Green Man, dove hanno un birraio tedesco, e l’uomo marketing mi ha raccontato la news dell’imminente cambio di nome.
        Conosco di nome Fabrizio Leo e so che produce birre oltreché occuparsi di impianti, purtroppo non ho mai trovato in giro le sue birre, se mi capiterà le assaggerò senz’altro.
        Qualche nome di birrificio “serio” a tuo giudizio?

      • Appassionato ha detto:

        Oltre a quello di Leo, non saprei dire, su quai 500 nomi, perlomeno di quelli che conosco non mi sbilancerei. Magari trovi anche roba buona, ma poi o cambia il birraio o cambiano metodo o sono incostanti, difficile. Forse il birrificio Italiano, poi non è che li conosco tutti.

  3. Darkav ha detto:

    @Appassionato

    …ma sei per caso Cerevisia? 🙂

    • Appassionato ha detto:

      @ Darkav

      La mia identità cambia il metro di giudizio? Se hai qualche osservazione o contributo alla discussione o parere da esprimere fallo. Se per te è più importante individuare l’identità del tuo interlocutore, comincia col presentarti.

      • Darkav ha detto:

        @Appassionato

        …si, la tua identità cambia il metro di giudizio. E no, non ho bisogno di presentarmi, almeno non qui 🙂

      • dariullo1 ha detto:

        Gia Wrestling puro al primo articolo.
        Inizio ad amare questo blog.

      • Appassionato ha detto:

        Io non conosco te, come tu non conosci me. Internet rende tutti uguali, ma c’è sempre qualcuno che si ritiene più uguale degli altri. Il vecchio soviet style è duro a morire. L’identità varia il metro di giudizio? Ti vedo bello democratico, complimenti. Nel dubbio scrivi due pareri uno per cerevisia ed uno per me.

  4. mobibern ha detto:

    Se spilliamo session beer italiana non dimenticherei due instant classics come la Zest e la Ortiga

    • Appassionato ha detto:

      Ortiga mai provata, mentre la Zest è gradevole, almeno sino al secondo sorso.

      • Giancarlo ha detto:

        Certo che sentire la necessità di polemizzare su ogni commento deve essere una gran brutta patologia!.

      • Appassionato ha detto:

        Mi sembra più patologico confondere la libertà d’espressione, con la polemica. Come del resto rispondere con il giudizio, sul giudizio, piuttosto che esprimerne uno proprio, anche legittimamente discordante, meglio se argomentato.

      • Giancarlo ha detto:

        Se leggerò un tuo commento positivo mi ricrederò ma fino a quando questo non avverrà mi sento libero di dire che i commenti volti solo a sottolineare gli eventuali errori e non esprimono mai un giudizio positivo sono quantomento vividi di pregiudizio …

      • Appassionato ha detto:

        Quando si parlerà della degustazione di una birra che ho gradito maggiormente, vedrai che il commento sarà positivo. Recentemente ho provato una Tipopils, che ho trovato ottima, mentre proprio l’altro giorno ho provato una Celtic Mater di Elav, che sembrava acqua luppolata con forte sentore di lievito. Non è che perché uno fa una critica, debba criticare tutto, poi ognuno ha i propri metri di misura, de gustibus…………
        C’è anche a chi piace tutto o quasi.

  5. James ha detto:

    Non vedo l’ora di partecipare a questa degustazione, penso sia la più interessante di tutto l’evento!!!
    Spiace vedere che ci sono persone che parlano senza sapere cosa stiano mai dicendo…Ma si sa, all’italiano medio vien facile denigrare il lavoro altrui per cercare di distogliere l’attenzione dalla propria vacuità ed inconsistenza….ma tant’è!!!
    Prosit

    • chemie ha detto:

      Io non ci sarò .. Non è previsto il take away? Ho sempre più sete…

    • Appassionato ha detto:

      Non si pretende che il guru dei guru, della birra artigianale Italiana, possa scendere dall’olimpo per interloquire con “vil plebaglia buona solo per la forca”, ma se volesse mai difendere le proprie posizioni, cosa di cui evidentemente non sente il bisogno e viene da chiedersi perché mai dovrebbe, penso non avrebbe bisogno di simili avvocati.

      Primo perché avrebbe di certo migliori e maggiori argomentazioni a riguardo e poi perché farsi difendere da James, sarebbe come scendere in guerra con una pistola ad acqua.

      Ah vacuità, c’ho un parere diverso, posso? Non servono forse a questo i commenti? A commentare e confrontarsi, esprimendo ognuno il proprio parere in libertà?

      • LeProPIEBETe ha detto:

        Beh..Quando pensi di essere in grado di produrre un parere fa pure un fischio ed esprimilo in libertà, saremmo tutti lieti di confrontarci con un parere e non con pascoli di vaccate
        ….
        Toglimi però, permettimi, una curiosità, se non altro perché quella sulla pistola ad acqua in guerra era carina ma vecchia, quindi me (ce) lo devi….
        Onestamente, io negli ultimi tempi ho lasciato perdere i forum e siti birrari dal punto di vista della discussione sterile come tu ben riesci a fare…e sinceramente la mia vita è migliorata nettamente, sul serio!!! Sono più sereno, faccio podismo, conduco un programma radiofonico, ogni tanto sghignazzo della gente come te, faccio volontariato, partecipo ad un sacco di eventi interessanti birrari e non, insomma coltivo le mie passioni ed ho molto più tempo per me e per le persone importanti…Tu, dall’alto della tua saccenteria e immensa conoscenza, cosa guadagni a passare (perdere?) la maggior parte del tempo nei forum a sputare sentenze, a provocare e stimolare la rissa verbale, a spalare merda su chiunque? Oltre al gusto onanistico che provi ma che è fine a sé stesso, il fine definitivo, lo scopo ultimo di tutto ciò, il vero obiettivo, qual è? Non pensi anche tu che, se davvero avessi così tanto tempo da perdere, tanta competenza e bravura, tante energie da spendere ma che incanali in banale e spento livore telematico, non sarebbe meglio appunto se aprissi un birrificio e facessi vedere a tutto il mondo quanto ne sai tu di birra, quanto sei addentro a questo mondo meraviglioso e quanto nessuno potrà mai capire la tua passione smisurata e la tua bravura e creatività in questo ambito?
        Perché così fai solo vedere al mondo uno dei modi, e tanti ce ne sono, di buttare il proprio tempo quando si è disoccupati, senza uno scopo nella vita e senza avere la più pallida idea di come arrivare a sera senza annoiarsi e senza restare soli coi propri (scarsi e scarni) pensieri e rendersi conto dell’infinita tristezza della propria condizione.

        Davvero, lo dico sinceramente, esci!!! Guarda il mondo, vivi la vita e non chiuderti in te stesso, nella tua cameretta, per favore, fallo per noi, per tutti i poveri appassionati da quattro soldi che sperano, un giorno, di ricevere una delle tante perle di saggezza che provengono dalle tue labbra, senza veleni o rancori in aggiunta, tutto nudo e crudo!!!
        Provaci, puoi farcela, e non aver paura di chiedere aiuto a chi potrebbe davvero aiutarti.

        Campagna promossa da
        Lega Protezione Potenziali e Inestimabili Espertoni Birrari nonché Edonisti Temerari

      • Appassionato ha detto:

        Forse non hai letto bene il nikname, il mio è Appassionato, forse il tuo pistolotto sarebbe più adatto a gente che frequenta i forum da anni e che come tu giustamente dici, scambiano la vita virtuale con quella vera, tipo, Schigi, Ricci, Alex 420 ed altri. Io ho iniziato da poco a frequentare i forum, esprimo semplicemente pareri su quello che è un mio interesse.

        Per quanto riguarda aprire un birrificio è una bella idea, tant’è che ci ho già pensato e sto provvedendo, se tutto va bene dovrei andare in produzione a Maggio/Giugno. Ti ringrazio comunque del consiglio, che condivido appieno. Mentre sono contento che tu abbia una vita così piena e soddisfacente, spero che tra tutte le tue attività tu riesca anche a scopare ogni tanto, che non fa mai male anzi.

        Che peraltro è una delle mie attività preferite, te la consiglio, se posso, è propedeutica. Complimenti per la tesi di difesa, sembra tu stia difendendo il difensore di uno che non ha certo bisogno di difendersi. Sinceramente pensavo che in questi lidi ci fosse un po più di considerazione, per un personaggio, così apprezzato come il buon vecchio mister K.

        Solo che nella tua difesa fai tutta una serie di elucubranti supposizioni, senza nemmeno sapere chi io diavolo sia o che tipo di vita conduca. T’assicuro che oltre all’imminente apertura del birrificio, ho altre attività commerciali, che m’impegnano non poco, oltre al mio sport preferito, la ginnastica orizzontale, che magari non renderanno la mia vita felice, appagante serena come la tua, però mi consento di non travisare tra lo spazio reale e quello cibernetico.

        Grazie comunque per il tuo interessamento, che evidenzia dell’altruismo sconfinato, grazie dei consigli, che come vedi ho provveduto a seguire di mio e complimenti per la tua fantastica vita e casomai t’avanzasse del tempo e ne avessi la possibilità, segui il mio spassionato consiglio, che ripeto non fa mai male. Naturalmente ringrazio anche tutto lo studio legale che si occupa delle questioni di Lorenzo.

      • Darkav ha detto:

        …la cosa più divertente di tutte è che fa finta di non essere Cerevisia…mancano solo gli estratti e le pils scure…mi sto spanciando dalle risate 😀

      • Appassionato ha detto:

        Vedi? Il post sopra dice che i miei sono interventi inutili, mentre quello immediatamente sotto si ammette che divertono. Evidentemente i pareri sono discordanti e le sensazioni scaturite diverse. Lieto di divertire @ Darkav, se poi oltre alla caccia all’intruso, volesse esprimere un parere, un’opinione o una qualsiasi cosa che abbia il minimo senso, non sarebbe male. Se comunque ti senti in obbligo di fare un post a scadenza fissa è un conto, diversamente non penso se ne possa sentire la mancanza.

        Ma mi piace il meccanismo, Kuasca fa un articolo, io esprimo un parere contrario, semplicemente perché vedo le cose diversamente da lui e penso sia legittimo. Il guru non si scomoda, quando mai? Allora Darkav parte alla ricerca dell’identità del marrano, mentre la pistola ad acqua scatta alla difesa del suo supereroe preferito. Giancarlo, evidentemente medico, cerca patologie rare. Mentre lepropiebete cerca di tracciare, dalle poche righe scritte, un profilo psicologico dettagliato, consigliando, a mò di psicologo de noartri, svaghi, attività commerciali, hobby ed interessi dove sfogare la rabbia repressa, l’insicurezza e anche un pizzico di schizofrenia, che deve essere evidentemente la causa del parere contrario alla dottrina del Maestro.

        Senza che nessuno di questi sia in grado di esprimere un parere a sostegno della tesi condivisa. Simonmattia mi sembra l’unico che posta pareri, esperienze, facendo anche domande per discutere, seppur con posizioni diverse, sul tema.

        Darkav a che ti serve la mia identità? A rendere un post ridicolo, invece che irritante? A rispondere adeguatamente? Sei di quelli che al telefono invece di pronto, risponde chi è? Forse sono mago zurli o forse sono delusa in tram o forse sono paolox, che ti frega?

        Io ti ho chiesto, visto che alludevi alla mia identità, di presentarti. Mi hai risposto che tu qui non hai bisogno di presentazioni, come Frank Sinatra a Las Vegas, io continuo a non sapere chi sei, ma non me ne faccio un problema esistenziale. A meno che non ci sia, a mia insaputa, un premi in denaro in palio a chi scopre l’identità di ogni singolo nik.

        Se stanotte non dormirai per questo, consiglio un Tavor, sempre che tu riesca a smettere di ridere.

        Se la cosa non vira entro un post o due, mi sa tanto che non vale la pena di continuare una discussione sterile, con persone che fanno di tutto meno che condividere un discussione, su un tema comune. Penso che adesso Darkav chiamerà un paio di suoi soliti amichetti, per vedere se riescono a sgamarmi, come da cliché.

  6. VitoBarese ha detto:

    Volevo complimentarmi perché non credevo si potesse fare cotanta polemica su un semplice articolo, peraltro scritto bene. Fosse un articolo che critica questo o quel birrificio…ma dice semplicemente cosa bolle in pentola nello stivale.
    Complimenti vivissimi non era facile.

    • Appassionato ha detto:

      Devo mio malgrado rifiutare i complimenti, perché non c’è nessuna polemica, c’è semplicemente un diverso modo di pensare, riguardo al cosa sono gli stili e sopratutto a cosa significa reinterpretare uno stile. A mio modesto parere c’è differenza tra reinterpretare, restando comunque nei canoni e quindi fedeli allo stile di riferimento e dichiarare in etichetta uno stile e poi far ciò che più aggrada. Penso anche che anteporre un prefisso come Italian, America o German non eluda questa differenziazione. La differenza tra le due cose richiede esperienze ben diverse d parte dei birrai. Forse così mi sono spiegato meglio, penso tu possa riprenderti dallo sgomento. Mi sembra di essere un eretico che in modo blasfemo, dissacra gli antichi testi, tipo un Galileo Galilei, giusto per fare un esempio conosciuto, del quale non son degno. Terzo avvocato?

      • VitoBarese ha detto:

        Ma tu stai male…dici che l’articolo è ridicolo e non hai fatto nessuna polemica? Avvocati di Kuaska? Ma ripigliati…
        Stile alle castagne? Sei pregato di riportare dove è scritto nell’articolo. Mi sembra che qui si parli di made in Italy e degli ingredienti nostrani usati nelle birre, dimmi cosa c’è di scandaloso. Ah gli americani hanno reinterpretato stili europei con ingredienti loro. Hanno addirittura inventato stili con i loro prodotti locali.

  7. LeProPIEBETe ha detto:

    Prevedibile….banale…..sì sì, è proprio Cerevisia….
    Sai che chi si riempie tanto la bocca di “scopare di qua, scopare di là” è chi ne fa meno?
    Pensavo fossero solo studi e analisi buttati lì, invece mi hai dato la chiara e precisa conferma che è proprio vero, tutto verissimo…..
    Auguri per il tuo birrificio fantasma, non vediamo l’ora di assaggiare le tue birre! 😉

    • Appassionato ha detto:

      Ma come io ti chiamo psicologo, una persona laureata e tu mi dai per ben due volte del bugiardo. A che scopo dovrei millantare un birrificio inesistente, certo che non esiste, è in costruzione. C’è una società, c’è un capannone, c’è una parte dell’impianto, ma la strada è ancora lunga, mancano i permessi e tutto il resto. Così a titolo informativo non sarò io a fare birra.

      Allora visto che i due post sono passati e sono stati sterili come previsto e visto che qui, trattandosi evidentemente di una setta, uno non è padrone di esprimere il proprio parere, discordante dai sacri insegnamenti, senza prendersi nell’ordine del malato afflitto da patologie rare, del malato di mente che ha una vita vuota, del denigratore, vacuo e inconsistente oltre che prevedibile e banale e sicuramente dimentico qualcosa, lascio la discussione con vostra somma soddisfazione.

      Volevo solo prima complimentarmi per la vostra evidente e naturale predisposizione alla discussione costruttiva, alla vostra ampiezza di vedute e sopratutto alla qualità degli insulti che riuscite a propinare, causa evidente mancanza d’argomenti. Sono convinto che se andassi al lodare il Signore sul forum dei bambini di satana, caso mai esistesse, sarei accolto con più educazione.

      Evidentemente qui o si è d’accordo con il capo supremo o si viene insultati a ripetizione, vige il regime a sfavore dello scambio di pareri, peccato. Soprattutto per voi. E non sono ancora arrivati i peggio!!!

      Grazie del disturbo e scusate per la compagnia, addio.

      • VitoBarese ha detto:

        Io penso che quando si entra in un nuovo gruppo lo si debba fare in punta di piedi, e non sminuendo il lavoro svolto. Poi hai anche il coraggio di lamentarti…

      • chemie ha detto:

        Non ho capito in che modo ti sarebbe stato impedito di esprimere la tua opinione. Tutti i tuoi commenti sono stati pubblicati, quindi non esiste nessuna setta che non ti lascia parlare.

  8. insubreman ha detto:

    Scusami Appassionato, secondo me hai posto le tue opinioni (che tra l’altro in parte condivido) in una maniera davvero orribile… sembra (e sottolineo sembra) che anzichè mettere in discussione delle idee, tu voglia solamente criticare sterilmente delle persone.
    Da quello che leggo ti ritengo una persona molto intelligente, perciò sono sicuro che tu possa interpretare questo mio messaggio per quello che è, cioè una mia semplice considerazione dei fatti…se ti stai “scontrando” con tutti forse è il caso che ti metta un pochino in discussione; ripeto, non nei contenuti di quello che esprimi, ma nei modi….;)..spero di “essermi capito”……
    Anche chi gli ha risposto dopo non è che sia stato un campione di diplomazia però, eh??!!………ciao birromalati

    PS. io non conosco nessuno 🙂

  9. […] leggere, “socializzanti”, beverine ma con personalità. Oltre al video, rimando a un articolo sempre di Kuaska, ricco di riferimenti e di graditi “suggerimenti di bevuta”, sul blog […]

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